Pubblichiamo il contributo di Moked-Il portale dell’ebraismo italiano:

In occasione della serata di inaugurazione nell’aula magna della Scuola ebraica di Milano della nuova stagione di iniziative dell’associazione Kesher, la presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni ha richiamato il doppio impegno su cui si deve confrontare il mondo ebraico italiano: da una parte la tutela della propria identità di ebrei e la difesa delle proprie tradizioni e cultura, dall’altra l’impegno a farsi promotori di messaggi condivisi da tutta la società. Su questi due fronti, ha sottolineato Di Segni, è impegnata l’Unione: “Assieme al ministero dell’Istruzione abbiamo avviato un progetto di didattica nelle scuole legato alla conoscenza della cultura ebraica con la possibilità di estendere il discorso al tema della cultura della convivenza. Un elemento al centro anche di un’iniziativa portata avanti con l’ambasciata tedesca”. La costruzione con le istituzioni di un percorso di conoscenza, ha evidenziato la presidente, è importante per il futuro del mondo ebraico che dall’altro lato deve fare i conti con la situazione non semplice del Paese.

Una situazione riassunta, in occasione dell’inaugurazione, dal direttore de La Stampa Maurizio Molinari in tre questioni che l’Italia deve affrontare: “la globalizzazione che sta portando con sé la crescita delle diseguaglianze economiche, la pressione delle migrazioni, e il problema della corruzione. Questi tre elementi combinati hanno portato all’attuale stagione d’instabilità e a un periodo di grande trasformazione per l’Italia, e non solo, che durerà ancora a lungo. L’attuale instabilità ha permesso da una parte l’affermazione di movimenti nazionalisti che guardano con nostalgie più o meno velate al passato nazifascista, dall’altra l’emergere nel campo progressista di forze che individuano in Israele il capro espiatorio (vedasi i labour di Corybin). Entrambi, sono forze che stanno disgregando l’equilibrio europeo e sono un pericolo per il mondo ebraico. Quest’ultimo però ha l’opportunità di farsi portatore di un messaggio contrario, di unità e di speranza; messaggio che si articola in tre modi. In primo luogo, attraverso la memoria. La conservazione della memoria ebraica è destinata ad essere un elemento di stabilità perché rafforza le democrazie: gli ebrei sono stati vittime sia del nazifascismo sia del totalitarismo sovietico e sono stati protagonisti in Europa della ricostruzione democratica. L’impegno costante a ricordare da una parte la tragedia del Novecento, le ferite che lasciato, e dall’altra il significato della rinascita delle democrazie e del rispetto dei diritti umani può rappresentare la risposta ebraica agli attuali rigurgiti di rabbia e razzismo. Ma per uscire da queste ombre nere servono anche delle prospettive e qui entra in gioco l’esperienza israeliana: Israele è uno dei tre polmoni al mondo dell’innovazione, assieme alla California e a Giappone e Singapore insieme. Le Comunità ebraiche possono essere dei vettori per collegare l’Italia alla realtà d’Israele e alla sua capacità di guardare al futuro, offrendo quindi una possibilità alla prima di far fronte concretamente alle difficoltà economiche e alla disoccupazione. Altro elemento in cui gli ebrei possono essere un esempio positivo, il legame con il territorio”.