Il nuovo Sindaco di Messina, in una delle sue “performance” fra show e provocazione politica fatte, da neo-cittadino, prima della campagna elettorale comunale, si presentò a Piazza Cairoli con una pecora al guinzaglio a cui aveva affibbiato il nomignolo di “Pelority“, cioè Peloritani cioè Messinesi.

Rispetto a questa messa in scena vi furono interpretazioni diverse. Alcuni pensarono che con quella rappresentazione si volesse fare riferimento ad una certa categoria di peloritani cosiddetti ” buddaci”, codificati, in maniera caricaturale, in un fumetto molto popolare. Categoria i cui comportamenti sono caratterizzati da arroganza, prevaricazione, assoluta assenza di senso civico e di rispetto del vivere civile ( come d’altronde è riscontrabile ogni giorno), favoritismi, becero maschilismo ed avversione nei confronti dell’altro. Ci fu invece, chi pensò, malevolmente, che il riferimento dovesse essere esteso ai peloritani nella loro accezione più ampia, e quindi a tutti i messinesi.

Si trattava comunque di una provocazione, sottovalutata, rivolta ad una realtà in cui sono presenti, fra l’altro, un autolesionismo atavico correlato ad una autoreferenziale “messinesita'”, che va sempre più trasformandosi – parafrasando Bufalino – in una ” messinitudine” ctonia, un trasformismo elevato a sistema, un meccanismo di scambio politico-elettorale-affaristico e lobbistico attuato in maniera pervasiva.

Come trattasi di provocazione, fatta stavolta in maniera meno bucolica, quella di un Sindaco neoeletto, ed è bene ricordarlo da una minoranza di cittadini elettori, che pone in essere un cinico ricatto politico a tutta la città, perché, seguendo la deriva autoritaria che sta avvelenando il nostro Paese, si dimostra insofferente a qualsiasi forma di dialettica, di confronto, di opposizione e di critica; un Sindaco che, come “spada di Damocle” sulla testa dei consiglieri comunali e della comunità messinese, minaccia una nuova lunga e logorante campagna elettorale, con l’aggravante del ritorno alla gestione commissariale sia per il Comune di Messina che per la Città Metropolitana e che vaticina il futuro affermando con sicumera “così è e così sarà”, preconizzando così, secondo i suoi desiderata, la trasformazione della rappresentazione scenica di Piazza Cairoli con la pecora, da forma in sostanza.

Ma, l’ottimismo della ragione, quanto mai necessario in questi tempi bui, mi porta a credere che i Messinesi possano prendere coscienza di non avere bisogno di ” proto-ducetti” o di “pastori che pensano di dirigere e governare un gregge”, ma di una coralità di autogoverno, con uno sforzo comune e responsabile di energie antiche e nuove che sappiano guardare oltre i confini immaginari e reali, e che riescano a mettere da parte le divisioni e le logiche di appartenenza varie, che hanno portato la nostra città alla situazione di degrado culturale, sociale ed economico in cui si trova ormai da troppo tempo.

Michele Bisignano