Riceviamo e Pubblichiamo l’analisi condivisa da Aurora Sito d’Informazione Geopolitica, prima dello svolgimento del vertice sulla Libia che si è svolto a Palermo.
Traduzione a cura di Alessandro Lattanzio.
Poco si sa su cosa succeda nei corridoi della conferenza ospitata dall’Italia sulla Libia, tuttavia, il direttore del Centro Salam per la ricerca e il supporto decisionale di Bengasi, Faraj Najam, dice a The Address quale pensa sarà lo scenario nei corridoi della conferenza di Palermo. Secondo Najam, “l’Italia crede che il dossier della Libia sia suo, e certamente non ha nulla a che fare con la Francia, e che la Libia sia storicamente la quarta sponda italiana, come la Sicilia e la capitale Palermo”.
Najam afferma: “L’Italia vuole assicurare il sostegno al governo del suo agente al-Saraj, e delle sue alleate milizie islamiste”. L’efficacia di tale “governo fantoccio” venne messa in discussione dopo essere stato paralizzato quando le milizie che finanzia si combattevano in scontri che uccisero più di cento civili in mese a Tripoli. Najam afferma anche che l’Italia vuole assicurarsi il sostegno alle riforme economiche e finanziarie dopo che furono scoperte debolezze e scappatoie, collegate all’espulsione del rappresentante orientale (Fathi Majbari) dal Consiglio presidenziale e la consegna di tale particolare sensibile dossier su denaro ed economia ad Ahmad Maitiq e al controverso nuovo ministro dell’economia Ali al-Sui, ricercato dal Procuratore generale di Bengasi per l’assassinio del generale Abdalfatah Yunis nel 2011. Najam dichiarava che un altro obiettivo dell’Italia è garantirsi il sostegno all’accordo di sicurezza del Governo di Accordo Nazionale di Tripoli per riciclare le milizie tripolitane. Questo per realizzare un accordo con gli oppositori di Misurata, specialmente dopo aver nominato il capo islamista di Misurata, Fathi Bashagha, ministro degli Interni per cercare di riconciliarne il ruolo infame nell’”Operazione Alba di Libia” nel 2014, che in gran parte distrusse Tripoli, e ancor più Bengasi. “Ci sarà anche enfasi sul presunto status illegittimo delle istituzioni nominate dalla Camera dei Rappresentanti, come il Governo ad interim e la Banca Centrale di Libia di Bayda… ecc., e la necessità di liquidarle il prima possibile”, aveva detto Najam.
Sulla Cirenaica, Najam dice a The Address che l’Italia cerca di creare rivalità tra la Camera e l’Esercito Nazionale Libico (LNA) per spogliare l’esercito della legittimità. “C’è la consapevolezza che la forza del cosiddetto Potere della legittimità in Oriente sia nelle mani dell’esercito e della sua leadership. Pertanto, si tenta d’inserire un cuneo tra il presidente della Camera, Aqila Salah e l’esercito offrendogli una posizione priva di peso nel Consiglio presidenziale”. “Finalmente il dossier dell’unificazione dell’esercito va preso dall’Egitto, rientrando sotto gli auspici delle Nazioni Unite esattamente come attrassero il parlamento nel 2015 nel dialogo coi parlamentari che si rifiutarono di prestare giuramento, col pio desiderio di ucciderlo lentamente ma clinicamente, come speravano col Feldmaresciallo Khalifa Haftar quando scomparve dai media in Francia per alcune settimane. Il piano occulto è la distruzione, o meglio la scomparsa del LNA che gli permetta di sottomettere l’Oriente; come notava un osservatore occidentale”, concludeva Najam.
Il Feldmaresciallo Haftar partecipa all’incontro dei leader dei Paesi limitrofi
The Address
Il Comandante generale dell’Esercito nazionale libico, Feldmaresciallo Khalifa Haftar, è arrivavato il 12 novembre in Italia per partecipare a un incontro dei leader dei Paesi limitrofi per affrontare il problema della sicurezza sui confini la lotta a terrorismo e migrazione. Negava la partecipazione agli eventi della conferenza di Palermo. Al suo arrivo, il Feldmaresciallo Haftar parlava in esclusiva al canale televisivo libico al-Hadath.
D: Il Suo arrivo oggi a Palermo riguarda la partecipazione alla conferenza o a un altro motivo?
Haftar: No, non ho niente a che fare con la conferenza. Abbiamo inviato una delegazione quattro giorni fa alla conferenza e penso che abbiano partecipato attivamente a tutto tranne per domani (13 novembre). Sono coi capi di Stato circostanti la Libia, l’anello. Li incontrerò domani e parleremo dei risultati della possibilità di essere vicini alla Libia e di molte cose di cui vorremmo parlare a beneficio dei nostri Paesi.
D: Oggi l’abbiamo vista alla conferenza. Era una partecipazione o un ricevimento?
Haftar: Sì, mi avevano ricevuto approfittando della cosa. Tuttavia, al contrario, ero lì solo per incontrare il Primo ministro e dopo me ne sono andato immediatamente. Li vedo tutti ma non ho niente a che farci.
D: Confermate che non parteciperete alla conferenza?
Haftar: non ci parteciperemo anche se durasse cento anni. Non ho niente a che farci. La mia presenza è per i ministri europei e poi l’incontro con loro, alle otto o nove partirò immediatamente. Abbiamo dei doveri per cui ci siamo scusati per la partecipazione alla conferenza, ma partirò una volta che l’incontro si concluderà coi ministri e i capi di Stato, cosa importante per me, domani dalle 8 alle 9.30. La conferenza sarà dalle 10 alle 12.00.
D: Alla conferenza dei Paesi limitrofi della Libia, quali sono le questioni più importanti da affrontare?
Haftar: Per noi, siamo ancora in stato di guerra e quindi il Paese deve badare ai confini e sapete che succede nel Sud e in Tunisia, Algeria, Niger, Ciad, Sudan ed Egitto riguardo all’immigrazione illegale, presente ovunque. Pertanto devono avere un’opinione e aiutarci almeno a monitorare i confini in modo da impedite che la migrazione illegale vi passi. L’immigrazione clandestina ci porta ai problemi delle milizie, al-Qaida, SIIL, islamismo e tutti gli estremisti che passano il confine.