I film d’arte una nuova forma di fruizione per avvicinare i giovani all’amore per la cultura, ai valori e alla forza di volontà.

E’da poco uscito il film documentario “Michelangelo-Infinito”.

Per tutti gli amanti dell’arte e della grande figura di Michelangelo Buonarroti finalmente il film-documentario che ci farà conoscere più da vicino la grandezza ed il talento di quest’ uomo, uno dei più grandi artisti di tutti i tempi del nostro rinascimento. Attraverso questo progetto diretto da Emanuele Imbucci, con Enrico Lo Verso nei panni di Michelangelo e Ivano Marescotti che interpreta Giorgio Vasari ripercorreremo le opere d’arte più famose di questo genio, personalità complessa, geniale e irrequieta.

Il film uscirà in 300 copie e resterà in sala per una settimana, un vero evento. Il film è prodotto da Sky con Magnitudo Film e la collaborazione dei Musei Vaticani e Vatican Media.

Durante lo Sky Arte Festival è stato organizzato un incontro in cui è stato presentato il film e discusso su questo incredibile progetto, presenti in sala il regista Emanuele Imbucci ed Enrico Lo Verso.

 

In questa occasione abbiamo deciso di scoprire più da vicino i segreti del progetto tramite un’intervista al regista.

Ciò che colpisce, sicuramente, in un documentario del genere sono le scenografie e location. Dove avete girato? Quali sono stati i luoghi scelti?

La location più importante oltre gli studi è stata la Cava di Carrara, la originale, luogo in cui realmente Michelangelo prese il marmo per la Pietà. E’ una cava storica, scavata dentro una montagna 2 volte il teatro 5 di Cinecittà, lì abbiamo trovato una pozzanghera d’acqua naturale molto piccola, nella quale si rifletteva il blocco di marmo e ho pensato di fare una vera e grande pozzanghera per fare riflettere le opere d’arte, così abbiamo deciso di portare l’acqua ed abbiamo creato una piscina naturale e portato il blocco di marmo di 20 tonnellate un vero e proprio monolite.

Avete quindi utilizzato un reale blocco di marmo?

Si, tutti i blocchi di marmo dentro Carrara sono veri, non c’è nulla di ricostruito. Un lavoro faticoso quello di muovere e gestire il marmo; è stata però una fatica ripagata nella suggestione finale dei film. I blocchi sono stati movimentati dai ragazzi della Cava di Carrara utilizzando macchine speciali molto grosse e robuste.

Quindi c’è stato un grande lavoro di equipe, di manovalanza, di squadra, di sforzi fisici?

Si assolutamente, l’idea iniziale era di cercare qualcosa di suggestivo a livello scenografico però dopo i sopralluoghi nella cava a Carrara ho deciso di parlare con il Direttore artistico film d’arte Sky, Cosetta Lagani, la quale è rimasta colpita dalla bellezza del posto e nonostante le difficoltà tecniche per girare, ci siamo resi conto che ne valeva pena per rendere ancora più speciale il film. Tutta la squadra si è convinta ed abbiamo cambiato la struttura del film, portando il materiale e tutto il necessario in cava.

In quanto tempo avete girato tutto il documentario?

Lo abbiamo spezzettato in varie settimane, perchè abbiamo girato una settimana a Carrara e poi le opere, in tutto 6 settimane più o meno. Ormai i tempi di produzione sono più rapidi grazie al digitale e nuovi mezzi, ma c’è sempre molto lavoro, una grande ricerca di qualità, quando inquadri una statua bisogna dare un’anima anche ad un pezzo di marmo e la difficoltà sta proprio in questo.

Come definisci questo lavoro? Un documentario?

Il film è stato definito un film di autorevole finzione. Nel senso che è un film documentato, dietro ogni particolare c’è uno studio approfondito di esperti di storia dell’arte, di storici, di Vincenzo Farinella dei Musei Vaticani e di una serie di professionisti che rendono il tutto un lavoro di documentazione. Tutto il team per la prima volta non appare sullo schermo come nei film precedenti, qui gli storici ci sono ma non sullo schermo, non sono visibili, hanno lavorato dietro le quinte, per cui c’è sicuramente la loro autorevolezza per dare “autorevolezza” al film. Il loro sapere e studi storici vengono fuori tramite la messa inscena dei 2 attori che narrano.

Enrico Lo Verso e Ivano Marescotti sono gli le uniche voci narranti del film? C’è un’altra voce fuori campo?

C’è una voce fuori campo, ma non è una voce standard e descrittiva da documentario classico. E’ una voce che ti coinvolge anche quando ti racconta particolari più statici di un’opera, ti emoziona anche se è più scarna, rispetto agli attori, perchè ha una forte presa emotiva. La voce è di Simone D’ Andrea, un bravissimo doppiatore, una voce non solo per documentari perché ha interpretato parti diverse.

Altri attori in scena?

In alcune scene di ricostruzione storica oltre i 2 attori ci sono altri interpreti con ruoli secondari, tra cui un piccolo attore che interpreta Michelangelo da giovane. Si tratta però di parti che fanno da contorno, servono per rievocare alcune momenti storici e fasi della vita dell’artista.

Parlami degli effetti speciali? Grande lavoro? Cosa mi dici del 4 k?

Il film è tutto girato in 4 k e tutti gli effetti speciali sono generati in 4 k nativo.

Utilizzate opere reali insieme alle ricostruzioni?

Tutte le opere reali sono riprese dal vero, le ricostruzioni sono quelle in cui Michelangelo “opera sull’opera”. Con il green screen abbiamo ricreato opere dove Enrico Lo Verso emula il lavoro dell’artista e poi insieme ai Musei Vaticani abbiamo collaborato per ricostruire le giornate di lavoro di Michelangelo.

Un progetto digitale per ricostruire la produzione di Michelangelo in itinere, giorno dopo giorno. Grazie al Vaticano e alle sue ricerche si è potuto ricostruire l’ordine in cui l’artista realizzava le sue opere. Nel film mostriamo anche questo, i giorni di lavoro, passo dopo passo di Michelangelo nella realizzazione della Cappella Sistina.

È la prima volta che ti dedichi a questo tipo di documentario?

Diciamo di no, perchè a questo genere avevo già lavorato con “Raffaello il Principe delle arti”, nel quale però ho diretto la seconda unità, la parte che lavorava più sugli attori perché io vengo dal mondo del cinema e della fiction cioè della finzione. Prima di questo infatti ho realizzato un altro prodotto “Donne di Camilleri” in cui si parlava del noto scrittore siciliano, progetto di Raiuno, un lavoro totalmente fiction in cui si ricostruiva la vita di un altro maestro novantenne come Michelangelo. Provengo da questo, sono tornato al documentario sulla Rai, con un docufilm su Margherita Hack.

E’ stata una bella sfida realizzare un docufilm su Michelangelo? Avete in progetto di diffondere il film nelle scuole, ci può essere un riscontro nelle strutture scolastiche?

Si, è stata sicuramente una bella sfida. Difficile ma importante. Abbiamo in progetto anche la comunicazione nell’ambito della formazione. Ho già avuto abbastanza riscontri nelle scuole. Da poco ho realizzato una lezione all’Università di Pisa. I ragazzi sono rimasti davvero affascinati da come abbiamo creato il film oltre che dal personaggio e da tutta la storia. Grazie al cinema forse oggi i ragazzi potrebbero avvicinarsi di più alla storia dell’arte, attualmente le scuole si stanno mobilitando a fare conoscere certe realtà tramite il cinema.

Sky arte sta facendo tanto da questo punto di vista. A breve avrò un incontro in un liceo a Milano, organizzato tramite Sky Academy e poi personalmente mi occuperò di un appuntamento in una scuola media per mostrare il film che è un documentario di emozioni, sebbene i ragazzi siano molto giovani, “Michelangelo” ha una fruizione molto ampia, capibile anche per i più piccoli in quanto si parla di emozioni e valori.

A livello motivo, credo sia un film che potrebbe sensibilizzare ai veri valori e forza di volontà. I ragazzi dell’università mi hanno infatti chiesto che cosa mi ha lasciato Michelangelo? Io ho risposto semplicemente che questo film nella maniera in cui parla di Michelangelo, potrebbe narrare la storia di volontà e la voglia di non arrendersi dell’artista. Un esempio

Credo che anche il tuo coraggio nell’affrontare un personaggio così, da regista, sia un esempio di volontà, non credi?

Io non mi sento di dire una cosa così importante, però ai ragazzi, studenti di cinema ho detto chiaramente che ci vuole molto impegno, in quanto mi hanno chiesto cosa ci voglia per fare un film del genere.

Che emozioni hai sentito? Quanta paura hai provato di fronte a questa proposta di lavoro?

Si, sicuramente una sana paura, la paura aiuta a far bene, è quell’occasione che quando arriva la devi cogliere però la devi maneggiare con attenzione senza quel timore che ti blocca e non ti fa lavorare con serenità. Una grande sfida.

Quando rivedremo il film in sala?

Il film tornerà in sala in 19 e 20 novembre, a livello nazionale. All’estero sarà proiettato a New York all’Istituto Italiano di cultura, la settimana prossima.
Il film uscirà in 60 Paesi del mondo, come per gli altri progetti Sky, ovviamente con tempi diversi in tutti i continenti, con traduzione in inglese e sottotitoli in inglese, più avanti ci saranno versioni con traduzioni in diverse lingue.