Un amore esemplare è l’amore reale che lega le vite del marchese Jean de Bozignac e di Germaine, giovane sarta figlia dello straccivendolo Loignon.
Una storia vera con risvolti tutt’altro che facili per gli amanti, lui verrà mandato via dalla casa paterna e diseredato, lei verrà abbandonata dalla famiglia. Ma le asperità della vita, gli scontri, i veti non intaccheranno minimamente l’esistenza di questi innamorati, che procederà con ritmi dolci e pacati, fuori dal tempo e fuori dagli schemi.

Daniel Pennac, porta in scena se stesso ed i suoi ricordi di ragazzino di 8 anni in vacanza estiva a La Colle-sur-Loup, una tranquilla cittadina dell’entroterra della Costa Azzurra, dove verrà coinvolto dalla storia di Jean e Germaine.

Ci si innamora di tante cose e di tante persone, Pennac si innamora di questa coppia, che diventa il suo punto di riferimento, la calamità affettiva che lo costringe a mettere in atto astutissimi stratagemmi per incontrarli: recapitare la posta, recuperare il pallone o il gatto “rimbalzato” nella loro proprietà. Gli occhi del giovane Daniel vedono una coppia affascinante, che lo incuriosisce e lo diverte; per il paese invece è una coppia incomprensibile, fuori dagli schemi, troppo diversa per potere essere accettata.
Jean e Germaine erano una “coppia improduttiva, risolutamente improduttiva”: niente figli perché “in amore, nessun intermediario!”, nessun lavoro, “in amore, il lavoro è una separazione”, nessuna vita sociale. Si amavano, vivevano l’uno per l’altra e leggevano. Troppo semplice per considerarla un’esistenza? E poi di che cosa vivevano?

I libri erano la loro ricchezza, strumento di sostentamento spirituale e materiale. Jean poteva contare sui volumi lasciatigli dal padrino Zio Pacôme; preziose prime edizioni che forniranno alla coppia i mezzi economici per vivere. Con Tristano e Isotta, avevano acquistato una piccola casa, “I Promessi sposi” avevano regalato la cucina, i “Canti” di Leopardi, parte dell’arredamento ed una prima stampa de’ “Les fleurs du mal” la stanza nuziale. Andranno avanti così, straordinariamente ordinari, per 44 anni fino al 25 aprile 971, Muore Jean e una settimana dopo, per sua volontà, Germaine. La conclusione è tragica e scontata, ma il loro insegnamento per il giovane Pennac è fondamentale: “Anche le cose migliori finiscono, proprio per questo sono le migliori”.

“Un amore esemplare”, in scena al Vittorio Emanuele, nasce dalla creatività grafica di Florence Cestac che ha tradotto in fumetto il testo di Daniel Pennac. Poi, l’adattamento teatrale di Clara Bauer, ha trasposto la storia sul palco, ha dato a Daniel Pennac il ruolo di narratore (in francese) di se stesso, a Ludovica Tinghi il ruolo di Germaine e di traduttrice, a Massimiliano Barbini il ruolo di Jean e a Florence Cestac, il compito di disegnare con i tratti di pennarello e tocchi di pennello le puntate di questo amore.

Non è un lavoro teatrale usuale, sembra di essere sul set di un film in produzione. Immagini, ricordi, cambi di narrazione, personaggi e persone coinvolgono lo spettatore in una storia d’amore che contagia gioia e fa apparire “leggera” la vita, come i francesi sanno creare. Ci si immerge nella lettura di un bel fumetto che suggerisce qualcosa di saggio, forse la strada più semplice per la felicità.

Le domande, le perplessità, le considerazione terrene tornano aggressive, ma a spettacolo terminato, quando, purtroppo, il forte effetto emozionale Pennac è finito.