La sentenza della Corte Costituzionale che ha giudicato incostituzionale la legge approvata nell’agosto del 2017 dall’A.R.S., sulla elezione diretta degli organi di gestione delle Città Metropolitane e dei Liberi Consorzi in Sicilia contiene, fra l’altro, un passaggio da evidenziare, per le sue conseguenzialita’.

La Consulta definisce, difatti, la legge “Del Rio” che ha codificato la governance degli Enti di Area Vasta nel nostro Paese, come una riforma non solo legata ad aspetti istituzionali-territoriali, ma come una riforma economica e sociale di carattere generale e basata su principi di contenimento della spesa pubblica, e, perciò, da applicare in tutto il territorio nazionale. Ne consegue che in sostanza (al di là di interpretazioni pretestuose e fuorvianti) la legge Del Rio nella sua interezza deve essere recepita anche dalla Regione Siciliana.

Ciò significa non solo che per la elezione degli organi di gestione degli Enti di Area Vasta è necessario introdurre la elezione indiretta con il voto ponderato, ma, dato che la Carta Costituzionale riconosce Regioni, Città Metropolitane, Province e Comuni e non i Liberi Consorzi, e che con il referendum del dicembre 2016 non è passata la richiesta di abolizione delle Province, anche in Sicilia, oltre alle tre Città Metropolitane di Palermo, Catania e Messina, vanno ripristinate le Province. Inoltre, i Liberi Consorzi non possono essere paragonati ad Enti di Area Vasta, ma a realtà territoriali locali, e non potrebbero dunque ottenere eventuali finanziamenti nazionali e comunitari, ma solo regionali.

Alla luce di tali eventuali conseguenze vanno viste certe reazioni che valutano in maniera impropria la decisione della Consulta, definendola un atto politico che rischia di svilire i principi autonomistici siciliani.

Risibile appare poi l’intenzione di promuovere un ricorso in sede di Unione Europea. Perché, in tal caso, il Governo Regionale Siciliano dovrebbe difendere una legge che in pratica difende dualismi, sovrapposizioni e conflitti di competenza in uno stesso territorio metropolitano; ciò in netta contraddizione con gli input di semplificazione, razionalizzazione ed aggregazione che debbono caratterizzare la governance dei vari territori, imput e direttive emanate proprio dall’Unione Europea stessa. In tale contesto, per quanto riguarda la nostra realtà provinciale si è perso troppo tempo, e siamo indietro rispetto alle altre due Città Metropolitane Siciliane.

È necessario dunque, porre fine alla lunga ed improduttiva stagione dei commissariamenti, e procedere al più presto alla elezione del Consiglio Metropolitano, formato da quattordici componenti eletti dai Sindaci e dai Consiglieri Comunali di tutti i Comuni della Provincia ed all’insediamento ufficiale della Conferenza Metropolitana. Organismi che insieme al Sindaco della Città Metropolitana, che, secondo la legge Del Rio deve essere il Sindaco della Città Capoluogo, dovranno adottare ed approvare tutti gli atti deliberativi che riguarderanno questo nuovo Ente che, finché non si consumeranno questi passaggi, rischia di rimanere un fatto nominalistico.
Ma va detta una verità scomoda: parecchi ambienti regionali, politici e non solo non hanno gradito o tollerato il riconoscimento del ruolo di Città Metropolitana attribuito al nostro territorio provinciale.

Michele Bisignano