Gentile Direttore,
la vicenda delle “firme” che in queste ore sta coinvolgendo Emma Bonino deve farci riflettere al punto da evitare l’appiattita e burocratica applicazione di norme troppo spesso scritte male ed in fretta.

Il secondo comma dell’articolo 3 della Carta Costituzionale (che in troppi difendono solo a parole ed in modo strumentale) è la base dei diritti sociali, imponendo allo Stato il compito, da un lato, di assicurare le condizioni necessarie per il pieno sviluppo della persona e per una partecipazione effettiva all’organizzazione politica, economica e sociale dell’Italia, dall’altro di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscano ciò.

Anche alla luce di quanto sopra mi chiedo come si possano accettare, nelle varie fasi burocratiche della formazione e presentazione delle liste, le “rendite di posizione”, cosa assurda di per se ma confermata dalla legge n.165/2017.

Non riesco a comprendere come si possa concepire un trattamento diverso fra quei cittadini che sono già rappresentati in un Parlamento ormai sciolto e quelli che, ancora non rappresentati, aspirano a partecipare “all’organizzazione politica” concorrendo in una corretta e leale campagna elettorale.

E’ inaccettabile, forse anche incostituzionale, la norma che prevede comportamenti ed obblighi diversi per le formazioni politiche già rappresentare e quelle che ancora non lo sono.

Nel caso specifico: non ho mai votato e forse non voterò mai per Emma Bonino ma continuo a ritenere “discriminante” una normativa che favorisca le rendite di posizione.

Il Parlamento è sciolto ? Allora si riparta da zero: tutti con le stesse regole, possibilmente chiare, a partire dalla raccolta delle firme.

Non gradisco la presenza di piccole formazioni, sono decisamente schierato per il sistema maggioritario (oggi impensabile nel nostro paese) ma questo non può impedirmi, anche alla luce dei diritti costituzionali, di ritenere una violazione della democrazia rappresentativa la disparità di trattamento ed il vantaggio riconosciuto a chi “già c’era”.

Altra questione non risolta, a dispetto della negativa esperienza nazionale e locale, è il ricorso alla Magistratura (a tutta la Magistratura, Consulta compresa) per questioni elettorali: come è concepibile non stabilire “corsie preferenziali” e tempi contingentati al fine di avere un responso in tempo utile al fine di non alterare o rendere nulli o discutibili i risultati della urne ?
E’ concepibile che l’eventuale vulnus costituzionale di una legge elettorale i una irregolarità sostanziale vengano accertati ad urne chiuse portando con se dubbi sulla legittimità degli organi eletti o addirittura il loro scioglimento anche dopo un anno di attività?

Ultima cosa che mi permetto di sottolineare: “Commissione antimafia e liste elettorali”
A breve si tornerà ad assistere al ridicolo ed indecoroso balletto degli “impresentabili”?

Spero che la schermaglia sugli “impresentabili” si limiti a giudizi, dispute ed inchieste giornalistiche e non coinvolga la Commissione se non dopo una attenta regolamentazione che il nuovo Parlamento dovrà approntare.

In assenza di una legge sui Partiti (già prevista in Costituzione) il filtro della Commissione risulterebbe molto utile ma solo a condizione che di “filtro preventivo” si tratti e risponda a criteri precisi e condivisi e non ad illazioni o pronunciamenti postumi.
Ma di questo ne parleremo nella prossima, forse breve, legislatura.

Grazie per l’ospitalità.
Carlo Cucinotta