Nessuno può volare” è il titolo dell’ultimo libro di Simonetta Agnello Hornby.
Non è un romanzo” precisa subito l’Autrice durante la presentazione della sua ultima fatica alla libreria Feltrinelli, si tratta invece della prosecuzione di un progetto iniziato con “Io e George”, il film documentario nel quale si descriveva il viaggio da Londra alla Sicilia con il figlio George, malato di sclerosi multipla.

Terminata la collaborazione con la Rai, è stato pensato un altro lavoro: il documentario “nessuno può volare” che andrà in onda su Laeffe, mercoledì 25 ottobre, e al libro omonimo scritto “a due mani” con George.

Un viaggio nel mondo della disabilità, vissuta attraverso la malattia del figlio e, ancor prima nei ricordi della storia familiare. Un vissuto che Simonetta Agnello Hornby rievoca con le stesse tonalità serene ed estive che ritroviamo nello scritto. Appaiono dalle nebbie la zia Marietta, cleptomane e un po’ stramba, la zia Gesuela nel ritratto di adolescente che non celava la sua disabilità, “il piede caprino”.

“È un libro allegro” afferma la Agnello Hornby ed in parte si può essere d’accordo, per la restante parte bisogna guardare la vita con il piglio da domatore che dimostra.

Si sente spesso dire che la vita è una lotta e nelle pagine di questo libro ci si sente in trincea, attaccati dalla stupidità di un ristoratore che domandava: ”ma non li può fare tre gradini” riferendosi a George; attaccati dal pressapochismo istituzionale di un sistema che vede nel disabile, in primis, un poveraccio e poi, se va bene, qualcuno da aiutare per carità cristiana.

Ma da dove deriva questa impostazione?

Simonetta Agnello Hornby

Simonetta Agnello Hornby

La Agnello Hornby fa un excursus appassionato e disgustato del trattamento riservato ai “deboli”, dal Monte Taigeto in Grecia all’esposizione o all’infanticidio praticato a Roma, per poi passare in epoca cristiana alla punizione divina, la demonizzazione e umiliazione del disabile. Nel Rinascimento i nani e gli storpi non rientravano nei canoni dell’arte, che era perfezione di forme, l’Illuminismo però li pone sotto la limpida luce della ragione e li cataloga e racchiude nell’ampio recinto dei malati.

Ma la storia ci offre miriadi di esempi, come Roosevelt che era sulla sedia a rotelle per la poliomelite contratta all’età di 39 anni, ma di lui rimangano pochissime foto sulla carrozzina, anzi la maggior parte delle statue lo ritraggono in piedi e i suoi sforzi notevolissimi erano per superare i limiti imposti dalla disabilità, non per nasconderli.

“Dai disabili c’è tanto da imparare. Vedono il mondo in modo diverso e ci danno tanta gioia di vivere”. Ogni tanto la Domatrice Agnello Hornby prende un tono più sommesso, lì si sente la fatica (non vuole che si dica sacrificio) di una madre che combatte contro una malattia ancora dichiarata vincente, contro le domande che lacerano e non hanno risposta, contro i bagni senz’acqua, contro tutte le “cose storte” .

Poi però torna a sorridere, perché – ci insegna – da ogni cosa, anche dalla malattia o dalla disabilità, si possono trarne momenti di vita migliore.