Venerdì 6 aprile è stata inaugurata, nelle sale espositive del Teatro Vittorio Emanuele, la nuova mostra del progetto “Opera al Centro” curato da Giuseppe La Motta.

Le opere di Ignazio Pandolfo, sino al 18 aprile, aprono “Le porte della percezione” – dal titolo dell’esposizione – ad un excursus nella vita artistica di un “pittore e scrittore autodidatta che vive e lavora a Messina”, come è scritto nel catalogo, a fine biografia.

La Motta, Danzè, Pandolfo

È questo l’artista che, con passione e semplicità, parla dei passaggi nella sua vita creativa, dai richiami dell’arte che lo portavano, appena adolescente, ad assemblare forme di plastica, lavorando sulle bruciare (ignaro seguace delle combustioni di Burri), alla passione per l’arte giapponese ed i tatuaggi.

Il percorso in mostra si sviluppa da una fase, della maturazione artistica di Pandolfo, in cui prevale il figurativo, utilizzato come porta di accesso all’immagine e, poi, mediato dalle note più profonde e oscure dei simboli, che traducono in colore e forme le istanze del subcosciente e l’essenza di quadri stessi.
Il passaggio successivo è segnato dalla decostruzione delle immagini, fino al raggiungimento di uno stile informale, che, per sua natura, privo degli schemi del figurativo, ha la forza liberatoria di accedere a forme diverse di percezione e conoscenza.

Dalla “Notte di Kadir” alla “Maternità” all’ipnotico “Camaleonte bianco”, la pittura di Pandolfo attrae lo sguardo con i colori e inquieta lo spirito con le figure. La dimensione in cui si viene trasportati ha stessa impalpabilità dei sogni, il significato si annulla e cede al simbolo la traduzione delle emozioni. Come in un percorso onirico, non c’è nulla che non possa accadere. Il filtro della logica è completamente disattivato ed è la volontà dello spettatore a decidere di varcare la soglia della percezione o mantenere lo sguardo al di qua del quadro.

Invece, i quadri della fase artistica più recente, in particolare la serie “Le porte della percezione”, propongono un altro tipo di accesso, attraverso reticoli neurali, dai quali affiorano colori, ora definiti ora sfumati, flash di luce, fosfeni che catapultano all’interno dell’immagine, in maniera più istintiva, ma non meno profonda. La tecnica mista, fondo acrilico e olio utilizzata nella fase figurativa è ora ampliata dall’utilizzo di smalti, pigmenti e spray. Una mostra ricca di suggerimenti emozionali e di pensiero.

Grande affluenza di spettatori all’inaugurazione e vivo compiacimento del curatore della sezione Arti Visive La Motta e del sovrintendente Bernava, che ha sottolineato i notevoli risultati raggiunti, se pur faticosamente, dall’Ente. L’assessore Alagna e il sindaco Accorinti, intervenuti per l’occasione, hanno espresso attestati di stima per l’opera di Pandolfo che, senza alcun dubbio, segue il percorso salvifico della bellezza. La dettagliata ed approfondita analisi del contenuto della mostra proposta della prof. ssa Patrizia Danzè ha concluso il cerimoniale.

Per puntualità di informazione aggiungo, in coda, che l’artista di cui si è parlato è stato anche docente della Facoltà di Medicina del nostro Ateneo e insigne specialista della diagnostica per immagini.