avvocato roberto la rosa
“Se sarò eletto Presidente della Regione Siciliana chiederò il risarcimento alla Sicilia dei danni prodotti dalla Unità d’Italia. Prima dell’Unità, la Sicilia aveva le sue aziende e nessuno emigrava; dopo l’Unità, i siciliani sono emigrati in ogni parte del mondo. Allora dobbiamo pensare che l’Unità d’Italia ci ha regalato disperazione, sottosviluppo, emigrazione, i partiti politici nazionali e la mafia. La mafia non si combatte soltanto con la repressione, si combatte anche con il lavoro”. Lo dichiara l’avvocato Roberto La Rosa, candidato alla presidenza della Regione Siciliana per il movimento politico Siciliani Liberi, costituito il 3 gennaio 2016. Leggiamo all’articolo 1 dello Statuto: “Scopo primario del Movimento [Siciliani Liberi, Nda] è il conseguimento della piena sovranità della Sicilia, da realizzare con mezzi democratici, pacifici e la difesa dei diritti dei siciliani. L’oggetto sociale consiste nella realizzazione di ogni attività politica, culturale, educativa e sociale connessa con questo fine ultimo e sarà realizzato con l’ausilio di tutti i Siciliani, anche non residenti nell’isola, che vorranno aderire a detto progetto”.
La campagna elettorale di Roberto La Rosa si sta sviluppando lungo due direttrici: da una parte l’antipolitica e dall’altra l’attuazione di quella parte dello Statuo della Regione Siciliana che riconosce alla sua Assemblea la legislazione esclusiva in materia di “incremento della produzione agricola ed industriale; valorizzazione, distribuzione, difesa dei prodotti agricoli ed industriali e delle attività commerciali”.
“Il Movimento 5 Stelle obbedisce ai diktat del ‘Garibaldi genovese’, il signore che ha attraversato lo Stretto a nuoto per venire a salvare i siciliani; Gaetano Armao scopiazza la nostra proposta di istituire la ZES (Zona economica speciale)”, dichiara l’avvocato La Rosa durante un appuntamento elettorale concluso con l’invito a risvegliare la devozione verso la patria Sicilia.
Attenzione ai facili slogan, signori candidati ed elettori! Antonino Buttitta chiarisce nella raccolta dei suoi saggi di Antropologia culturale dal titolo “L’effimero sfavillio”: “Il conseguimento del profitto mediante la violenza è una pratica presente in molte società e laddove i modi della produzione e i rapporti di scambio lo rendono possibile, la mafia trova condizioni di ingresso. Essa dunque può ritenersi autonoma rispetto ai tratti apparenti di una società non rispetto ai suoi caratteri strutturali. Il suo insediamento tuttavia non è automaticamente determinato da questi. Nelle società nelle quali era o è possibile il conseguimento violento del profitto, questo fatto ha trovato e trova altre forme sociali e diverse coperture ideologiche, più rozze o più raffinate, per esprimersi. La conseguenza è ovvia. Se il tratto distintivo della mafia non è individuabile nei suoi condizionamenti ideologici e sociali non resta che cercarlo nei suoi connotati ideologici, nell’insieme dei valori su cui si fonda, degli apparati simbolici che la regolano. Tra questi il concetto di onore assolve a un ruolo centrale, perché è rispetto a esso che il mafioso misura comportamenti propri e degli altri”.