Il Patto per la Falce prevedeva, entro trenta giorni dalla sottoscrizione, l’attivazione di un tavolo tecnico, coordinato dall’Università degli Studi di Messina, tra l’Amministrazione Comunale e l’Autorità Portuale per definire gli impegni, anche economici, ivi compresa la bonifica delle aree.

Ebbene : oggi scadono i termini e del tavolo tecnico neanche l’ombra.
Il che era ampiamente prevedibile dopo che, all’ultimo momento, l’Amministrazione decise di siglare l’intesa, che definiva i parametri urbanistici del Pio (Piano d’Inquadramento Operativo) della zona Fal 3 del Piano Regolatore del Porto, nell’aula consiliare di Palazzo Zanca e non all’Università in presenza del Rettore.
Speriamo lo sgarbo non faccia saltare un Patto faticosamente raggiunto dai soggetti istituzionali competenti, locali e regionali, che ha destato grande entusiasmo perché ritenuto giustamente il primo passo propedeutico al perfezionamento dell’iter di approvazione e, si spera , di realizzazione del Piano Regolatore del Porto, indispensabile per la riqualificazione e il rilancio economico, culturale ed ambientale della zona falcata e dell’area portuale, ma anche per il futuro della città e della Sicilia.
A tal fine riteniamo sia necessario recuperare il prezioso ruolo di mediazione dell’Università in vista delle divergenze che inevitabilmente si presenteranno nel prosieguo, dati i vincoli e le modifiche imposti dall’Amministrazione Comunale. Si pensi, ad esempio alla riduzione delle “quantità edificatorie attualmente previste ……., all’adozione di un Indice di Utilizzazione Territoriale (IUT) non superiore a 0,2 mq/mq, ……. alla cubatura massima consentita non superiore a 25.000 mc ………..all’altezza degli edifici non superiore a 15 m ….. “ o alle funzioni, rigorosamente definite, riguardanti le attività terziarie, le aree di rispetto, le attività sportive e la mobilità.
Per evitare che l’iter così faticosamente riavviato si blocchi ancora, l’Università deve attivare il tavolo tecnico approfondendo, da subito, le modalità di coordinamento dei vari soggetti che, comunque, non possono essere solo istituzionali. Al tavolo devono partecipare anche gli stakeholders territoriali (organizzazioni imprenditoriali e sindacali, ordini professionali, ecc…) per fare riferimento alla stessa logica della “programmazione partecipata” con la quale si è redatto il Piano Regolatore del Porto. Solo così non si comprometterà la valenza economico finanziaria degli investimenti pubblici e privati necessari per attuarlo.