Mentre questo pomeriggio alle 16,30 Matteo Renzi sarà a Taormina per lanciare la corsa di Fabrizio Micari come candidato a Presidente della Regione Siciliana per il centrosinistra, ieri a Messina il suo ex compagno di partito, ed ora avversario principale, D’Alema ha presentato Claudio Fava, quarto incomodo in una gara i cui risultati a molti sembrano abbastanza scontati.

art1-messina4In un salone delle bandiere gremito , ha preso il via la campagna elettorale di Claudio Fava, candidato alla presidenza della Regione Siciliana per una coalizione di sinistra formata da Art. 1 MDP, sinistra Italiana e rifondazione comunista, con un ospite d’eccezione: l’ex Presidenze del Consiglio Massimo D’Alema

I lavori sono stati aperti da Domenico Siracusano, vi sono stati quindi gli interventi di Claudio Fava e di Massimo D’Alema, che hanno evidenziato le ragioni che hanno portato Art. 1prima alla scissione da un PD che “ha tradito i valori della sinistra” e poi alla scelta di correre da soli per le elezioni regionali, ritenendo inaccettabile partecipare ad una coalizione che vede al suo interno il partito di Angelino Alfano.

Fava-art1-messina1Massimo D’Alema in un lungo intervento ricco di spunti polemici e di battute argute, ha stigmatizzato il comportamento del Presidente Crocetta, che prima rivendica il diritto alla candidatura o quantomeno alle primarie, che poi baratta con la promessa di un posto al Senato, dimenticando quanto in questi anni siano state “solide” le promesse di Renzi.

dalema-art1-messina3D’Alema ha continuato sottolineando che per Art. 1 il PD rimane un interlocutore privilegiato nel dibattito politico, quindi “non vi è da parte nostra alcuna intenzione di far perdere il PD, ci riescono benissimo da soli, basta lasciarli fare” ricordando tutti i fallimenti del Presidente del Consiglio-Segretario del PD, prima fra tutte la bocciatura della riforma costituzionale nel Referendum.

Le elezioni regionali della Sicilia devono essere l’occasione per ottenere un risultato significativo e mandare all’intero Paese un segnale di rinnovata coesione delle forze di sinistra e ad una inversione di tendenza di quella logica “che ha portato il PD ad essere un partito senza popolo e a lasciare un popolo senza partito”.