Da Antonino Liotta, già Consigliere Comunale di Reggio Calabria, riceviamo:

Sull’Aeroporto dello Stretto sembra esserci un’attenzione diversa dopo la concreta ipotesi di sviluppo territoriale illustrata nei giorni scorsi. La conferenza stampa si è infatti rivelata una vera sorpresa per l’interesse registrato attorno alla proposta di collegamento interna all’Area Metropolitana dello Stretto che renderebbe lo scalo realisticamente appetibile e assolutamente competitivo sul territorio di Calabria e Sicilia. Come dire che mutano “scenario” e “visione d’insieme” dello scalo metropolitano, tanto da renderlo non più una struttura da “mantenere in vita” ma uno “spoke” da connettere ad hub nazionali ed internazionali e per nuove tratte di breve e medio raggio. Dunque, come ribadito in conferenza stampa, c’è l’Idea di uno Stretto che non separa più, ma che unisce, non più un problema, ma un’opportunità, ponendo l’AMS al centro tra due aeroporti internazionali (Catania e Lamezia) , tra due Regioni, nel cuore geografico e culturale del Mediterraneo, quale “Ponte” (questa volta si) tra l’Europa, l’Africa ed il Medio Oriente. E quindi un completamento dovuto di una realtà culturale , commerciale, professionale, imprenditoriale, sociale, fatta di tre Università, due prestigiosi Teatri, tesori archeologici, strutture sanitarie, impianti sportivi, attività imprenditoriali in crescita.

Pur potendo sembrare visionaria, l’idea di Liotta di realizzare il Terminal Aeroportuale al centro di Messina, e oggi più che mai realizzabile con investimenti contenuti che consentirebbero anche di recuperare a porta d’ingresso della città di Messina un’area degradata, Porta Carolina e la Cittadella, oggi in stato di abbandono e degrado.
Tutto ciò consentirebbe a residenti e turisti, di imbarcarsi al Terminal Messina dell’Aeroporto dello Stretto, “scivolare” su un cuscino d’aria a bordo di un Hovercraft e raggiungere in meno di venti minuti l’altra sponda dello Stretto per raggiungere l’aereo.
Gli ostacoli burocratici, politici o tecnici, si presenteranno, ma potranno agevolmente essere superati con la sola volontà.
Adesso è facile, basta solo volerlo.

Antonino Liotta
Cittadino dell’Area Metropolitana dello Stretto

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(NdR): Da convinti cittadini dell’Area Metropolitana dello Stretto siamo fortemente sensibili alla questione “Aeroporto dello Stretto”, ritenendo elettoralistica la proposta di un nuovo aeroporto nella valle del Mela.

Riteniamo il Tito Minniti il “nostro aeroporto” e condividiamo molte delle riflessioni di Antonino Liotta.

Mentre al Sindaco Metropolitano di Messina, che vagheggia di una “flotta comunale” della quale non si intravede neanche l’ipotesi, chiediamo una parola chiara sulla questione ed un impegno concreto in accordo con il Sindaco Falcomatà, vogliamo ricordare che la questione sembrava risolta fin dal 2010 quando in modo lungimirante l’Autorità Portuale, presieduta dall’ing. Enzo Garofalo, mise a punto una piattaforma galleggiante capace di ricevere due aliscafi, completa di area condizionata, sala attesa e servizi vari oltre la possibilità di “check in”.

approdo-1I messinesi avrebbero avuto la possibilità di arrivare in modo veloce direttamente “dentro” il Tito Minniti e senza il carico dei bagagli.

Nello stesso tempo a Taormina un bravo Sindaco, Mario Bolognari, studiava la possibilità di collegare nello stesso modo il Tito Minniti con Taormina a costo zero, perché il costo del trasporto via mare sarebbe stato assorbito dalla differenza della tassa aeroportuale esistente fra Catania e Reggio, offendo ai turisti una indimenticabile visione dello Stretto oltre la possibilità di arrivare con i voli charter in pieno giorno (e non a notte inoltrata come avviene a Catania).

Si parla spesso a vanvera di sviluppo del sud e “questione meridionale”: ecco un picco tassello per affrontare in modo diverso la nostra vera ricchezza: il turismo.

Poi non se ne fece nulla e sarebbe riduttivo ricercarne le responsabilità.
Occorre un impegno comune per rilanciare un’idea forte e la capacità vera di gestire il Tito Minniti, aprendosi a molteplici compagnie, non affossandosi con il cadavere Alitalia, e non considerare l’aeroporto (o il suo gestore) un ente di sottogoverno dove parcheggiare i politici “trombati”.