“Nel 2016, la spesa pubblica italiana pro capite in servizi alla collettività (5.202 euro) risulta inferiore di circa il 30% a quella di Francia (7.859 euro) e Germania (7.432 euro), con un rapporto spesa/Pil pro capite pari al 18,8% in Italia, al 23,5% in Francia e al 19,4% in Germania. L’Italia, quindi, con una pressione fiscale pari, nel 2015, al 43,5% del Pil, superiore alla Germania (40,0%) ma inferiore alla Francia (47,9%), destina una quota relativamente minore di risorse fiscali alla produzione di servizi pubblici per la collettività. Quanto di questa riduzione di spesa si sia tradotto in un efficientamento della stessa e quanto si sia invece riflesso in una diminuzione netta di servizi offerti ai cittadini è di difficile quantificazione a partire dai dati contabili, poiché il valore dei servizi prodotti dalla pubblica amministrazione che contribuiscono alla formazione del Pil, non essendo prevalentemente destinati alla vendita, è dato, in contabilità nazionale, dalla somma dei costi sostenuti per produrli. Le pubbliche amministrazioni cedono i servizi da loro prodotti agli utenti gratuitamente oppure ad un prezzo economicamente non significativo, ossia ad un prezzo che non copre più del 50% dei relativi costi di produzione”, si legge nel “Referto al Parlamento sulla gestione finanziaria dei servizi sanitari regionali” della Corte dei Conti.