italia ha bisogno di figli
E’ iniziata il 13 maggio, per proseguire nei prossimi mesi in tutte le piazze d’Italia, la raccolta firme per la proposta di legge di Forza Nuova finalizzata a promuovere l’istituzione di un reddito per le madri italiane. Ecco i sei articoli del testo di legge proposti dai forzanovisti.
PROGETTO DI LEGGE PER L’ISTITUZIONE DI UN FONDO NAZIONALE DENOMINATO «Reddito alle madri»
Art. 1. (Finalità)
La presente legge, sulla base di quanto stabilito dagli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione e in attuazione degli stessi, intende sostenere la famiglia naturale quale nucleo fondamentale della società e fattore essenziale di sviluppo e di crescita. Considera pertanto preciso dovere dello Stato garantirne l’unità, anche erogando adeguati contributi economici.
A tal fine individua nella donna – casalinga o lavoratrice, coniugata, vedova o “ragazza madre” – che, con una residenza stabile, si dedichi abitualmente alle cure domestiche della propria famiglia il soggetto beneficiario dei suddetti contributi. La donna che sceglie di essere madre merita, infatti, di ricevere quel sostegno continuativo e permanente che mancando di fatto ostacola e a volte impedisce la realizzazione del legittimo desiderio di maternità, come evidenziato dai rilevamenti statistici che denunciano (Istat 2016) il dramma nazionale di un numero di nascite in calo per il sesto anno consecutivo: appena 1,34 figli per donna.
1. L’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS), allo scopo di riconoscere la funzione sociale ed economica del ruolo di madre, eroga ai soggetti beneficiari di cui all’art. 2, comma 1 un importo mensile di Euro 650,00 a partire dal settimo mese di gravidanza per il primo figlio, o per il primo dall’entrata in vigore della legge, a cui si aggiungono Euro 350,00 al mese, a partire dallo stesso periodo della gravidanza, per ogni figlio dopo il primo fino al conseguimento dei diciotto anni, secondo il dispositivo del presente comma 1.
2. Per le finalità dal presente articolo specificate, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali istituisce, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, un apposito Fondo denominato «Reddito alle madri», di seguito denominato «Reddito». Il «REDDITO ALLE MADRI» è dovuto dallo Stato per il solo titolo della maternità, indipendentemente dal reddito del beneficiario o del suo nucleo familiare, ed è esente da imposte o pignoramenti.
Art. 2. (Soggetti beneficiari)
1.Sono considerati soggetti beneficiari indipendentemente dal reddito personale o familiare e dal loro stato civile:
a) le donne italiane o che abbiano acquisito la cittadinanza italiana da almeno venti anni alla data di entrata in vigore della presente legge, secondo uno dei modi previsti dalla normativa vigente in materia;
b) le donne non in possesso della cittadinanza italiana ma facenti parte di uno degli Stati membri dell’Unione Europea residenti ininterrottamente nel territorio dello Stato Italiano da almeno venti anni alla data di entrata in vigore della presente legge.
c) le donne beneficiarie dei casi sopracitati dovranno dimostrare di non aver cambiato residenza più di cinque volte nel corso del suddetto periodo, a meno che non si tratti di donne italiane colpite da eventi quali terremoti, alluvioni o inondazioni.
Art. 3. (Documentazione e tempi di erogazione)
1. Al fine di poter usufruire dell’assegno mensile di cui all’articolo 1, comma 1 i soggetti beneficiari dovranno presentare all’INPS un’apposita istanza esente dall’applicazione dell’ imposta di bollo – «Reddito alle madri», allegando – in autodichiarazione ai sensi del DPR 445/2000 – la documentazione idonea ed ogni altro elemento utile a dimostrare il possesso dei requisiti di cui all’articolo 2 ed in particolare un certificato medico specialistico attestante lo stato di gravidanza tra la ventesima e la ventottesima settimana.
2. L’INPS, dopo le verifiche dei requisiti, provvede entro sessanta giorni dalla data della ricezione della domanda all’erogazione dei benefici economici di cui all’art. 1, comma 1 e 2.
Art. 4. (Cessazione e/o riduzione dell’erogazione del Reddito)
1. L’erogazione dell’assegno mensile a favore dei soggetti beneficiari ai sensi dell’art. 1, comma 2 cessa o viene ridotto in presenza delle seguenti cause:
a) raggiungimento del diciottesimo anno di età del figlio o morte dello stesso.
b) trasferimento della residenza del figlio in altra famiglia anagrafica nella quale non sia presente anche la madre, soggetto beneficiario;
c) venir meno dello status ai sensi dell’art. 1, abbandono dei figli e/o mutazione del sesso biologico della madre.
Art. 5
(Copertura finanziaria)
1. Agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge si provvede mediante l’utilizzo delle maggiori entrate derivanti dalle seguenti disposizioni, suddivise per categorie:
Risorse per immigrazione e accoglienza
a) a decorrere dall’anno 2018, le risorse a disposizione del «Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo» (nel quale confluiscono i finanziamenti del fondo europeo per i rifugiati, circa 2 miliardi la spesa prevista dal Ministero degli Interni per il 2017), di cui all’articolo 1-septies del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39 e successive modificazioni sono trasferite al «Reddito» di cui all’art. 1, comma 2 per il 75% dell’ammontare risultante al 31 dicembre di ogni anno;
b) a decorrere dall’anno 2018, le risorse (170 milioni di euro per il 2018 e il 2019) a disposizione del «Fondo per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati», istituito nello stato di previsione del Ministero dell’interno ai sensi dell’art. 1, comma 181 della Legge n. 190 del 23/12/2014 (“Legge di stabilità 2015”), e successivamente incrementato, sono trasferite al «Reddito» di cui all’art. 1, comma 2 per il 75% dell’ammontare risultante al 31 dicembre di ogni anno;
Patrimoniale su gioco d’azzardo interessi bancari, depositi, partecipazioni, riserve, titoli e utili Bankitalia, monopolio fiscale sulla vendita di tabacchi e affini
a) a decorrere dall’anno 2018, il 2% dell’ammontare complessivo delle entrate derivanti dalla gestione di Lotto, lotterie e altri giochi (circa 2 miliardi l’anno) e delle imposte gravanti sui giochi è destinato al «Reddito» di cui all’art. 1, comma 2.
b) a decorrere dall’anno 2018 è istituita un’imposta del 3% sull’ammontare complessivo degli interessi attivi a qualsiasi titolo percepiti dagli istituti di credito (70 miliardi l’anno secondo la media degli ultimi anni) e contabilizzati nell’ultimo bilancio di esercizio regolarmente approvato. L’imposta sarà versata in un’unica soluzione entro il 31 luglio di ciascun anno. Il gettito tributario confluirà, per l’intero ammontare, nel «Reddito» di cui all’art. 1, comma 2;
c) a decorrere dall’anno 2018, i dividendi percepiti dall’INPS e dall’INAIL (circa 23 milioni in totale secondo la media degli ultimi anni) sulle partecipazioni al Capitale Sociale della Banca d’Italia e dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione (ex Equitalia) sono destinati alla costituzione del «Reddito» di cui all’art. 1, comma 2 in misura non inferiore all’80% per i dividendi percepiti da ciascun ente previdenziale;
d) a decorrere dall’anno 2018, gli introiti derivanti dalle imposte sul reddito di esercizio versate dalla Banca d’Italia (1 miliardo e 310 milioni nel 2016) sono versate a beneficio del «Reddito» di cui all’art. 1, comma 2 in misura non inferiore al 35%;
e) l’aliquota dell’addizionale di cui al comma 16 dell’articolo 81 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, (gravante sulle aziende che operano nella ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi; raffinazione petrolio, produzione o commercializzazione di benzine, petroli, gasoli per usi vari, oli lubrificanti e residuati, gas di petrolio liquefatto e gas naturale; produzione o commercializzazione di energia elettrica) è aumentata di 1,5 punti percentuali e confluisce nel «Reddito» di cui all’art. 1, comma 2. In deroga all’articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212, la disposizione di cui alla presente lettera, si applica a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore della presente legge. All’aumento della predetta aliquota si applicano le disposizioni di cui al comma 18 del citato articolo 81 relative al divieto di traslazione dell’onere sui prezzi al consumo;
f) a decorrere dall’anno 2018, è istituita un’imposta del 5% sul patrimonio della Banca d’Italia rappresentato dai Titoli di Stato, titoli obbligazionari ed azionari, riserve auree e valutarie a qualsiasi titolo detenuti, così come risultante dall’ultimo bilancio di esercizio regolarmente approvato (circa 250 milioni di euro). L’imposta sarà versata in un’unica soluzione entro il 31 luglio di ciascun anno. Il gettito tributario confluirà, per l’intero ammontare, nel «Reddito» di cui all’art. 1, comma 2;
g) a decorrere dall’anno 2018, il 50% delle somme devolute allo Stato (2 miliardi e 156 milioni nel 2016) e rivenienti dal piano di riparto dell’utile netto della Banca d’Italia ai sensi dell’art. 40 del suo Statuto è destinato al «Reddito» di cui all’art. 1, comma 2.
h) a decorrere dall’anno 2018, è istituita un’imposta del 2% sul gettito complessivo spettante allo Stato sulle entrate del monopolio fiscale esercitato dall’ Ente Tabacchi Italiani (ex Monopolio di Stato), (15 miliardi incassati nel 2016, secondo stime ufficiali basate su studi Nomisma del 2010).
Il gettito tributario confluirà nel «Reddito» di cui all’art. 1, comma 2.
Art. 6. (Incentivi a favore delle imprese per le madri lavoratrici)
Al fine di incentivare l’assunzione di madri lavoratrici sono previste le seguenti agevolazioni a favore del datore di lavoro:
1. Per ogni giorno di assenza a causa di maternità o puerperio al datore di lavoro è concesso un credito di imposta pari al 20 % della retribuzione giornaliera a partire dal periodo di imposta in corso alla data di entrata in vigore della presente legge.
2. Il credito di imposta di cui al comma 1 può essere imputato agli oneri contributivi, alle imposte dirette e all’imposta sul valore aggiunto che gravano sul datore di lavoro per i periodi di assenza della madre lavoratrice indicati nel medesimo comma 1.
3. Il credito di imposta di cui al comma 1 è riconosciuto a seguito della presentazione, da parte del datore di lavoro, della documentazione relativa all’ assenza della lavoratrice per le cause indicate nel medesimo comma 1.