La recente trasmissione sulla Tv nazionale, dedicata alle baraccopoli di Fondo Fucile e Rione Taormina ha suscitato incredibili quanto ipocriti commenti, quasi le telecamere ci avessero rivelato una realtà a noi ignota.

Giuseppe Fera

Giuseppe Fera

Mentre tutti sanno, sappiamo, che nella nostra città vivono centinaia di famiglie in condizioni igienico sanitarie indegne di un paese civile e che assegnano a Messina un ulteriore primato di cui vergognarsi. Qualche giornalista si scandalizza che si sia fatta l’associazione fra baracche di oggi e baracche post terremoto! E allora? Cosa cambia sapere a quando risalgono le baracche?

La realtà vera e che dovrebbe fare vergognare tutta la classe dirigente di questa città, è che, nonostante siano stati destinati fondi consistenti (500 miliardi del 1990) e già dal 1994 fossero stati consegnati dei Piani particolareggiati redatti allo scopo, ad oltre 25 anni di distanza dall’approvazione della legge 10 molto poco è stato fatto.

Una vicenda incredibile per la quale non mi sento di assegnare particolari responsabilità a qualcuno, essendo le responsabilità ripartite, anche se non equamente, nel corpo dell’intera città. Certo ci sono dei colpevoli principali: i sindaci, tutti, che si sono succeduti in questi anni, i consigli comunali, che se ne sono lavate le mani, lo Iacp che ha preteso le progettazioni e gli appalti per se, tranne poi ad agire e muoversi con una lentezza esasperante; ma da responsabilità morali non è esente la stampa locale che su tale tema ha steso spesso un colpevole silenzio (son dovuti venire da Roma a sbatterci in faccia la cruda verità), l’intera opinione pubblica occupata a polemizzare e cavillare su questioni inesistenti, ritenendo che la colpa sia sempre degli “altri”, governo, Europa, mondo; e, mi duole dirlo, gli stessi baraccati, che troppo spesso hanno creduto di risolvere la loro situazione affidandosi al favore di qualche politico vendisperanze.

In ultimo, il “sindacodegliultimi” e la sua giunta che, accecati da una ideologia interpretata stupidamente, per cui a Messina è vietato costruire anche alloggi sociali, hanno pensato di risolvere la faccenda acquistando alloggi sul mercato privato.

Bravi! In un momento di grande crisi dell’edilizia e di disoccupazione dilagante, invece che investire i soldi disponibili per il risanamento per creare lavoro ed occupazione cosa faccio? Li metto nelle tasche dei proprietari di case!! Straordinario!! Come c’era da attendersi il bando è andato deserto, mentre 60 alloggi già progettati dallo Iacp sono bloccati da mesi in attesa che il comune si decida a dare le necessarie autorizzazioni.

Che fare adesso? Ora tra l’altro che non ci sono più le risorse a suo tempo messe a disposizione dalla Regione Sicilia? Né mi aspetto molto dai tanto sbandierati 18 milioni di Capacity, visto che il progetto di risanamento solo di quelle aree ne vale 86 (chi ci mette gli altri 68 milioni?). Personalmente sono convinto che chi ritiene sia possibile riqualificare la periferia degradata messinese (non solo rialloggiare i baraccati) prevedendo di realizzare parchi e utilizzando soldi e finanziamenti pubblici è un illuso. Le risorse necessarie sono tali che un coinvolgimento di privati si rende indispensabile.
Ma l’ obiettivo di coinvolgere risorse private nella riqualificazione della periferia degradata non nasce solo dalla necessità di acquisire risorse, nasce anche e soprattutto dalla necessità di creare a Giostra, a Camaro a Gazzi quella indispensabile mixitè sociale che affranchi questi quartieri dalla ghettizzazione, e attirare adeguati investimenti nel settore commerciale, dei servizi, dell’artigianato, in grado di promuovere forme di sviluppo locale.
Ripeto ancora una volta, l’obiettivo non può e non deve essere dare una casa dignitosa a chi vive in baracca (che sarebbe già tanto) ma avviare un complessivo risanamento della periferia degradata in cui vive quasi metà della popolazione cittadina.

Quello che occorre, a parte rivedere gli ormai invecchiati piani di risanamento, è la creazione di strutture di partenariato pubblico – privato cui venga affidata ampia autonomia di intervento e gestionale, come da decenni ormai avviene in tutta Italia ed in Europa. Diversamente ci vorranno almeno altri 30 anni, nei quali forse riusciremo a togliere le baracche ma non certo a riqualificare le periferie.

Ce la può fare la città? A vedere che fine ha fatto la STU del Tirone direi proprio di no. In proposito sono decisamente pessimista sulle reali capacità dell’intera classe dirigente di questa città a programmare e ad agire con serietà e competenza. Messina appare oggi una città sempre più povera, governata da un ceto politico tutto “chiacchiere e distintivo”, famoso a livello nazionale per le sue vicende giudiziarie o per gli atteggiamenti teatrali e, nel complesso, scarsamente considerato ed influente. Dall’altro lato un rachitico sistema imprenditoriale, egoista e tornacontista, cresciuto per troppo tempo all’ombra dell’assistenzialismo pubblico, incapace di indicare per se e per la città una prospettiva di sviluppo.

Siamo già in campagna elettorale per le prossime amministrative e temo una campagna sgangherata come quella delle appena trascorse elezioni regionali, dove si è parlato di impresentabili ed amenità varie, ma senza uno straccio di idea di sviluppo.
Mi auguro che il Partito Democratico messinese, cui mi onoro di appartenere, oggi impegnato in un faticosa ricostruzione delle sue strutture e dei suoi organi dirigenti, sia presto in grado di costruire, con tutte le forse politiche e le associazioni che vorranno aderire (e con il contributo dell’Università), un programma di cose concrete da fare che metta al primo posto il risanamento della periferia degradata e l’eliminazione delle baracche.
Chi sa, alle volte i miracoli accadono.

Giuseppe Fera
docente universitario, coordinatore provinciale Laboratorio Democratico.