In questa prima puntata della nostra inchiesta almeno una cosa l’abbiamo capita: per attivare tutta la complessa procedura contro il randagismo e l’abbandono dei cani il comune può fare molto e se i vigili urbani sono insufficienti un contributo notevole potrebbe essere dato dalle “guardie zoofile”.
Basterebbe una firma di Renato Accorinti ….

La nostra inchiesta parte dalla S.S. 113 Km.23,300, Piano Torre, Castanea, dove è ubicato l’unico canile autorizzato in città. Il canile Millemusi.
Ad operare all’interno del rifugio e quindi a gestirlo, oltre tutti i volontari, è la sezione di Messina della Lega Nazionale per la difesa del cane, di cui presidente è la signora Caterina Merenda.
La LNDC ha iniziato ad operare nel nostro territorio probabilmente negli anni ’50 gestendo un canile nella zona di Faro che ospitava circa 50 animali, nel dicembre del 1980 il Comune affidava alla Lega il Forte Schiaffino, che veniva adibito a canile per la gestione dei cani “vaganti”, naturalmente con tutte le più o meno gravi carenze che una tale struttura, di natura tutta particolare e in pessime condizioni di mantenimento, poteva comportare. Successivamente, gli anni trascorsi nel canile di Santa Lucia sopra Contesse, da molti definito come un vero e proprio “lager”. Oggi finalmente, avendo stipulato una convenzione con un privato e con l’accordo del Comune, che sostiene il mantenimento degli ospiti già presenti e futuri, si dispone di un canile rifugio a norma, che  accoglie dignitosamente i cani. All’interno di esso vi è anche il supporto veterinario con relativa sala operatoria per interventi urgenti.

 

RANDAGISMO. LA SITUAZIONE ATTUALE IN CITTA’

4 mila cani e 10.000 gatti circolano per le strade cittadine. Al Comune di Messina costa circa 254 mila euro a semestre il ricovero, la custodia e il mantenimento dei cani catturati nel territorio cittadino e altre 58 mila euro circa è il costo della cattura, per lo stesso periodo, dei cani e gatti vaganti.
Sono questi i dati che si ricavano dalla seconda proroga della convenzione stipulata con il canile.
Cifre esorbitanti attribuito, probabilmente, ad una mancata pianificazione e prevenzione. Il saldo degli animali, in entrata e uscita dal canile, è di 3,00 euro a cane.
Il canile ospita attualmente più di 400 cani, benché sia omologato per 320 e, nonostante tale condizione di sovrannumero sia stata più volte lamentata dalla presidente della LNDC, Caterina Merenda, all’Asp e al Comune, entrambe le Istituzioni continuano a richiedere presso la struttura il ricovero di cani. Ma la mancata sinergia tra gli enti è abissale: l’Asp diffida il canile Millemusi dall’accogliere altri cani, ma ne dispone continuamente il ricovero di nuovi; il Comune è perfettamente a conoscenza del fatto che i cani ospitati sono 400, ma ne paga il mantenimento di soli 340. Millemusi, inoltre, in quanto canile-rifugio, non dovrebbe ospitare animali in condizioni di emergenza (incidentati, affetti da gravi patologie, ecc) e bisognosi di cure speciali, per i quali Comune e Asp hanno l’obbligo di provvedere, ognuno nell’ambito delle rispettive competenze, a creare o reperire strutture adeguate (canili sanitari).

Riguardo al problema sovraffollamento è doveroso sottolineare, però, che il Canile Millemusi, essendo un privato, può stipulare convenzioni con qualunque altro comune. E così è stato, almeno in passato. Sono sei i comuni che facevano riferimento al Canile Millemusi: Castroreale, Santa Lucia del Mela, Rometta, Terme Vigliatore, Patti e Barcellona Pozzo di Gotto.

E’ chiaro che la responsabilità è di tutte le parti che dovrebbero affrontare il problema:

  • ASP. Mancate sterilizzazioni: l’Azienda Sanitaria di Messina afferma che vi sono 4 mila cani randagi e 10 mila gatti nel territorio cittadino: come mai l’azienda sanitaria effettua solo 300 sterilizzazioni l’anno? Pare che il problema nasca da una mancanza di personale come si evince dal fatto che sono stati chiusi diversi presidi, sia in città che in provincia. Nessuna programmazione, inoltre, è stata mai adottata con i Comuni della Provincia di Messina in quanto l’ASP non ha mai convocato i Comuni per istituire l’Unità di Coordinamento prevista dal D.A.2825/2007, organismo deputato al confronto ASP Comuni dei Distretti. E ancora, con le finalità di contrarre la spesa ha arbitrariamente : abbandonato i locali messi a disposizione dal Comune in Viale Giostra; chiuso i Presidi veterinari della Provincia trasferendo le sterilizzazioni nella sede ospitata dall’Università di Messina – Facoltà di Veterinaria, riducendo il numero dei veterinari addetti al servizio pubblico di sterilizzazione di cani e gatti randagi; captato le risorse finanziarie a proprio uso e consumo trascurando un obiettivo primario quale un Rifugio sanitario pubblico; ai comuni viene imposto – senza alcuna concertazione ed in dispregio al patto di stabilità – di aumentare le tasse ai cittadini per coprire i servizi pubblici obbligatori di competenza dell’ASP.
  • Ex Provincia Regionale: quella di Messina, al contrario delle restanti otto non ha istituito alcun ufficio competente, non ha speso un solo euro e non ha mai messo a disposizione alcun terreno per eventuali canili pubblici.
  • Mancato controllo da parte del corpo dei vigili urbani su un vero e proprio censimento della popolazione canina attraverso il monitoraggio di avvenuta microcippatura per ogni cane che nasce;
  • Il Comune di Messina ha speso una media di 350.000 euro ad anno con un trend in aumento nel 2015 con una previsione di spesa di almeno 500.000 euro per l’attivazione di nuovi servizi obbligatori quali il Pronto soccorso veterinario, le incentivazioni alle adozioni, la trasformazione di profili interni previa formazione ad hoc per potenziare il servizio di accalappiamento, con un pericolo rispetto al patto di stabilità se il problema non viene affrontato insieme. Lodevole iniziativa quella di creare uno sportello dedicato alla tutela degli animali ma dal Dipartimento Sanità ed Ambiente giungono notizie che, tra pensionamenti e trasferimenti, i dipendenti effettivi sono soltanto tre e over 60.

 

Nonostante l’ottima legge che dovrebbe contrastare il fenomeno del randagismo, il non attuarla provoca disagi sia sociali che economici ma, in particolar modo, nei confronti di queste creature che non hanno colpa ad essere nati sfortunati, venendo spesso uccisi e avvelenati, come quelli trovati lungo la strada che porta a Castanea, dagli abitanti che, impauriti e lasciati soli da parte delle istituzioni, hanno pensato di risolvere da se il problema.
Altro disagio, riscontrato questa estate, è stato legato alla morte di alcuni cani nel canile. L’ospedale veterinario universitario, avendo sospeso le attività didattiche, ha anche interrotto i rapporti con la realtà, non solo lasciando scoperto il primo soccorso ma anche l’accordo istituito con il canile per il trasporto delle carcasse. La cella frigorifero del canile, in cui vengono posti i cani deceduti in attesa del prelevamento, non riuscendo a supportare il numero di carcasse, ha ceduto, comportando le conseguenze che si possono immaginare.