Impresentabili:De Luca presenta esposto contro commissione Antimafia e giornale. Legali: c’è violazione segreto d’ufficio, abuso d’ufficio e diffamazione”

De-LucaL’On. Cateno De Luca ha depositato la denunzia querela contro la Commissione Antimafia e il giornale “La Sicilia” edito a Catania“.
A comunicarlo i suoi legali prof Carlo Taormina e avvocato Tommaso Micalizzi sottolineando: “I reati per i quali è stato chiesto all’Autorità Giudiziaria che si proceda, sono quelli della violazione del segreto di ufficio per aver la Commissione dato agli organi di stampa una informazione ancora segreta; dell’abuso di ufficio per aver utilizzato il Codice di autoregolamentazione, già di per sé contro la legge ordinaria e contro la Costituzione nei confronti dell’On. De Luca, nonostante non sussistessero le condizioni ed al fine precipuo di arrecargli danno sul piano politico e di immagine; della diffamazione a mezzo stampa, estesa perciò anche al quotidiano “La Sicilia”, per aver divulgato notizie segrete e false.
Nella denunzia è additata la necessità che l’Autorità Giudiziaria si faccia carico di accertare la legalità del Codice di autoregolamentazione apprestato dalla Commissione Antimafia, nella parte in cui impone il marchio di stigmatizzazione della impresentabilità in situazioni ulteriori rispetto a quelle tassativamente previste dalla legge in quanto riguardanti la capacità della persona, violando al tempo stesso la Costituzione repubblicana“. L’esposto è stato presentato alla stazione Carabinieri di Fiumedinisi dove attualmente si trova l’on. Cateno De Luca per la redazione delle denunzie già annunciate in precedenza. È’ stato chiesto ai carabinieri la trasmissione per competenza alla procura di Catania e di Roma”.

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Fin qui il comunicato diffuso dall’ufficio stampa dell’on. De Luca.

La Direzione del giornale, nella sua legittima automonia, ne ha deciso la sua pubblicazione integrale perché “notizia”.

Carlo Fulvio CucinottaHo chiesto di poter esprimere due parole in merito come Editore di MessinaWbTv.

Intanto esprimo piena solidarietà a “La Sicilia” considerando la denuncia ad un giornale un tentativo di limitare la libertà di stampa: se noi abbiamo un documento, verificata l’attendibilità della fonte, lo pubblichiamo ! Il resto non spetta alla stampa, su questo operare e su questo concetto si fondano tutte le grandi democrazie .

Che forse un migliore regolamento debba essere formulato per la Commissione Antimafia è vero e riteniamo inutili, se non dannose, le pubblicazioni dopo il voto, a urne chiuse, defraudando i cittadini di informazioni a volte preziose, ma utili solo prima di entrare nel seggio elettorale.

Ma sentire dall’on. De Luca che regolamento e comportamento della Commissione presieduta dall’on. Bindi siacontro la legge ordinaria e contro la Costituzione” mi sembra solo una boutade per far fare i titoli ai giornali e “stare ogni giorno” sugli stessi per fini squisitamenti elettorali.

Così come mi sembra “sopra le righe” chiedere che la Magistraura intervenga nella politica e nelle sue regole: se il Parlamento (perché la Commissione è organo Parlamentare) ha violato la Costituzione vi sono gli organi preposti a valutare, non certo la Magistratura ordinaria.

Infine brevemente sul concetto di onorabilità (il termine “impresentabile” non mi piace perchè dovrebbe portare con se l’impedimemto a partecipare alla competizione elettorale).

Fermo restando il presupposto giuridico dell’innocenza sino all’ultimo grado di giudizio (per chi ha i soldi!), concetto che non mi affascina minimamente: come se i primi due gradi fossero una “routine” il cui risultato non può e non deve avere conseguenze… (e senza contare la “prescrizione” , privilegio non per tutti i cittadini, voglio andare sul concreto.

Può essere considerato “onorevole” (da un punto di vista politico) un cittadino accusato (pur non ancora condannato) per reati contro lo Stato, e quindi la collettivià, nel momento in cui chiede di rappresentare il popolo sovrano?

Ed i reati contro l’Ambiente e contro il Fisco non sono fra i meno onorevoli per chi vuole gestire le Istituzioni ?

Si tratta di “considerazioni di buon senso” non di valutazioni giuridiche, ed il “buon senso” nonché il “senso delle Istituzioni” dovrebbe suggerire a chi incappa in questi incidenti di attendere un giro, affrontare con il dovuto impegno i problemi giudiziari, e una volta risolti positivamente, tornare onorevolmente nell’agone politico.

Certo il mio è forse un “sognare” lontano dalla realtà, è il pensare al perché i Senatori Romani indossavano la tunica bianca …

Ci sarà chi mi dirà: “svegliati” il mondo è questo …
A tutti costoro io chiedo se la stampa nel lasciar correre, quando non agevola, certi costumi non rinunci alla propria funzione che non si limita ad “informare” ma, nella diverità e confronto delle idee, debba anche contribuire a “formare”, formare cittadini consapevoli.

Non mi nascondo, ovviamente, che il limite fondamentale sta a monte, sta in Parlamento, in quel Parlamento, con maggioranza di centrodestra e di centrosinistra, che non ha ancora applicato gli articoli 39 e 49 della Carta Costituzionale.

Carlo Cucinotta, Direttore Editoriale