Siamo allibiti dal perdurare del silenzio delle forze politiche, con in testa il “messinese” Crocetta, sulla ormai prossima dichiarazione di dissesto che metterebbe in ginocchio Messina e la sua provincia!

Per quanto riguarda il Sindaco Metropolitano Accorinti è incomprensibile (o forse no) la sua corsa a firmare il provvedimento, forse non comprendendone la “valenza negativa”

Il “primo della classe”, il Commissario Romano”, corre anche lui verso il baratro senza che le città delle provincia (da lui teoricamente rappresentate) fossero informate se non attraverso gli organi di stampa !

Auspichiamo un sussulto di orgoglio e responsabilità della politica tutta perché questo atto, unito al probabile dissesto del Comune di Messina, affosserebbe definitivamente ogni speranza per la nostra terra!

All’inizio della legislatura eravamo favorevoli alla “presa d’atto” del dissesto del Comune di Messina che, se sottoscritta da Accorinti (come da impegni elettorali rinnegati) nei primi mesi dalla sua elezione avrebbe potuto rappresentare una “operazione verità” positiva e di rinnovamento anche alla luce della normativa vigente all’epoca: lui, ed i suoi cattivi consiglieri scelsero un’altra strada, fra l’altro percorsa malissimo e con approssimazione, ed ora le speranze di un salvataggio sono appese ad un filo sempre più debole.

La situazione debitoria del Comune di Messina però non è paragonabile alla situazione della ex Provincia, poi diventata (nonostante Accorinti) Città Metropolitana, ed il “dissesto” di quest’ultima affosserebbe i “patti per lo sviluppo” firmati, chiuderebbe le porte al una interlocuzione diretta con l’Europa (ed ai suoi finanziamenti!).

Accorinti invece di correre a firmare e far sempre la prima donna dovrebbe dire grazie a chi si è battuto per far dichiarare Messina “Città Metropolitana”!

Solo grazie a quella dichiarazione “strappata” al Governo il “caro Matteo” (come goffamente recitava Accorinti) il Presidente Renzi è potuto venire a Messina (ma all’Università!) a firmare un “patto” che dava speranze concrete alla città ed alla provincia!

Per venire al dunque concordiamo con chi afferma che ci si trova di fronte ad un “dissesto non economico” ma dettato da volontà politica: ed è la Politica che deve intervenire prima del 30 settembre !

Si chiami a raccolta tutta la politica messinese, compreso Crocetta, e si studi con il Governo l’azione possibile per impedire questo “omicidio” e far valere il principio (per il bene della Sicilia e del sud) che se non vi sono fatti negativi strutturali le nostre Città Metropolitane NON POSSONO FALLIRE !

Accorinti, che ne avrebbe l’obbligo politico, non si muove: allora altri prendano l’iniziativa per un incontro senza pregiudizi e per il “bene comune”, la prenda la Presidente Barrile, la prendano i Sindacati… ma per carità basta parole, occorrono i fatti.

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LABORMETRO: “PERCHÉ SI VUOLE ACCELERARE L’ITER SE SI DICHIARA CHE LE CONDIZIONI NON SONO COSÌ DISASTROSE? PERCHÉ SOLO MESSINA?”

BisignanoL’istituzione della Città Metropolitana è stata, negli ultimi decenni, la conquista più importante per il nostro territorio.
Una conquista, di cui ancora non si è ben compresa l’importanza, ma che ha già dato risultati incontrovertibili. Ponendo il territorio provinciale di Messina allo stesso livello delle maggiori aree metropolitane d’Italia, ed in Sicilia allo stesso livello dei territori di Palermo e di Catania (e forse è questo il punto dolente), e ponendo così l’Ente Città Metropolitana in condizione di poter accedere ai cospicui finanziamenti del Fondo per lo Sviluppo e Coesione e di altri fondi strutturali per le Aree Vaste.

Ed è proprio lo status di Città Metropolitana che ha consentito nell’ottobre del 2016 la sigla del Patto per lo Sviluppo con il Presidente del Consiglio Pro-tempore Matteo Renzi. Un Master Plan che prevede interventi spalmati in più anni per circa 777 milioni di euro per una serie di settori importanti per tutto il territorio provinciale, quali le infrastrutture ed i trasporti, lo sviluppo economico e produttivo, il turismo e la Cultura e l’Ambiente. Così come è stato proprio lo status di Città Metropolitana che ha consentito alla Camera di Commercio di Messina di mantenere la propria autonomia, ed evitare l’accorpamento con altre realtà.

Tale conquista è stata ottenuta grazie agli imput di poche realtà sociali locali seguiti da una forte iniziativa politica portata avanti, soprattutto, dal Presidente dell’Ars, nel momento in cui si ipotizzava che venissero individuate come Città Metropolitane Palermo e Catania, od addirittura solo Palermo, con la contestuale esclusione di Messina dalla prima versione dei Patti per il Sud, e venivano portati avanti disegni di frammentazione del territorio provinciale, con spinte centrifughe verso le province di Catania e di Enna, che avrebbero ridotto e mortificato per sempre le potenzialità della nostra realtà territoriale.

Ma tale conquista non può essere svilita ed annullata da chi pensa di gestire la Città Metropolitana come una azienda, con una mentalità da contabile e va ripetendo (come un mantra) con atteggiamento di arroganza e di sufficienza, che la dichiarazione di Dissesto è un atto tecnico dovuto a causa del prelievo forzoso da parte dello Stato su alcuni introiti tributari dell’Ente che impedirebbe la predisposizione del Bilancio di Esercizio.

Ciò senza fare nulla di concreto per fronteggiare tale situazione di sofferenza finanziaria e senza tenere presente che Città Metropolitana significa territori, identità, cultura, storia e forse l’unica prospettiva seria di sviluppo per una realtà di 670.000 abitanti.

Non è comprensibile quindi il perché si voglia accelerare una procedura di Dissesto in pieno Agosto, che avrà conseguenze pesantissime sul futuro dei dipendenti dell’Ente e sui cittadini e i Comuni della provincia, pur dichiarando che l’Ente non versa in condizioni disastrose data l’assenza di pregressi indebitamento, debiti fuori bilancio e disavanzo, senza attendere la scadenza prevista dalla normativa per l’approvazione dei bilanci comprese eventuali proroghe, e l’eventuale nomina di un Commissario ad Acta.

Ma non si comprende soprattutto perché, dato che questo elemento del prelievo forzoso riguarda tutte le nove ex province siciliane, le procedure per il dissesto sono state avviate solo per la Città Metropolitana di Messina, invece di promuovere una serie di azioni comuni di tutti gli Enti intermedi siciliani. Ed è emblematico il caso della ex Provincia di Siracusa, dove non vengono pagati da parecchi mesi gli stipendi e non di riesce a far fronte ai creditori e ai fornitori (situazione ben nota al Commissario Straordinario della Città Metropolitana di Messina perché proprio in quella Provincia svolge il ruolo di Vice Prefetto Vicario).

Ma ci chiediamo ancora come il sindaco della città metropolitana pensi di coniugare la sua volontà di dare seguito con un atteggiamento notarile all’atto di indirizzo del commissario facente funzione del Consiglio metropolitano con l’impegno assunto nel ottobre del 2016 di assicurare il pieno conseguimento degli obiettivi del patto per lo sviluppo inclusi quelli di spesa ci auguriamo che non abbiano ragione coloro che in diversi ambienti regionali avevano visto l’ottenimento del ruolo di città metropolitana di Messina come un incidente di percorso perché andava ad interrompere un ruolo egemonico esercitato nel tempo dai due poli di Palermo e di Catania e soprattutto dai vari governi regionali che avevano visto sempre il nostro territorio con una logica colonialista grazie alla accondiscendenza di una certa classe politica e ci chiediamo infine perché coloro che continuano a gestire attualmente la città metropolitana se non sono in condizione di trovare una soluzione politico-istituzionale alla criticità finanziaria dell’ente e continuano a prospettare l’unica soluzione del dissesto ponendo a rischio i finanziamenti per tutti i comuni della provincia ottenuti grazie al masterplan con grande senso di responsabilità non prendano atto di tale loro inadeguatezza politica ed assumono determinazioni conseguenti quali le dimissioni anticipando anche solo di qualche periodo le indicazioni recentemente inserite nella legge approvata dall’Assemblea regionale siciliana.

Il coordinatore di LaborMetro Messina
Michele Bisignano

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CGIL : “dissesto di stato” chi deve agire agisca senza se e senza ma. basta con la tecnica dello scaricabarile.
Non vi permetteremo di fare campagna elettorale a spese dei cittadini e dei lavoratori della citta’ metropolitana.

funzioneCGILLa FP CGIL ritiene assolutamente necessario a tutela di tutti i soggetti destinatari dei servizi della ex Provincia di Messina e di tutti i lavoratori, intervenire sullo stucchevole dibattito agostano per la
presumibile dichiarazione di dissesto finanziario della Città Metropolitana di Messina.
E’ ora di dire basta, dichiarano Clara Crocè e Francesco Fucile rispettivamente Segretario Generale e Segretario provinciale della FP CGIL di Messina, allo stillicidio che da anni coinvolge le ex Province, i cui responsabili sono noti a tutti ma di converso ogni soggetto istituzionale coinvolto, dalla deputazione nazionale messinese, alla deputazione regionale, agli Assessori Regionali succedutisi, ai vari Ministri del Governo Nazionale fa finta di non comprendere la reale situazione venutasi a determinare, il collasso
dei servizi erogati e le conseguenze, addossando sempre ad altri la responsabilità di ciò che è successo e soprattutto la responsabilità di ciò che si deve fare per risolvere la questione.

Basta con questo stillicidio. Che si passi dalle parole ai fatti.
I vari deputati che sono intervenuti nel dibattito agostano a seguito della deliberazione del Commissario Straordinario Filippo Romano che pone la questione e attiva gli uffici per verificare le condizioni di un eventuale dissesto finanziario, dov’erano negli ultimi anni quando i vertici della Città Metropolitana di Messina con le OO.SS. lanciavano il grido d’allarme, ribadendo che il 2017 sarebbe stato, dopo i salti Mortali per chiudere i Bilanci del 2015 e 2016, l’anno impossibile da superare.
E le inascoltate sollecitazioni che la FP CGIL Sicilia in tempi non sospetti ha fatto all’ARS per farsi carico dell’abolizione del prelievo forzoso destinando ulteriori risorse per garantire i servizi ai cittadini?
Tutti sanno che, ove fosse dichiarato il dissesto per la Città Metropolitana di Messina, si tratterebbe di un “Dissesto di Stato”, non dovuto a masse debitorie dell’Ente, come peraltro sempre avviene per le dichiarazioni di dissesto, ma per il prelievo forzo che dal 2012 il Governo nazionale ha effettuato per
tutte le ex Province, ma in particolare per gli effetti del comma 418 della legge n. 190 del 2014, che stabilisce che “le province e le città metropolitane concorrono al contenimento della spesa pubblica
attraverso una riduzione della spesa corrente di 1.000 milioni di euro per l’anno 2015, di 2.000 milioni di euro per l’anno 2016 e di 3.000 milioni di euro a decorrere dall’anno 2017′′.

Per la Città Metropolitana di Messina dopo il dissanguamento per il 2015 e 2016, con evidenti ripercussioni sui servizi e con la messa forzata in quiescenza di oltre 100 dipendenti, il 2017 si affronta con un prelievo forzoso di 25 milioni che è da ritenere incolmabile se l’ARS o il Governo Nazionale non interverranno per sanare tale situazione.
A fronte di tutto ciò, diteci, ribadiscono Crocè e Fucile, come si può assistere ad un dibattito sulla questione che sembra essere fatto da marziani, da chi sino ad oggi ha fatto finta di nulla e interviene possibilmente, contro ogni logica, asserendo che il dissesto non è da dichiarare, come se si trattasse nel caso di specie di una scelta discrezionale dei vertici della Città Metropolitana.

BASTA la misura è colma.

Invitiamo tutta la deputazione messinese, regionale e nazionale, a trovare la stessa intesa bipartisan che li ha visti insieme per legiferare recentemente sulle ex Province ritornando all’elezione diretta di Sindaci e consiglieri con relative prebende o su qualsivoglia argomento che tocca le indennità e/o i vitalizi parlamentari, per colmare il disavanzo del Bilancio 2017 delle ex Province con un intervento legislativo che destini risorse certe e sufficienti per chiudere il Bilancio.

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Sen. Bruno Mancuso :Città Metropolitana: “Dissesto, una forzatura incomprensibile”

“Un atto così grave come la dichiarazione di dissesto finanziario della Città metropolitana di Messina necessita di una valutazione più approfondita e dovrebbe essere adottato da un organismo collegiale, viste le conseguenze pesantissime su tutti i 108 Comuni. Non credo possa essere deliberato (in un gioco delle parti pirandelliano) solo da due soggetti che svolgono il loro ruolo senza alcuna legittimazione né dei cittadini né dei territori, quali il Sindaco metropolitano, tale solo per una confusa normativa recentemente superata e modificata dall’Ars, ed il Commissario Straordinario plurifunzionale, tale solo su nomina politica del Presidente della Regione”.
Lo afferma il Senatore di Alternativa Popolare Bruno Mancuso.

“Il decreto legislativo Monti (n°174/ 2012) che restringe le possibilità di ricorrere alla dichiarazione di dissesto, definisce il dissesto di un Ente locale come una soluzione gravissima per la comunità e, quindi, da evitare. Tale decreto (recepito dal testo unico per gli Enti locali) prevede che, qualora sussistano squilibri strutturali di bilancio che possano provocare il dissesto finanziario, rilevati anche nelle varie relazioni della Corte dei Conti, gli Enti debbano ricorrere alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, mediante un piano che va predisposto comunque prima di ricorrere al dissesto (come è stato fatto per il Comune di Messina). Se come si evince dal dispositivo dell’atto di indirizzo – prosegue Mancuso – tale situazione di grave criticità finanziaria sussisteva da diversi anni, non si comprende come il Commissario Straordinario non abbia pensato di porre in essere le procedure per il dissesto quando aveva un ruolo di gestione monocratica di un Libero Consorzio ex Provincia Regionale, e pensi di farlo dopo l’istituzione della Città Metropolitana. La Legge prevede che le Province per le quali sussistano squilibri strutturali di bilancio che possano provocare il dissesto finanziario, debbano ricorrere, con delibera consiliare, al riequilibrio finanziario pluriennale, che se accettata, preveda un piano di riequilibrio finanziario decennale con l’accesso al fondo di Rotazione per la stabilità finanziaria degli Enti locali.

Inoltre la dichiarazione di Dissesto non potrà essere, come si vuole fare apparire, una partita a due fra Sindaco e Commissario, perché deve essere accompagnata per legge da una dettagliata relazione del Collegio dei Revisori, che analizzi le cause del dissesto e motivi il mancato ricorso al piano di riequilibrio finanziario.

Ritengo necessaria una pausa di riflessione per trovare le soluzioni immediate, intervenendo presso il Governo Nazionale in riferimento al meccanismo del cosiddetto prelievo forzoso collegato al Patto di Stabilità e sul Governo Regionale (riapertura dei Lavori dell’Ars per i primi di Settembre) per un contributo straordinario, facendo ricorso in parte alle somme destinate dal Governo Nazionale per il funzionamento delle Aree Vaste Siciliane. Per il futuro – conclude Mancuso – sarà necessario individuare strumenti per dare certezza finanziaria ed operativa alle Città Metropolitane ed ai Liberi Consorzi, definendo e meglio le funzioni e ripartendo con una nuova forma di Governance che finalmente metterà fine alla lunga ed improduttiva stagione dei Commissariamenti e ridarà la parola ai Cittadini”.