La dichiarazione di dissesto è una scelta obbligata prevista dalla legge per gli Enti che non sono in grado di esitare il bilancio, quindi per la Città metropolitana di Messina una scelta ineludibile con nessun margine alla discrezionalità di chi amministra.

Questa in estrema sintesi la conclusione a cui giunge il dott. Romano dopo una meticolosa disamina della situazione finanziaria della ex Provincie in generale e di quella di Messina in particolare.

Nel 2013 quando fu deciso di “rinnovare” gli Enti di area vasta ci si limitò a non rinnovare gli organi istituzionali democraticamente eletti, nominando al loro posto dei Commissari.

Il bilancio complessivo delle Province italiane era ci circa 9 miliardi di Euro, lo 0.9 per cento del bilancio dello stato .La Provincia di Messina che è circa l’uno per cento, sia come estensione territoriale che come popolazione , dell’intero Paese, aveva allora coerentemente un bilancio di circa 91 milioni di euro.

Con la legge ”Del Rio” di riorganizzazione degli Enti di Area Vasta fu deciso il trasferimento di funzioni e competenze alle Regioni, subordinando l’effettività di questa passaggio all’ approvazione di una successiva legge che ciascuno Regione avrebbe dovuto approvare.

Le Regioni sull’assorbimento delle competenze sono state piuttosto “tiepide”, trasferendo, e solo in pochi casi, funzioni marginali e poco costose, lasciando a carico delle ormai ex Province scuole superiori, strade ed assistenza ai disabili.

Il passaggio successivo della legislazione nazionale è stato: considerato che vi abbiamo tolto funzioni e competenze, irrilevante il fatto che sia stato fatto per finta, vi togliamo soldi e personale e questo viene fatto sul serio. Viene disposto un taglio orizzontale del 50 per cento del personale per le Province e del 30 per cento per le Città metropolitane, contestualmente la spesa per le ex Province passa da 9 miliardi a 6, ovvero lo 0,6 per cento del bilancio dello Stato. La stessa legge prevede una norma di salvaguardia del personale con la istituzione di una lista di mobilità del personale in esubero, e l’obbligo per gli tutti Enti pubblici ad attingervi nelle nuove assunzioni.

Questo per tutta l’Italia tranne che per la Sicilia, dove in virtù della competenza esclusiva in materia di Enti locali prevista dallo Statuto regionale, l’esubero del personale non è stato dichiarato, ma i soldi sono stati tolti, pur mantenendo le ex Province siciliane competenze e funzioni. Paradossalmente gli Enti pubblici siciliani che hanno fatto assunzioni tra il 2013 e il 2015 hanno attinto alla lista di mobilità delle Province nella quale non erano presenti i dipendenti delle Province siciliane.

Di fonte a questo paradosso legislativo nessun parlamentare siciliano ha ritenuto di esprimere il proprio dissenso, ne la Regione Siciliana ha ritenuto di sollevare un conflitto di attribuzioni davanti alla Corte Costituzionale.

A questo punto, siamo nel 2015, l’Ex Provincia ha un bilancio di 62 milioni di euro che si riesce ad approvare, grazie ad una riduzione del personale di circa 200 unità tra pensionamenti e mobilità volontaria e una drastica riduzione della spesa, in primo luogo quella relativa agli affitti per le scuole.

L’ennesima mazzata si concretizza con una norma della legge di bilancio 2015 “Contributo degli Enti di Area Vasta alla finanza nazionale” che prevede un prelievo forzoso sulle risorse dirette (essenzialmente l’addizionale sulla R.C. auto) che per la Provincia di Messina è stato di 8 milioni di uro nel 2015, 17 milioni di euro nel 2016, somme già pagate grazie a residui attivi presenti in cassa, e dovrebbe essere di 28 milioni di euro dal 2017 in poi. Quindi a fronte di un bilancio già risicatissimo di 62 milioni di euro con cui a malapena si riescono ad erogare i servizi e pagare i dipendenti, lo Stato ne sottrae 28 costringendo ineluttabilmente l’ente al dissesto.

A questo quadro sconfortante si affianca il disastro della legislazione siciliana sulla riforma delle Province (se non sarà impugnata dal Governo nazionale), ma questa è un’altra storia, o meglio un altro capitolo della stessa storia.