Domenica 20 maggio p.v. si conclude, con la replica del concerto sinfonico, il programma della stagione musicale del Teatro Vittorio Emanuele.

Per la verità, resta una consistente “propaggine”, la Traviata, dirottata per motivi regional-finanziari a metà ottobre, ma valutando il percorso sin qui fatto si possono già trarre alcune conclusioni.
Sul palco, per i saluti di rito, il sovrintendente Bernava, ha elogiato anche le maestranze del Teatro, seguito dal presidente Fiorino che ha sottolineato il valore di una stagione bella per i contenuti proposti e per i risultati ottenuti. Pur tra molteplici difficoltà, è stata invertita la tendenza negativa e la disaffezione del pubblico, e i numeri danno l’idea del risultato ottenuto. Una media di 600 spettatori per gli spettacoli di prosa e di 500 spettatori (dato approssimato per difetto) per le proposizioni musicali, sono uno sprone per proseguire il percorso avviato.

Il direttore artistico della sezione musica, Matteo Pappalardo, ha espresso soddisfazione per la stagione articolata “con molto senso pratico e con il confronto con le componenti amministrative del Teatro” e – aggiungiamo noi – con inesauribile passione e dedizione. Componenti che, talvolta, comportano scelte non conformi alle tendenze di moda, ma necessarie per sviluppare un percorso artistico onesto e completo, che non immagini esclusivamente le file al botteghino. Infatti il sinfonico, come è stato evidenziato, è più difficile, risulta meno attrattivo per gli spettatori rispetto al musical o all’opera, ma è fondamentale, “l’orchestra cresce con il sinfonico” è l’appello accorato di Pappalardo, che ha riportato in scena i cinquantaquattro musicisti, una risorsa vitale per il Teatro e per la Città.

Il concerto sinfonico, tutto su musiche di Piotr Ilic Tchaikovsky ha previsto nella prima parte del programma la partecipazione del violinista Stefan Milenkovich, artista di fama internazionale che ha aggiunto prestigio ad un’esibizione di alto livello dell’Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele.
Milenkovich, gode di un talento innato e di straordinaria simbiosi musicale con lo strumento, doti che mette al servizio della precisione e della sicurezza tecnica. L’ intesa con l’orchestra diretta dal M° Giuseppe Ratti, che il pubblico ha già potuto apprezzare nello spettacolo “La bella malinconia”, ha dato vita ad proposizione godibile del concerto op.35, illuminata dalla bravura del violinista serbo. Due i bis dell’artista: il primo movimento, Allemande, della Ciaccona op,2 di Bach e lo scherzo-recitativo di Fritz Kreisler, compositore e violinista austrico che, come ha ricordato Milenkovich, preferiva celarsi dietro il mistero di antiche partiture “ritrovate nei monasteri”, da attribuire a Tartini, Corelli o Vivaldi, invece di affermare la paternità delle sue partiture ed andare incontro al rischio di non essere creduto.

Nella seconda parte il programma ha dato spazio all’Orchestra con la Sinfonia n. 5 in mi minore op. 64.

Giuseppe Ratti

I quattro movimenti Andante-Allegro con anima, Andante, cantabile con alcuna licenza; Valse, Allegro moderato e il Finale, Andante maestoso-Allegro vivace, al di là della proposizione, hanno trasmesso l’immagine di un’Orchestra che vuole vivere, che esprime una notevole “capacità di fuoco”, una veemenza che supera la tensione artistica che anima quei professionisti e diventa appello. L’Orchestra deve “vivere”, mettersi in gioco, tutta, con passione e dedizione, per esprimersi al meglio e non essere aggiogata ad una sopravvivenza che la porta, lentamente, a consunzione.

Per ora, gli applausi calorosi e meritati del pubblico, siano di incoraggiamento per tutti coloro che credono in questo obiettivo.