Adolfo Parmaliana, docente universitario a Messina, già dirigente del PCI, segretario dei DS a Terme Vigliatore, fu in prima linea nella lotta contro la mafia: grazie alle sue denunce fu sciolto il Consiglio Comunale di Terme Vigliatore per associazione mafiosa.
Oggi avrebbe compiuto 58 anni

Il giornalista e scrittore Alfio Caruso da noi intervistato nell’ottobre 2010 durante la presentazione a Messina del libro “Io che da morto vi parlo” dedicato alla vita ed al suicidio di Adolfo Parmaliana.

Nella mattina del 2 ottobre 2008 il professore Adolfo Parmaliana, docente ordinario di Chimica industriale all’Università di Messina, cinquantenne, si tolse la vita lanciandosi nel vuoto dal viadotto Patti Marina dell’autostrada Messina-Palermo, dopo aver lasciato la propria autovettura sulla corsia d’emergenza.
Le motivazioni del’accaduto sono contenute in una lettera che il docente ha lasciato al fratello, l’avvocato Biagio Parmaliana, nel quale spiega le ragioni del suo gesto disperato e ricorda le sue tante denunce contro gli amministratori locali, i rapporti con ambienti della massoneria e della criminalità organizzata, il malaffare di politici.

Riproponiamo di seguito il testo integrale della sua ultima lettera.
“La Magistratura barcellonese/messinese vorrebbe mettermi alla gogna, vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati. Non posso consentire a questi soggetti di offendere la mia dignità di uomo, di padre, di marito, di servitore dello Stato e docente universitario. Non posso consentire a questi soggetti di farsi gioco di me e di sporcare la mia immagine, non posso consentire che il mio nome appaia sul giornale alla stessa stregua di quello di un delinquente. Hanno deciso di schiacciarmi, di annientarmi. Non glielo consentirò, rivendico con forza la mia storia, il mio coraggio e la mia indipendenza. Sono un uomo libero che in maniera determinata si sottrae ad un massacro ed agli agguati che il sistema sopra indicato vorrebbe tendergli.
Chiedete all’Avv.to Mariella Cicero la ragioni del mio gesto, il dramma che ho vissuto nelle ultime settimane, chiedetelo al Sen. Beppe Lumia, chiedetelo al Maggiore Cristaldi, chiedetelo all’Avv.to Fabio Repici, chiedetelo a mio fratello Biagio. Loro hanno tutti gli elementi e tutti i documenti necessari per potervi fare conoscere questa storia: la genesi, le cause, gli accadimenti e le ritorsioni che sto subendo.
Mi hanno tolto la serenità, la pace, la tranquillità, la forza fisica e mentale.
Mi hanno tolto la gioia di vivere. Non riesco a pensare ad altro. Chiedo perdono a tutti per un gesto che non avrei pensato mai di dover compiere.
Ai miei amati figli Gilda e Basilio, Gilduzza e Basy, luce ed orgoglio della mia vita, raccomando di essere uniti, forti, di non lasciarsi travolgere dai fatti negativi, di non sconfortarsi, di studiare di qualificarsi, di non arrendersi mai, di no essere troppo idealisti, di perdonarmi e di capire il mio stato d’animo: Vi guiderò con il pensiero, con tanto amore, pregherò per voi, gioirò e soffrirò con voi. Alla mia amatissima compagna di vita, alla mia Cettina, donna forte, coraggiosa, dolce, bella e comprensiva: Ti chiedo di fare uno sforzo in più, di non piangere, di essere ancora più forte e di guidare i Ns figli ancora con più amore, di essere più brava e più tenace di quanto no lo sia stato io.
Ai miei fratelli, Biagio ed Emilio, chiedo di volersi sempre bene, di non dimenticarsi di me: vi ho voluto sempre bene, Vi chiedo di assistere con cura ed amore i Ns genitori che ne hanno tanto bisogno.

Alla mia bella mamma ed al mio straordinario papà: Vi voglio tanto bene, Vi mando un abbraccio forte, Vi porto sempre nel mio cuore, siete una forza della natura, mi avete dato tanto di più di quanto meritavo. A tutti i miei parenti, ai miei cognati, ai miei zii, ai miei cugini, ai miei nipoti, a mia suocera: vi chiedo di stare vicini a Gilda, a Basilio ed a Cettina. Vi chiedo di sorreggerli.
Ai miei amici sarò sempre grato per la loro vicinanza, per il loro affetto, per aver trascorso tante ore felici e spensierate. Alla mia università, ai miei studenti, ai miei collaboratori ed alle mie collaboratrici saro sempre grato per la cura e la pazienza manifestatami ogni giorno. Grazie. Quella era la mia vita.
Ho trascorso 30 anni bellissimi dentro l’Università, innamorato ed entusiasta della mia attività di docente universitario e di ricercatore. I progetti di ricerca, la ricerca del nuovo erano la mia vita. Quanti giovani studenti ho condotto alla laurea. Quanti bei ricordi.
Ora un clan mi ha voluto togliere le cose più belle: la felicità, la gioia di vivere, la mia famiglia, la voglia di fare, la forza per guardare avanti.
Mi sento un uomo finito, distrutto.
Vi prego di ricordarmi con un sorriso, con una preghiera, con un gesto di affetto, con un fiore. Se a qualcuno ho fatto del male chiedo umilmente di volermi perdonare. Ho avuto tanto dalla vita. Poi, a 50 anni ho perso la serenità per scelta di una Magistratura che ha deciso di gambizzarmi moralmente. Questo sistema l’ho combattuto in tutte le sedi istituzionali. Ora sono esausto, non ho più energie per farlo e me ne vado in silenzio. Alcuni dovranno avere qualche rimorso di aver ingannato un uomo che ha creduto ciecamente, sbagliando, nelle istituzioni.
Un abbraccio forte, forte da un uomo che sino ad alcuni mesi addietro sorrideva alla vita.
Adolfo Parmaliana

Un cortometraggio (di e con Ivan Bertolami – maggio 2014) completamente ispirato all’ultima lettera del Prof. Adolfo Parmaliana.

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Questa è invece la lettera che due giorni fa ci ha inviato Emanuele Ferrara

Gentile Redazione,
il 2.10.1998 moriva suicida il Professor Adolfo Parmaliana, gettandosi dal viadotto di Patti Marina. Il giorno del suo cinquantesimo compleanno Parmaliana stupì tutti i convitati ai suoi festeggiamenti dicendo che lui, ormai, non si considerava più siciliano. Proprio lui che aveva sempre posto gli interessi della sua Terme Vigliatore e della amata Sicilia sopra ogni cosa impegnandosi attivamente per riscatto della sua terra. Fu segretario della locale sezione dei DS nella lotta contro la mafia barcellonese, moltiplicando gli sforzi, spesso sollecitava i politici da Fassino a Vendola e persino il Capo dello Stato evidenziando il nefasto dominio esercitato dal “Partito Unico Siciliano”. Ma infine abbandonato da tutti anche dal suo stesso partito, decise di togliersi la vita. Era inviso a tutti il Prof. Parmaliana per il suo attivismo civile e politico e per la fermezza con cui si dichiarava integerrimo. Persino Piero Fassino, cui spesso si rivolge, lo snobba: segnale della lontananza della politica o puro e semplice menefreghismo? Più semplicemente direi un segnale delle difficoltà di tenere la schiena dritta nel nostro paese, soprattutto in Sicilia, dove non c’è una sinistra vera e nemmeno una destra, bensì come diceva il Prof. Parmaliana, il “Partito Unico Siciliano” che pretende dei sudditi in ginocchio. Anche e soprattutto la magistratura non esce bene da questa vicenda, che rinvia a giudizio il Professore per diffamazione. Questo lo segnò profondamente e gli fece capire che i suoi sforzi erano stati vani perchè in Sicilia è in svolgimento un grande ballo in maschera dove a volte la magistratura utilizza il proprio ruolo non per difendere i cittadini ma per angariarli nell’interesse dei potentati di appartenenza. Ho voluto ricordare la figura del Prof. Parmaliana perchè con il suo gesto estremo mi ha fatto capire che la Sicilia è una terra senza speranza finchè i siciliani lo vorranno. Cordialmente

Emanuele Ferrara