Questa mattina a piazza Unione Europea la mobilitazione di Cgil e Uil contro il Salva Messina di De Luca: no alle privatizzazioni, allo smantellamento del tram, no alla politica a senso unico e ai dissidi sociali che questo clima sta alimentando.

Abbiamo detto “Più bandiere che persone” perché a dispetto di ciò che hanno affemato gli organizzatori questo è quello che abbiamo visto, oltre la marea di sigle che sempre più, in una sorta di cosciente autolesionismo, divide e frantuma la sinistra.
Certo c’è da tener conto dell’assurdo divieto per molti lavoratori delle partecipate ad usufruire del permesso sindacale, c’è da tener conto del tempo non certo invogliante, ma questo è !

Da un lato un Sindaco camaleontico sempre alla ricerca dell’avversario e pronto ad impegni che sfidano l’impossibile, dall’altro un gruppo di sindacati (Cisl, OrSA, Ugl ed altri) che hanno giustamente accettato la sfida dell’incontro e la vista di un De Luca dialogante …

Come fanno UIL e CGIL (arroganti non meno di De Luca) a sostenere che il miglioramento dei contenuti del Salva Messina è dovuto alla loro mobilitazione e non all’impegno di quanti si sono impegnati al tavolo della confronto ?

Siamo convinti che se Cgil e Uil avessero fatto fronte comune con le altre sigle il miglioramento, con un confronto più ampio, sarebbe stato maggiore !

I due Sindacati “puri” non avrebbero accettato la spaghetata di De Luca a fine lavori: ma che discorsi sono ?

La storia sindacale e politica insegna che anche l’opposizione o la minoranza interviene in modo costruttivo nei lavori per il miglioramento dei documenti proposti salvo poi, alla fine, decidere se votare o firmare…

Messina non ha bisogno di “primi della classe” ne dentro ne fuori Palazzo Zanca.

In ogni caso ora tutto passerà al Consiglio Comunale che, occorre ricordarlo, lo ha approvato quasi alla unanimità ma con la precisazione che la decisione finale, quella che conta, sarebbe avvenuta nel leggere ciascuna delle 500 Delibere che dovrebbero dare sostanza al Salva Messina.

Un’altra osservazione ci preme fare: se si tratta di salvare la città dal dissesto, che Accorinti avrebbe dovuto dichiarare a suo tempo, i sacrifici vanno fatti da tutti ed oltre ad allontanare il malaffare dal Palazzo, occorre tener conto contemporaneamente non solo dei posti di lavoro da salvare ma anche, e soprattutto, dai veri interessi e bisogni dei cittadini messinesi.