Domenica 24 giugno 2018, presso l’Hotel Villa Diodoro di Taormina, nell’ambito del festival internazionale “Taobuk” di cui Antonella Ferrara è presidente e direttore artistico, si è svolta la lectio magistralis dello scrittore e saggista israeliano Amos Oz.

Oz si è presentato al suo pubblico con simpatia, disponibilità e dolcezza (accompagnato dalla moglie che amorevolmente lo segue in questa esperienza festivaliera); e il suo pubblico avrebbe voluto ricambiarlo ricevendo la possibilità di interloquire. In sala abbiamo incontrato, per esempio, ebrei attivi nella comunità di Catania. Invece, l’incontro si è ridotto alla ripetizione delle risposte che Amos Oz aveva già privatamente dato a Roberta Scorranese, la giornalista del Corriere della Sera che, dopo averlo intervistato alcune ore prima per le esigenze editoriali del CorSera, non si è minimamente sforzata di creare un’atmosfera coinvolgente i signori lettori, quasi facendo pesare la circostanza che tutto quello che Oz avrebbe detto sarebbe stato letto nelle pagine del Corriere.

Allora noi domandiamo ad Antonella Ferrara: perché dovremmo spostarci a Taormina? Per occupare le sedie ordinate nei luoghi di convegno? Per inchinarci al potere dei grandi editori, nonostante i lettori riconoscano sempre di più il lavoro di ricerca della verità svolto dai blogger? Per l’autografo e il selfie, alla maniera degli adolescenti stupidotti? Basta poco più di un euro di quotidiano e una poltrona nella nostra casa dolce casa.