Il Prof. Bramanti ed i suoi consiglieri comunali hanno, di fatto, tratto in inganno i cittadini-elettori messinesi. Perché si sono presentati e sono stati eletti in una lista “civica” e non in una lista di partito; lista che, secondo la legge, per essere presentata ed essere ammessa alla consultazione elettorale ha dovuto raccogliere centinaia di firme di elettori, ed ha dovuto superare il quorum del 5% per l’ottenimento dei seggi in Consiglio Comunale.

Invece la lista “Noi con Salvini”, così come altre liste presenti nei vari schieramenti, non ha superato il quoziente previsto per poter essere rappresentata in Consiglio Comunale.
Ne deriva che il gruppo consiliare ” Bramanti sindaco” non può trasformarsi nel gruppo “Noi con Salvini” perché a concorrere al risultato della lista civica hanno partecipato non solo gli eletti ma anche altri candidati che non hanno niente a che vedere con il movimento politico di Salvini.
Inoltre, non ci si può avvalere neanche della norma prevista dal regolamento del Consiglio Comunale che consente la costituzione di un nuovo gruppo purché sia collegato ad un gruppo presente all’Ars, perché né la Lega Nord né il movimento “Noi con Salvini” sono presenti nell’Ars stessa, avendo solo un deputato regionale che fa parte del gruppo misto. Bramanti ed i suoi possono aderire singolarmente al movimento politico o passare ad un altro gruppo già costituito in Consiglio Comunale, ma l’Ufficio di Presidenza, sulla base della normativa vigente, non dovrebbe approvare la trasformazione di un gruppo consiliare, espressione di una lista che ha superato il quorum, in un altro gruppo, espressione di una lista che non ha superato il quorum.

In caso contrario si realizzerebbe una disparità di trattamento nei confronti delle altre liste comunali che non hanno superato il quorum, e verrebbe falsato il risultato del responso elettorale, elemento che potrebbe avere conseguenze non solo sul piano etico e morale.”

(NdR): La riflessione di Michele Bisignano ci sembra esatta sia dal punto di vista giuridico che, e maggiormente, dal punto di vista etico e politico: il gruppo, pur seguendo la linea politica di Salvini non può che mantere il nome di origine “Bramanti Sindaco” o sciogliersi confluendo nel gruppo misto.

Ci permettiamo di aggiungere che se non si pone alcun problema per gli altri tre consiglieri il prof. Bramanti, volendo restare in Consiglio, dovrebbe ricordarsi che il suo seggio non è uno qualsiasi ma è riservato per legge, come presumibile capo dell’opposizione, al candidato Sindaco sconfitto nel ballottaggio, mentre come singolo candidato, essendo arrivato sesto nella propria lista con solo 380 preferenze, non sarebbe potuto neanche entrare a Palazzo Zanca …