Da una lettrice riceviamo la lettera che pubblichiamo di seguito.
La pubblichiamo perchè sulla denuncia che essa contiene TUTTI i candidati a Sindaco possano riflettere.
Non ci interessa la polemica elettorale spicciola ma il tema sollevato ci sembra dirimente ed investe tutti, da sinistra a destra.

Messina ha attraversato 5 anni di inutili “dichiarazioni” e di sottoscrizione di “patti a favore di telecamere” e, francamente, ci siamo stufati: ai candidati chiediamo impegni concreti, aspiriamo ad una Giunta che senta il bisogno di valorizzare la presenza delle donne, nel suo interno, negli apparati amministrativi, nelle partecipate, nel sottogoverno, come una marcia in più, come una opportunità imprescindibile per la città.

Si, avremmo voluto una donna alla guida di Messina, ma solo il centro sinistra sta proponendo, già in partenza, una coppia Sindaco-Vice Sindaco (uomo – donna) che è ancora poca cosa ma è un buon inizio.
Vedremo poi la composizione della Giunta ed il resto …

Ci rendiamo conto che mentre noi facciamo filosofia Daniela è disoccupata dal 2015 a dispetto del corretto parere del Dirigente Bruno e delle “firme da passerella”.
A lei, ed a tante come lei, da messinesi chiediamo scusa ed alla prossima Giunta un impegno concreto.

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La Lettera:

Il Comune di Messina lancia il “Patto dei Comuni per la parità e contro la violenza di genere”.
Solo parole vuote e senza senso: a Messina si licenzia perchè DONNA
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Comunicati stampa e incontri a tema: “L’obiettivo è progettare e sostenere misure concrete di promozione delle pari opportunità per il sostegno dell’emancipazione femminile e la costruzione di una società più equa, che offra a tutte le persone, indipendentemente dal genere, di sviluppare talenti e potenzialità nella stessa misura, lontano dai pregiudizi e dagli stereotipi di genere”, ma le parole non raccontano che a Messina una donna è stata licenziata da una cooperativa che gestiva, per il Dipartimento Politiche Sociali del Comune di Messina, i servizi di assistenza domiciliare.

Ebbene si, sotto la luce dei riflettori questa Amministrazione è ineccepibile, ma nei fatti risulta tutt’altra cosa, e vi spiego il perchè.

La Giunta è composta da 8 uomini e una donna, su questa questione si sono espressi in molti e devo essere sincera non voglio spendere nemmeno una parola. Anche se l’assessore alle politiche sociali (l’unica donna della Giunta) fa fare anche un comunicato stampa a difesa del “suo sindaco” e si strappa le vesti per avere sempre e comunque il consenso pubblico dal “suo sindaco” dichiarando: “Sì, è vero, oggi solo una donna è componente della giunta Accorinti e non mi sono mai sottratta dal sottolinearlo, anche pubblicamente. Ma certo non si può tacciare per questo la giunta Accorinti di misoginia”.

Sono sempre stata contraria alle preferenze di genere, semplicemente perchè penso che una donna debba valere e non essere imposta e ultimamente utilizzata (politicamente) per favorire l’uomo, ma questa è un’altra storia.

IO REPUTO la Giunta comunale di MESSINA MISOGINA per un fatto gravissimo di cui si è resa responsabile proprio perchè essendone a conoscenza, non è intervenuta con forza contro questa discriminazione di genere:

Il 19 Gennaio 2015 la Cooperativa Orsa Maggiore scrive al Comune di Messina, al Dirigente e all’assessore al ramo e alle organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL la seguente nota: “Si comunica agli organi in indirizzo che a seguito della rimodulazione del monte ore relativo alla contrattualizzazione dei lavoratori impiegati nel servizio di Assistenza Domiciliare Famiglie PH del Comune di Messina, giusto accordo sindacale del 5 gennaio c.a., considerata la tipologia di utenza da assistere, il monte ore degli operatori uomini è risultato insufficiente ad evadere la richieste di assistenza degli utenti di sesso maschile che, per ragioni di riserbo e pudore, chiedono l’interevento di operatori uomini. Pertanto, al fine di garantire l’assistenza agli utenti che per le ragioni sopra esposte non possono ricevere il servizio, la scrivente società cooperativa, nell’interesse esclusivo degli assistiti è obbligata a fare scorrere la graduatoria dei lavoratori avviando prioritariamente al lavoro operatori di sesso maschile”.

Cosa risponde il Dirigente e l’assessore al ramo?
Il 27 Gennaio 2015 il Dirigente Dott. Giovanni Bruno risponde alla nota della Cooperativa: “Riguardo all’erogazione del servizio si chiarisce che lo stesso non prevede l’impiego degli operatori distinti per sesso a prescindere dalla volontà degli assistiti e conseguentemente non può essere operata, anche in considerazione della normativa generale in materia, alcuna discriminazione di genere”.

PUNTO, la questione sembrerebbe chiusa, ma la cooperativa come preannunciato nella nota ha fatto scorrere la graduatoria, e l’assistente domiciliare non è stata assunta !

Il comune non ha preso nessun provvedimento nei confronti della cooperativa nonostante quanto giustamente scritto dal dott. Bruno.

Quest’ultima ha concluso il suo appalto serenamente e la lavoratrice è fuori dal mercato del lavoro dal 2015. A nulla è valso il suo pellegrinaggio al Dipartimento Politiche sociali, a nulla sono serviti gli incontri con l’ex assessore, con l’assessore odierno è stato impossibile (non è stata ricevuta), con i vari dirigenti che si sono succeduti.

Ecco Daniela Monti è stata discriminata in quanto donna e gli assessori alle politiche sociali di questa GIUNTA non hanno fatto NULLA. In compenso questa amministrazione ha firmato il “Patto dei Comuni per la parità e contro la violenza di genere”

lettera firmata