E’ nata, forse, una nuova “balena bianca”?

Non c’è alcun dubbio: è Di Maio il vincitore assoluto di questa consultazione elettorale, seguito da un Salvini che ha cambiato pelle alla Lega (ex Nord).

Al di la dei numeri vincitore “morale” è anche Silvio Berlusconi (al suo ultimo giro di giostra, vista l’età!) che ha avuto la capacità di rivitalizzare Forza Italia, frenarne l’emoragia e, pur perdendo, facendo arrivare prima la coalizione.
Certo, quella che Silvio ha messo in campo è una coalizione fragile, piena di contaddizioni insanabili e vicina alla rottura al primo confonto serio con i problemi economici ed europei, e solo la sua presenza ne garantisce un tiepido collante.

Chi invece ha l’obbligo della fascia nera del lutto al braccio è il centro sinistra e la sinistra autoreferenziale, con la speranza per il paese, che riscopra l’utilità ed il gusto della riflessione autocritica.

Non conosciamo, mentre scriviamo, i risultati definitivi ne sappiamo le intenzioni del Capo dello Stato, ma una cosa è certa: la “seconda repubblica” è abortita.

Abortita, non morta.
Abortita perché non è mai nata dopo una “gestazione” durata circa 20 anni.

Si potrà dire ma in questo ventennio il centro destra ed il centro sinisra si sono alternati alla guida del Paese con l’illusione del bipolarismo.
Vero, ma abbiamo avuto da un lato una coalizione dominata da un partito padronale con vene populiste e dall’altro una coalizione eterogenea condizionata dall’odio-ammirazione nei confronti di Berlusconi, una coalizione il cui collante con era il Programma (di 100 o 20 pagine) ma l’anti-berlusconismo unita alla sudditanza psicologica al suo modello.

In questo clima, al netto delle cose realizzate, non si sono fatte le riforme strutturali indispensabili, si agitavano in modo propagandistico l’art. 18 o la riforma della Giustizia, ma – ad esempio– nessuno ha mai applicato la Costituzione per una legge che regolamentasse Partiti e Sindacati, lasciando che il qualunquismo, il populismo ed il distacco dalle Istituzioni avanzasse pian piano.

Sulla scena poi appare la figura di Renzi che sembrò ed era, allora, il “nuovo” tanto atteso (anche fuori dal centrosinistra), ma con la sua giovanile ed irruente prosopopea tutta toscana e l’astio dei vecchi notabili, unita ad una megalomania largamente diffusa nel ceto poltico, anche le cose positive del suo Governo e quelle del più compassato Gentiloni, non hanno pagato !

Perché ?
Perché le cose camminano sulle gambe delle persone e Renzi ha ereditato un “partito leggero” (vedi Veltroni) che non ha voluto o saputo cambiare, strutturandolo e radicandolo nel territorio, a differenza di Salvini e del M5S che dal territorio e dal contato costante con i cittadini hanno tratto la propria forza.

Che gli ultimi due Governi, assieme a cose errate o migliorabili, abbiano prodotto cose buone o che andavano nella giusta direzione è un dato di fatto: vedrete che nessuno avrà il coraggio di eliminare gli 80 euro o di abolire radicalmente le leggi sul lavoro …
Così come la tanto criticata “Buona scuola” che ha dato tranquillità a migliaia di insegnanti precari da una vita, ma non tenendo conto che gli insegnanti sono storicamente una categoria che ha sempre rifiutato “a prescindere” tutte le rifome tese a rivalutare la “meritocrazia”.

Su questo umus, sui problemi internazionali e sul deficit di visione politica della Comnità Europea, oltre che il suo improvvido allargamento ai paesi dell’Est, Salvini e Di Maio hanno costruito la propria fortuna.

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All’inizio si accennava alla “balena bianca” a proposito di quello che è ormai il Partito di Di Maio.
Potrebbe sembrare strano ma il M5S (oggi Partito, al di la del nome) è profondamente diveso dal Movimento di Peppe Grillo: come in passato la DC, il M5S riesce a far stare insieme la protesta ed il governo, i disoccupati e gli imprenditori, le anime di destra e quelle di sinistra, i giovani disoccupati arrabiati ed i vecchi pensionati anche di alto rango.

La domanda che ci facciamo è se Di Maio sarà all’altezza di mantenere questo assetto anche al Governo del paese, come fece per oltre 40 anni la Democrazia Cristiana, di fare alleanze anche quando non indispensabili per allagare il consenso, o se, in un’epoca profondamente diversa, il suo “VAFFA” e la rabbia accarezzata e cavalcata non si rivolteranno contro di lui.