La Prescrizione del reato è stata spesso bersaglio di luoghi comuni e grossolani equivoci, ma mai si è assistito ad un simile scempio concettuale delle categorie del diritto, come quello compiuto dal Ministro Bonafede che, articola il suo pensiero e peggio le sue proposte di legge, in modo inaccettabile e primitivo, parlando di un istituto giuridico di rilevanza costituzionale come di un “salvacondotto per i colpevoli” e degli avvocati come degli “azzeccagarbugli” pronti ad ogni scorrettezza e manovra per assicurare l’impunità ai criminali.

E’ grave e preoccupante che Bonafede dimentichi il principio di presunzione di non colpevolezza sino a sentenza definitiva, quello del contraddittorio e quello della durata ragionevole del processo, oltre che quello di rieducazione del colpevole; ma è ancora più grave che concepisca in modo distorto il rapporto tra cittadino e Stato liberale e l’esigenza che il potere punitivo sia temporaneo e non perpetuo.

Un termine di prescrizione “MAI”, si adatta ai regimi illiberali ed autoritari (verso cui tende ormai il Governo giallo-verde), in cui si tollera che un cittadino sia giudicato in tempi del tutto indeterminati e discrezionali; una realtà aberrante in cui la condizione di eterno imputato oltre che “violentare” l’individuo, spesso devastandone l’esistenza, mina la certezza dei rapporti giuridici ed oblitera l’esigenza di giustizia della comunità.
Argomenti che il Ministro dovrebbe maneggiare con saggezza, equilibrio e cultura giuridica, senza abbandonarsi ad un malinteso delirio giacobino.
Un argomento da piazza, anzi da balconata sudamericana, visto che negli ultimi vent’anni, gli interventi legislativi sulla prescrizione ne hanno progressivamente innalzato i termini ed hanno introdotto sempre maggiori e consistenti ipotesi di sospensione anche in occasione dei passaggi di grado, come accaduto di recente con la c.d. Riforma Orlando, che sospende la prescrizione per diciotto mesi quando si va in appello e per altri diciotto mesi durante il giudizio di Cassazione.
Chiunque frequenti un Tribunale, non evidentemente il Ministro Bonafede, sa bene che l’altra faccia della medaglia di un sistema penale senza prescrizione sarebbe quella di processi interminabili e quindi ingiusti sia per gli imputati, sia per le persone offese o danneggiate.
Malato è il processo che dura troppo, non certo la prescrizione, senza la quale i processi sarebbero eterni e che di fatto funziona da stimolo indiretto alla loro celebrazione e definizione; il cittadino ha diritto ad essere giudicato in tempi ragionevoli e certi, né si può pensare di scaricare su di lui la inguaribile lentezza del processo penale.

Alla Giustizia non servono le invocate “riforme epocali”, ma investimenti in strutture, tecnologia, personale, formazione e maggiori margini di spesa corrente; allungare ulteriormente i termini di prescrizione o addirittura sospenderla sine die, come vorrebbe Bonafede, significa al contrario disinvestire in un settore strategico anche per l’economia, manifestando un altro preoccupante arretramento culturale di questa improvvisata ed inadeguata classe dirigente del Paese.

Avv. Massimo Nicola Marchese