“Che ne è dell’uomo in un universo di mezzi che non ha in vista altro se non il perfezionamento e il potenziamento della propria strumentazione?” si domandava Umberto Galimberti nel 2002, nel suo volume edito Feltrinelli “Psiche e Techne”.
Ed è proprio “L’uomo nell’età della tecnica” il titolo del convegno presieduto dal prof. Galimberti che si è svolto ieri nella gremita (addirittura straripante) Aula Magna del Rettorato dell’Università di Messina.

Galimberti, che nella sua lunga e intensa carriera ha affiancato l’attività di docenza a quella filosofica e giornalistica, ha affrontato la tematica rileggendo varie tappe del rapporto tra umanità e tecnica. Il suo pensiero riprende principalmente le teorie psicoanalitiche di Sigmund Freud e la sua rielaborazione ad opera di Carl Gustav Jung, fondendone le idee con le tematiche e le argomentazioni di pensatori come Friedrich Nietzsche, Emanuele Severino e Martin Heidegger, in particolare le riflessioni sul tempo, la tecnica e il nichilismo, in relazione, anche, alla visione del mondo della filosofia greca.

«Siamo abituati a pensare alla tecnica come uno strumento nelle mani dell’uomo — esordisce Galimberti — ed un tempo era così. Oggi non lo è più». Secondo il professore, protagonista indiscussa del nostro tempo, fine e mezzo di ogni azione umana, individuale e collettiva, c’è la tecnica. È lei che governa l’organizzazione della società e gli uomini sono solo dei funzionari. Citando Marx, per Galimberti la tecnica è la struttura, mentre la politica, l’etica, la natura (e il rapporto uomo-natura) ecc. sono mere sovrastrutture che da essa dipendono. Persino l’apparato economico è subordinato alla tecnica. La politica si “adatta passivamente” (così scrive il filosofo in “Psiche e Techne”), condizionata da uno sviluppo tecnico che non può controllare.
E la democrazia? «La democrazia rende obsoleta la tecnica —  dice Galimberti — secondo me la democrazia non c’è mai stata».

Per quanto riguarda la natura e il difficile rapporto uomo-natura, il professore richiama due visioni del mondo occidentale: quella della tradizione greca e quella della tradizione giudaico-cristiana. Per i greci la natura era sovrana e l’uomo, che ne aveva fatto la sua dimora, era al pari degli altri animali. È con la prospettiva giudaico-cristiana che l’uomo comincia a concepire la natura come qualcosa da possedere. Come? Attraverso la tecnica.

 

Tutto ciò causa nell’uomo quella che Karl Marx ha definito alienazione e che Nietzsche definisce nichilismo. Per restare nell’ambito filosofico, Marcuse direbbe che l’uomo nell’età nella tecnica non è altro che un uomo a una dimensione.

L’evento, organizzato dal Gruppo Caronte & Tourist e dalla libreria Bonanzinga, patrocinato dall’Università di Messina e dall’Associazione ALuMnime, è stato anticipato dai saluti del Rettore prof. Salvatore Cuzzocrea che ha espresso l’orgoglio di tutto l’Ateneo nell’ospitare il prof. Galimberti.