Mercoledì 7 aprile, con repliche il 9 e l’11, sono andate in scena al Teatro Vittorio Emanuele L’Heure Espagnole di Maurice Ravel e El Sombrero de Tres Picos di Manuel De Falla, un interessante condensato di lirica, balletto e film d’animazione fortemente voluto dal Direttore Artistico Lorenzo Genitori.
Buona la prova dell’Orchestra del “Teatro Vittorio Emanuele” sotto la direzione di Carlo Palleschi, che ha guidato la prova di bravura del mezzosoprano Maria José Montiel (Concepción), dei tenori Fernando Cordeiro Opa (Torquemada) e Gianluca Sorrentino (Gonzalve), del baritono Domenico Balzani (Ramiro) e del basso Carmine Monaco (Don Iñigo Gomez). Sul palcoscenico oltre ai cantanti, in tenuta da concerto, hanno trovato posto il pianista Milo Longo e due giovani e brave arpiste; alle loro spalle, su uno schermo formato cinemascope, sono stati proiettati i film d’animazione firmati dalla Marvin Bros Film Production, un nutrito team di illustratori, grafici, animatori e tecnici. I due film, stilisticamente diversi (il primo con i personaggi in 2D su fondo prospettico, il secondo ispirato alla tecnica delle ombre cinesi) sono apparsi originali, ricchi di colore e di trovate e, soprattutto, ben sincronizzati con la musica dal vivo grazie alla valida opera del compositore e direttore d’orchestra messinese Michele Amoroso.
L’allestimento porta la firma del regista Vincenzo Tripodo.
L’Heure Espagnole, commedia musicale in un atto per cinque voci soliste e orchestra su libretto di Franc-Nohain (pseudonimo di Maurice Etienne Ledgrand), fu rappresentata per la prima volta al “Théâtre National de l’Opéra Comique” il 19 maggio 1911. Come spesso capita nello strano mondo della musica, l’opera non fu accolta con entusiasmo ne dalla stampa ne dal pubblico sia per l’uso di una vocalità più declamatoria che lirica, sia per l’argomento alquanto “piccante”.
La storia, ambientata nella Toledo del XVIII secolo, è presto raccontata. L’orologiaio Torquemada si reca ogni giovedì al Comune per regolare gli orologi che vi si trovano; la giovane moglie, Concepción, approfitta della sua assenza per ricevere i suoi spasimanti. Il mulattiere Ramiro, recatosi dall’orologiaio giusto di giovedì per far aggiustare l’orologio che usa per lavoro, decide di aspettare in negozio il ritorno di Torquemada, sconvolgendo i piani di Concepción che, indispettita, lo impegna nello spostamento di grandi orologi a pendolo nei quali si nascondono di volta in volta i suoi spasimanti, il giovane poeta Gonzalve e il vecchio banchiere Don Iñigo che vi rimane addirittura incastrato. La giovane donna, vista la disponibilità e il vigore di Ramiro, decide di provarne la prestanza in camera da letto. Al rientro di Torquemada, Gonzalve e Don Iñigo, spacciatisi per clienti entrati per curiosità in quei pendoli, si ritroveranno ad acquistarli a caro prezzo.
L’Heure Espagnole, con le sue melodie eleganti, i suoi ritmi trascinanti e il suo superbo stile di composizione, viene considerata a ragione dal direttore d’orchestra Carlo Palleschi “una meravigliosa conversazione musicale”.
Altrettanto interessante la seconda parte del concerto, il balletto El Sombrero de Tres Picos di Manuel De Falla, su libretto di Gregorio Martínez Sierra (da un racconto di Pedro de Alarcón), rappresentato per la prima volta in forma di pantomima (col titolo El corregidor y la molinera) a Madrid nel 1917 e in forma di balletto a Londra nel 1919. Il cappello a tre punte è simbolo del grado del Corregidor, magistrato del paese. Nella trama del balletto il magistrato (o governatore) mette in opera diversi stratagemmi per sedurre la moglie del mugnaio, ma ne esce scornato e canzonato da tutto il paese.
Discreto l’afflusso di pubblico che ma mostrato di aver apprezzato lo spettacolo nella sua interezza.