Giuseppe Gemellaro, segretario provinciale del Sindacato Italiano Lavoratori Polizia Locale, ha scritto al Sindaco , all’Assessore Cacciola ed al Comandante della Polizia Municipale di Messina:

Pensavamo che “l’Istituzione del carro”con la delibera n. 44 del 09/02/2018 della Giunta Comunale, si riferisse a quelli allegorici del contestuale periodo carnevalesco, per rivitalizzare una vecchia tradizione cittadina andata ormai in disuso, come del resto tanti altri eventi a Messina, a causa del venir meno di quella sensibilità di governo, celata spesso dietro le crisi finanziarie di turno.

E invece no!! Come grande colpo ad effetto di fine mandato si istituisce e si rimodula ai fini dell’efficientamento del servizio, la rimozione coatta dei veicoli con mezzo comunale, a bordo del quale si prevede la presenza dell’operatore di P.M.

Non che non sia un servizio necessario in una città con gravi problemi di mobilità da sempre o che non costituisca un’attribuzione di ambito Polizia Municipale ma stranisce, anche se purtroppo non è più una novità, come un’altra decisione calata dall’alto faccia il paro con tutte quelle di questi anni che confermano ancora superficialità e disattenzione verso un settore, la P.M., che resta sempre prioritario e fondamentale nell’assetto amministrativo.

Se da un lato il Sindacato e del resto anche il Dirigente reclamano la necessità di maggiori risorse umane da impegnare in servizi d’istituto, sempre crescenti e sempre più delicati, che servono a dare rispondenza ai bisogni dei cittadini, la stessa Giunta Comunale delibera a fine Gennaio di ridurre la dotazione organica del Corpo da 560 a 473 unità, peraltro non prevedendo assunzioni nel bando di mobilità appena pubblicato e solo 2 unità nel fabbisogno del personale 2017/19 che del resto finiranno nel nulla come tutti i bandi pubblicati in materia in questi anni.

Questo è il risultato della politica di questa Amministrazione che ha sacrificato e continua a farlo la P.M. in termini di risorse umane strutturate e che sta per incidere fortemente anche su quelle economiche dei lavoratori perchè evidentemente poco idonei a creare “consenso”.

Per tornare al servizio rimozione, pur riconoscendone un’improcrastinabile necessità, ciò non si può tradurre in un ulteriore fattore di rischio per chi comandato; è inconcepibile che si operi da soli senza il necessario supporto del collega. Abbiamo già rappresentato, a ragione di recenti episodi, che la sicurezza dei lavoratori della P.M., operanti in territori urbani in grave stato di degrado è condizione irrinunciabile dalla quale scaturisce la necessità di adottare specifiche tutele. Non abbiamo bisogno di lacrime di coccodrillo e solidarietà postume. Abbiamo invece bisogno di fare le cose per bene e con un’adeguata concertazione si possono trovare soluzioni condivise, l’abbiamo dimostrato, che diano tranquillità e giovamento a tutti.

Si ritiri la delibera per riformularla e si apra nel contempo un confronto con le parti anche perché l’aspetto organizzativo-gestionale dovrebbe esulare da quello di indirizzo che compete all’organo politico.
Purtroppo in questi anni ci si è convinti che bastava rendere “uguali” sulla carta tutti i dipendenti per convincersi che specificità e professionalità della P.M. fossero misure da trattare con quell’ordinarietà e superficialità che non ci è dovuta.