Il tavolo aperto fra le Confederazioni Sindacali e l’Amministrazione Comunale deve puntare alla soluzione, non può limitarsi all’esibizione di dati e bilanci che descrivono situazioni drammatiche valutate con il metro dell’Amministrazione neo eletta, puntualmente smentite degli ex della giunta Accorinti che raccontano una storia diametralmente opposta.
In questa fase i messinesi vanno a dormire con la depressione del fallimento e si svegliano esaltati dalle dichiarazioni di ex assessori che raccontano di un Comune risanato e aziende partecipate efficienti.

Nel mondo sindacale e fra i lavoratori si sono create due curve da stadio, quella che rimpiange i fiori all’occhiello di accorintiana memoria e il versante opposto che maledice gli sperperi di un finto benessere i cui nodi oggi arrivano al pettine. La confusione ci sta tutta ma non è compito del sindacato fare da arbitro fra le opposte fazioni, etica vuole che le parti sociali mettano in campo tutti gli strumenti per salvare il salvabile mantenendo come prioritari i diritti dei lavoratori e dell’utenza dei servizi essenziali. Il compito ufficiale oggi è provare, se possibile, a mitigare il debito denunciato dall’attuale amministrazione che ha ricevuto l’incarico di governo dai cittadini, pertanto unica titolata a valutare la situazione economica.

Se la Giunta uscente pensa che i numeri siano mistificati ad arte, sfrutti i canali legali, oltre lo spazio mediatico, per far valere le proprie ragioni ma fino a prova contraria ufficiale, e fin quando il sindaco di Messina sarà De Luca, piaccia o no, dobbiamo confrontarci con il disastro economico che De Luca ha prospettato in tutte le sedi, persino alla Procura della Repubblica.

Chi, invece di proporre soluzioni credibili, pensa di affrontare il pre-dissesto continuando la difesa d’ufficio della gestione delle partecipate su modello Foti, avrà le sue “buone ragioni” ma paradossalmente fornisce a De Luca l’alibi per parlare di privatizzazione dei servizi essenziali.

Il momento è delicato, il campanilismo e il “provincialismo” sindacale vanno messi un attimo da parte, è necessario superare gli interessi dei singoli settori e proseguire il confronto con l’Amministrazione Comunale attraverso il livello Sindacale Confederale.

Le Confederazioni di ogni singola sigla hanno la visione generale del mondo del lavoro cittadino e gli strumenti per muoversi entro le iniziative perentorie che il Sindaco intraprende giornalmente, l’azione di soggetti settoriali che intervengono in delicatissimi equilibri d’interesse generale, al momento sono solo un disturbo che svia dall’obiettivo primario.

Alla luce dei bilanci esposti dal sindaco alle OO.SS. presenti giorno 8 ottobre u.s., bisogna valutare quanto sia conveniente imbarcarsi per 10 o 20 anni in un nuovo piano di riequilibrio foriero di lacrime e sangue. Al punto cui si è giunti, con i tributi già al massimo consentito e i servizi che tendono a ridursi al minimo, la città di fatto paga come fosse in dissesto ma il Comune non usufruisce della parte utile che il dissesto garantisce: cristallizzazione dei debiti, che non producono più interessi né sono soggetti a rivalutazione monetaria, estinzione delle procedure esecutive in corso, con conseguente inefficacia dei pignoramenti eventualmente eseguiti, e impossibilità di intraprendere o proseguire azioni esecutive nei confronti dell’Ente.

Certo, il dissesto è una sconfitta su tutti i fronti ma a questo punto bisogna puntare al concreto e confrontarsi con il cinismo dei numeri.

Se De Luca dimostra che con il piano “Salva Messina” riesce a salvare anche un solo posto di lavoro, a far risparmiare anche un solo euro ai contribuenti rispetto alla condizione di un Comune in dissesto… allora vale la pena giocarsi la scommessa, diversamente non faccia l’errore commesso del Governo che l’ha preceduto.

Il piano di riequilibrio deve essere credibile, costringere i messinesi alla Via Crucis solo per evitare di conclamare la sconfitta non avrebbe senso.