Fine della grande coalizione con la destra, apertura a chi condivide i nostri valori per un’Europa sociale, tra cui le forze del Terzo settore, e un servizio civile europeo“.
Così il capogruppo dei Socialisti e Democratici europei al Parlamento UE, Gianni Pittella, durante la convention socialista Together. In questa intervista rilasciata a Vita.it, Pittella indica la strada per superare la crisi delle forze progressiste europee e ricucire con i cittadini e i territori dell’Ue.

Cosa portate a casa da questa convention? In questo momento delicatissimo per la sinistra europea, quali sono i punti che più uniscono e quelli che continuano a dividere la famiglia dei socialisti europei?

La nostra conferenza ha avuto un successo straordinario. Per il numero di partecipanti, altissimo e con tanti giovani pronti ad ascoltare, dibattere e interrogarsi sul futuro della sinistra socialista e progressista in Europa. Era da tempo che non vedevo un tale entusiasmo. E questo fa bene non soltanto alla nostra famiglia politica, ma anche a chi vuol bene all’Europa che oggi, più che mai, deve contribuire a ricucire i suoi rapporti con i cittadini e con i territori. Together è stato anche un grande momento di riunificazione dei socialisti europei. Assieme a Corbyn, Pedro Sanchez e tanti altri leader socialisti abbiamo voluto mandare un messaggio chiaro a tutti coloro che si riconoscono nei valori del socialismo europeo: quest’Europa va cambiata per tornare ad essere davvero sociale e solidale, quindi mettiamoci in gioco e costruiamo insieme un cantiere nel quale conti la voce di ognuno.

Il cammino rischia di essere lungo e le elezioni del 2019 sono dietro l’angolo…

I danni inferti ai nostri partiti dalla grande coalizione con la destra popolare europea sono stati letali sia sul piano elettorale che alla nostra identità. Per questo ho deciso di porvi fine al Parlamento europeo. Abbiamo perso le elezioni in molti Paesi e dobbiamo prenderne atto, ma in giro ci sono tante energie che condividono i nostri valori e che dicono basta all’austerità. Ecco perché siamo coinvinti che sia giunto il tempo per aprirci alle forze anti-austerità in Grecia, agli ambientalisti che non vogliono finire sotto il cappello della Merkel, ai movimenti per i diritti civili in Polonia, Ungheria, a quei cattolici che in Austria rifiutano la “orbanizzazione” dei popolari, a tutte le anime che compongono il Terzo settore europeo e che in questi ultimi anni hanno contribuito a salvare in modo decisivo l’Europa dallo sfascio sociale.

I danni inferti ai nostri partiti dalla grande coalizione con la destra popolare europea sono stati letali sia sul piano elettorale che alla nostra identità. Per questo ho deciso di porvi fine al Parlamento europeo. Dobbiamo aprirci a forze politiche e movimenti che come noi vogliono un’Europa più sociale e più solidale.

Questa offerta non ha nulla a che vedere con gli inciucci politici. E’ un’offerta per sconfiggere la paura e il sentimento di solitudine e di abbandono che si sono impadroniti di molti nostri concittadini. E le nostre risposte alla paura devono essere radicalmente opposte rispetto alla destra e agli xenofobi. Significa rafforzare il nostro Welfare, migliorare i sistemi educativi, assicurare servizi sociali adeguati per tutti. Insomma, lo Stato deve tornare a garantire ad ogni cittadino beni pubblici universali. La scuola, la salute, la sicurezza. Ma per fare questo servono risorse. Quelle risorse che ci vengono rubate ogni giorno da multinazionali come quelle della Silicon Valley che evadono le tasse, non dagli immigrati e dai rifugiati! La morte infame della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia ci ricorda che la lotta contro l’evasione fiscale, assieme a tante altre sfide, è fondamentale per il futuro dell’Europa.

lo Stato deve tornare a garantire ad ogni cittadino beni pubblici universali. La scuola, la salute, la sicurezza. Ma per fare questo servono risorse. Quelle risorse che ci vengono rubate ogni giorno da multinazionali come quelle della Silicon Valley che evadono le tasse.

Lei cita le sfide enormi che attendono la sinistra europea, prima tra tutte la strumentalizzazione della paura dell’immigrazione e la crescita dell’estrema destra, ma anche l’importanza di riaffermare la propria identità, senza cercare scorciatoie. Viene subito da pensare all’accordo tra Italia e Libia, criticatissimo sia dal punto di vista etico e dei diritti, che dal punto di vista strategico, non solo dalla società civile ma anche da diversi media internazionali, tra cui New York Times e Washington Post. È questa l’unica risposta che si è in grado di dare al fenomeno migratorio?

Innanzitutto vorrei qui salutare il lavoro straordinario svolto in tutti questi anni dalle ONG nelle operazioni di salvataggio dei migranti nel Mare Mediterraneo. Il coraggio e la determinazione di centinaia di operatori della società civile non solo hanno salvato migliaia di vite umane, ma anche l’onore di un’Europa che ha tradito uno dei valori fondanti dell’Unione: la solidarietà. Voglio altresì ringraziare le migliaia di associazioni e organizzazioni volontarie che, nonostante le difficoltà immense a cui sono confrontate, ogni giorno contribuiscono a garantire in Europa l’accoglienza e l’integrazione di migranti e rifugiati nel rispetto della dignità umana.

Come sa, il fenomeno migratorio è molto complesso. Ed è bene ricordarne le cause che dall’Africa spingono migliaia di uomini, donne e bambini a rischiare la vita per venire in Europa. La povertà, la corruzione, i conflitti, il terrorismo sono flagelli che ancora oggi colpiscono milioni di africani. Gestire i flussi migratori è una sfida immensa, che va oltre un semplice accordo tra due paesi. Sappiamo che in Libia è in corso un’emergenza molto difficile, ma che va risolta. Questo passa per un accordo politico tra i leader libici per mettere fine alle divisioni che lacerano il paese, il passaggio di tutti i centri di detenzione di migranti sotto il controllo delle Nazioni Unite e una lotta spietata contro i trafficanti di essere umani.

Urge poi l’apertura di canali legali e sicuri per i migranti. E’ da mesi che lo chiediamo, ma il Consiglio europeo fa finta di nulla, non capendo o facendo finta di non capire che non si può continuare a gestire il fenomeno migratorio in questo modo. Tanto più che ciò che accade oggi è poca cosa rispetto a quello che ci aspetta in futuro. Entro il 2050 si conteranno due miliardi di africani. Delle due l’una: o continuiamo a far finta di nulla oppure affrontiamo l’Africa con una politica molto ambiziosa. Qualche paese europeo dovrebbe seguire l’esempio dell’Italia che in questi anni ha salvato da sola, o quasi, migliaia di migranti nel Mediterraneo, accolto decine di migliaia sul territorio italiano e aumentato i suoi aiuti pubblici allo sviluppo, privilegiando continente africano.

Cosa significa una politica ambiziosa?

Non vedo alternative possibili se non quella di fare del continente africano una priorità assoluta della politica estera europea nei prossimi 30 anni, a tutti i livelli. E’ quello che sto facendo al Parlamento europeo mettendo l’Africa al cuore dell’agenda politica del nostro Gruppo. Dalla caduta del Muro di Berlino, l’Europa ha rivolto lo sguardo altrove, e oggi ne paghiamo le conseguenze. Abbiamo dovuto aspettare i drammi di migliaia di africani, soprattutto giovani, inghiottiti dal Mediterraneo e sepolti sotto il Sahel, per riscoprirne l’esistenza. Oggi ci tocca affrontare un’emergenza che non doveva esserlo, con l’Italia e i paesi del Sud Europa in prima linea nel salvare vite umane.

Entro il 2050 si conteranno due miliardi di africani. Delle due l’una: o continuiamo a far finta di nulla oppure affrontiamo l’Africa con una politica molto ambiziosa. Qualche paese europeo dovrebbe seguire l’esempio dell’Italia.

Grazie alle pressioni che sta esercitando il nostro Gruppo al Parlamento europeo e a Federica Mogherini, qualcosa si sta muovendo. Il nuovo Piano d’investimenti esterni UE per l’Africa lanciato poche settimane fa e che i socialisti e democratici europei hanno fortemente voluto e sostenuto va nella direzione giusta. Lottare contro le cause profonde dei flussi migratori che mettono in pericolo le persone significa aumentare non solo gli aiuti allo sviluppo, ma anche gli investimenti sostenibili sul continente africano, con il contributo di attori che considero cruciale nella nuova partnership tra Africa e Europa, cioè le ong, le associazioni di volontariato, le fondazioni, le piccole e medie imprese e le cooperative sociali.

Colgo quest’occasione per lanciare un appello a tutte le realtà non profit italiane ed europee: questo nuovo Piano di più di tre miliardi di euro con effetto leva fino a 44 miliardi, va seguito con estrema attenzione, e il nostro gruppo politico lo farà, affinché non finisca nelle mani o nei posti sbagliati e perché rappresenta una opportunità anche per il non profit. Tutti insieme, dobbiamo fare in modo che questo piano rispetti l’obiettivo per cui è stato adottato: creare posti di lavoro, soprattutto per giovani e donne, attraverso progetti e iniziative che rispettino gli standard sociali e ambientali internazionali.

Durante la conferenza Together, ha parlato di un Servizio civile europeo che sia aperto ai giovani ma anche agli over 65, in che modo questo può rappresentare un elemento decisivo nella costruzione di una cittadinanza e di un’identità europea?

La solidarietà è un valore fondante dell’Unione che è stata spazzata via dalle politiche di austerità volute dalla destra europea. Eppure c’è chi in questi anni ha saputo resistere, come i governi Renzi e Gentiloni che hanno contribuito alla riforma del Terzo settore o aumento gli aiuti pubblici italiano allo sviluppo.

Il rilancio del progetto europeo passa per il sostegno dei territori dell’UE e delle sue comunità. Come ricorda il filosofo Zygmunt Bauman, la comunità “non ci abbandona mai; ogniqualvolta abbiamo bisogno di fare riferimento al luogo a cui apparteniamo, essa è sempre lì ad aspettarci e questo ci dà conforto”. In un tempo dove prevalgono la paura, la precarietà e l’isolamento, c’è un bisogno molto forte dei cittadini di stringere relazioni sociali, tra uomini e donne, tra giovani e anziani.

La commissione libertà civili del Parlamento europeo ha dato il primo via libera alla modifica del regolamento di Dublino. Che cosa potrebbe significare questo per l’Italia e l’Europa?

E’ una vittoria importantissima per tutti coloro che si battono per i diritti dei migranti e per una gestione equa e coerente dei flussi migratori a livello europeo. Sono orgoglioso che gran parte delle proposte contenute nel testo adottato dalla commissione Libertà civili del Parlamento Ue provengano dal nostro Gruppo. Con il voto della commissione LIBE, il Parlamento europeo ha dato il via libera alla sua versione delle norme sui richiedenti asilo in cui di fatto, come Roma e gli S&D chiedono da anni, cancella il principio del Paese di primo approdo in base al quale i migranti sono responsabilità dello Stato in cui hanno compiuto il primo ingresso.
Ma la nostra proposta va oltre e migliora quella della Commissione europea, bloccata da un anno dagli Stati Membri, perché introduce il meccanismo automatico di ridistribuzione dei richiedenti asilo tra tutti partner Ue. Ora la palla passa nelle mani del Consiglio europeo, che deve assumere le sue responsabilità e finirla con la politica dell’egoismo e dell’indifferenza che conduce soltanto al disastro.

La nuova iniziativa lanciata lo scorso anno dall’Unione europea per la costituzione di un Corpo europeo di solidarietà è un buon primo passo. E’ importante offrire ai giovani europei opportunità di lavoro o di volontariato, nel proprio paese o all’estero, in progetti destinati ad aiutare le comunità in Europa. Ma bisogna andare oltre. Ecco perché chiedo che la Commissione europea presenti un piano per dare a tutti gli europei, non solo ai giovani ma anche agli europei che compiono 65 anni, la possibilità di svolgere un’attività di volontariato retribuito per la loro comunità.
Finalmente un vero Servizio Civile Europeo!