L’arte, dunque: un divertimento; divertimento d’ordine spirituale ed assoluto. Suoni, parole, colori, forme, proporzioni: elementi sublimi per un equilibrismo in cui l’anima si esalta e vibra come in un miracolo solare e leggero. Si è già capito come tutto ci porti quindi e naturalmente a considerare l’artista non più come un apostolo, un educatore, come un incitatore a qualche cosa che giovi ad una certa società o all’umanità intera; ma come un acrobata, un saltimbanco, un giocoliere. Cominciamo col riconoscere che l’acrobata o equilibrista differisce dall’altra gente di teatro, prima di tutto in questo, ch’egli non porta sul palco né problemi sentimentali, o religiosi, o morali; né opinioni politiche, sociali; né idee filosofiche o letterarie e nemmeno tendenze critiche, satiriche o apologetiche. Egli non proclama nulla, non difende nulla e nessuno, non consiglia nulla; non avanza giudizi o opinioni. La sua caratteristica principale è pertanto questa: egli è disinteressato nei riguardi delle religioni, delle morali, delle sociologie e anche delle estetiche. Quella dell’acrobata, del saltimbanco, del giocoliere è dunque un’attività pura; ed è in ciò che noi vediamo ed affermiamo la singolare somiglianza ch’egli si trova ad avere con l’artista quale lo concepiamo e l’andiamo via via disegnando”.
Sino al 14 giugno prossimo, l’ex Chiesa del Carmine di Taormina ospita la mostra a cura di Giancarlo Carpi e Giuseppe Stagnitta, in collaborazione con Serena Dell’Aira e l’assessorato comunale alla Cultura. “ Verranno esposti manifesti, prime edizioni firmate del manifesto futuristi di Marinetti, abiti futuristi e un’installazione sonora con l’intona rumori di Russolo”.