La Sicilia. Storia di colori” è il titolo della personale di Lugi Ferrigno in corso di svolgimento nelle sale espositive del Teatro Vittorio Emanuele.

Un’immersione in una Sicilia antica che profuma di ricordi, di mare, di sale. I soggetti preferiti dal maestro Ferrigno sono i pescatori, uomini semplici e operosi, colti nella sfida quotidiana per la sopravvivenza. Una battaglia incessante descritta da volti segnati dal sole e dalla salsedine, dalle figure familiari – donne e bambini – che condividono lo stesso destino.

Una malinconia verghiana attraversa queste storie e trasporta in un racconto che va dall’immagine all’immaginario. Uno spazio dove si percepisce il suono del mare, il suo odore, il calore della sabbia o la dolcezza della carezza di un fanciullo ad un cane.


Gesti semplici di uomini – semplici – solo se li si vuole paragonare alla complessità consumistica dell’equivalente odierno.

In ceste di vimini raccolgono il pescato, tirano le reti in secca e le riparano, una statera pesa il frutto della loro fatica e sentenzia il risultato, con un’eco simbolica al percorso della vita.

Luigi Ferrigno, con un uso sapiente dei colori e della luce, dona a questi racconti una ricchezza che non è solo cromatica; è una ricchezza di contenuti che vivifica i personaggi rendendoli esempi di un’esistenza semplice e operosa.

 

Altro capitolo interessante della mostra, organizzata nell’ambito del progetto “Opera al Centro” curato da Giuseppe La Motta, sono le “nature morte”, nome tecnico per definire i quadri, in genere, con soggetto floreale o vegetale “estrapolato dalla natura e quindi inanimati”.

Basta guardare i fichi, protagonisti di un quadro di Ferrigno, per “assaporare” la maestria della riproduzione che trasmette la bellezza visibile dell’oggetto e il richiamo, invisibile, al suo gusto. Una natura viva, un quadro la cui ispirazione, come ci racconta l’autore, è nata dal regalo di un amico. Un cestino di fichi di quelli che si raccolgono in campagna e poi si distribuiscono tra amici e parenti, come si faceva una volta, in un rito di condivisione che annodava le esistenze, Luigi Ferrigno prende spunto anche da questi momenti “semplici” delle giornate e traghetta oggetti e personaggi nel mondo dell’arte, donando allo spettatore momenti di condivisione di bellezza.

 

La mostra potrà essere visitata tutti i giorni, escluso il lunedì, sino al 14 novembre, nelle fasce orarie 10/13 -16/19.