Quale convenienza economica discende da questa offerta culturale? Dovrebbe essere la domanda che si pone l’assessore regionale al Turismo Sandro Pappalardo, quando c’è da valutare un finanziamento per un’iniziativa culturale.

In passato un ministro dell’Economia del centrodestra se ne è lavato le mani con la battuta “la cultura non si mangia”. Per il governo della Regione Siciliana di Nello Musumeci – eletto dalla coalizione tra Berlusconi, Salvini e Meloni – quella dichiarazione è acqua passata, ma non sembra intenzionato ad applicare il principio “un poco per tutti per lasciare insoddisfatto nessuno”. Allora, come fare a stabilire se un’offerta culturale è meritevole di un finanziamento regionale? Desta non poche perplessità il “criterio dell’economicità” introdotto dal suo assessore al Turismo, Sandro Pappalardo. L’atteggiamento è stato chiarito in occasione della presentazione alla stampa di Taobuk, il festival internazionale del libro che si svolgerà a Taormina dal 23 al 27 giugno 2018.

Possiamo assumere la convenienza economica come indicatore di Cultura? E se la risposta fosse si, dovremmo misurarla in che modo: in base al numero di turisti che pernottano in albergo ed ai coperti dei ristoranti? Rispondiamo all’assessore Pappalardo che un’attività fa cultura in funzione della capacità di lasciare un’eredità: una fondazione, un premio, un’associazione. Lo chiede lo stesso termine: cultura deriva dal verbo latino “colere”, che significa “coltivare” nel senso di esercitare un’attività e dedicarvisi.