Gentile Direttore,
Le préfiche, nell’antico mondo greco e romano, erano delle donne ingaggiate per piangere e lamentarsi nelle cerimonie funebri.

Giuseppe Fera

Giuseppe Fera

Ecco, uno dei problemi della nostra città è quello di avere ancora oggi tante préfiche di professione pronte a piangere al funerale della nostra città, tradita, abbandonata, bistrattata; un atteggiamento che a lungo andare diventa devastante perché finisce con lo spingere la gente al disimpegno e al disinteresse; perché porta a ritenere che non ci sia nulla da fare quando, invece, avremmo bisogno di credere ed impegnarci perché le cose migliorino e, soprattutto, per usare al meglio le opportunità che ci vengono offerte.
Un altro guaio delle novelle préfiche cittadine è che il loro lamento è in sostanza assolutorio del sistema locale; se le cose non vanno è sempre colpa degli altri, del governo, o di Catania e Palermo, o dei calabresi. Mai si cerca di guardare alle proprie responsabilità.

Le vicende dell’autorità portuale e della Zes, a questo proposito sono esemplari; un continuo, inutile ed inconcludente lamento di oltre due anni che non ha prodotto, finora, alcun risultato: siamo e saremo in un’unica Autorità portuale con Gioia Tauro; ma è grazie proprio a questo, come sottolineava in un suo intervento l’on. Giampiero D’Alia, che avremo, come era ampiamente prevedibile, la nostra Zona economica speciale a Giammoro.
Mi sembra sia esattamente questo il succo di quanto ha detto il ministro De Vincenti, il quale a fronte dei lamenti contro il governo traditore degli interessi della città, ha buttato sul piatto i 70 milioni dallo stesso stanziati per il porto di Tremestieri: fatti contro chiacchiere.

Laboratorio Democratico è tra coloro che si sono battuti per l’accorpamento delle autorità portuali di Messina e della Calabria (e continueremo a ritenere di aver fatto la scelta giusta nell’interesse di Messina e dell’intera area dello Stretto) e siamo stati i primi che, all’indomani dell’approvazione del decreto sul Mezzogiorno, hanno invitato le forze politiche e sociali ad una riflessione nel merito, in un interessante convegno tenuto il 7 aprile scorso presso l’Università di Messina, nel quale discutemmo con esperti e politici delle opportunità che si aprivano con le Zes, ma anche sul ruolo dei Distretti produttivi e delle Aree logistiche integrate.

Noto che tante préfiche allora non si fecero vedere e del resto sono quasi sempre latitanti quando si tratta di costruire strategie e programmi.

La realizzazione della Zes a Giammoro non è un diritto divino spettante comunque alla città, come non lo è per Catania, Palermo o Gioia Tauro; è un’opportunità offerta ai territori che devono dimostrare di saperla sfruttare e meritarla.

Infatti, il Decreto Mezzogiorno prevede che la proposta di istituzione della Zes è avanzata dalle Regioni e che la stessa è corredata da un piano di sviluppo strategico che, ovviamente, dovrà essere elaborato dal territorio interessato attraverso un processo di coinvolgimento e presa in carico di responsabilità, da parte delle forze economiche, culturali ed imprenditoriali.

E’ bene dunque lasciare da parte i lamenti e le recriminazioni e ragionare seriamente, magari in sinergia con le forze politiche e sociali del versante calabrese dello Stretto, alla elaborazione di un Piano strategico della Zes che definisca la localizzazioni dell’area (o delle aree), le funzioni affidate alla Zes stessa, gli obiettivi che si vogliono traguardare, le filiere produttive ed i settori economici interessati, il coinvolgimento di investitori esterni. Siamo ad un bivio: rimboccarsi le maniche e preparare per tempo il programma che dovrà portare alla istituzione della Zes, convincente, ben argomentato e condiviso, o continuare a lamentarsi aspettando non si sa bene quali impegni concreti da parte di “altri”, per arrivare, come al solito, alla scadenza con il fiatone ed il solito improbabile e irrealizzabile programmino raffazzonato all’ultimo momento; su cui però potremo divertirci a sviluppare inutili polemiche e scaricando ogni responsabilità sul governo, la Cia, il Ku klux klan, qualora non dovesse essere approvato.

Per quale soluzione optare da parte di Laboratorio Democratico con ci sono dubbi ed invitiamo già da ora, associazioni imprenditoriali e professionali, Università, forze politiche ed istituzioni ad un confronto che avvii la costruzione del piano strategico della Zes.

Le polemiche infruttuose e le lagne lasciamole da parte, altrimenti, il dubbio sollevato da D’alia che tutto questo teatro serva solo a tutelare interessi particolari (assolutamente legittimi) e a conservare l’attuale status quo potrebbe iniziare seriamente a farsi strada.
Diceva un grande politico del secolo scorso che “a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca”.

Giuseppe Fera, responsabile provinciale di Laboratorio Democratico