L’impatto dei flussi migratori sull’ambiente e sugli autoctoni attraverso il caso Rohingya in Bangladesh.
Chi sono i Rohingya? Il report di Save the Children: “I Rohingya sono un gruppo di fede musulmana che risiede principalmente in Myanmar nello stato di Rakhine, al confine con il Bangladesh e fanno parte degli strati più poveri della popolazione.
In Myanmar la situazione dei Rohingya è sempre stata difficile. Da molti non vengono riconosciuti come cittadini birmani: li ritengono dei bengalesi musulmani, arrivati con la colonizzazione britannica. Il governo birmano non riconosce loro la cittadinanza. Non possono muoversi liberamente nel paese e vivono in campi sovraffollati fuori dalla città di Sittwe, capoluogo del Rakhine.
La situazione è peggiorata drammaticamente negli ultimi mesi, a causa di alcuni scontri con le forze armate. Dalla fine di agosto 2017 quasi 500 mila Rohingya, dopo una rapida e allarmante escalation di violenza, sono fuggiti in Bangladesh.
Le persone che arrivano in Bangladesh raccontano di centinaia di persone uccise, fra cui molti bambini.
L’aumento dei profughi sta aggravando ulteriormente la situazione nei campi di accoglienza in Bangladesh.
L’acqua potabile e il cibo scarseggiano, la situazione igienica si è deteriorata. Migliaia di famiglie, compresi i bambini, stanno dormendo all’aperto perché non hanno altro posto dove andare.
Si stima che il 60% dei Rohingya arrivati in Bangladesh siano bambini”.
IFOR, acronimo di International Fellowship of Reconciliation, è un movimento organizzato su scala internazionale, impegnato a promuovere azioni finalizzate ad affermare la pace sulla guerra, la non-violenza contro ogni forma di aggressività.
I responsabili IFOR di tutti i Paesi aderenti al movimento si riuniscono con cadenza quadriennale in una città diversa. L’ultimo raduno si è svolto dal 2 al 10 novembre 2018 in Sicilia, luogo simbolo per la sua vicinanza all’Africa, tra Catania e Zafferana Etnea.