CISL:
«Ci sono volute otto sedute inconcludenti per capire che a Messina Servizi Bene Comune il servizio non sarebbe stato affidato».

È sarcastico il segretario della Fit Cisl Letterio D’Amico nel commentare l’esito del voto sulla delibera di affidamento dei servizi di raccolta e spazzamento alla nuova società.

«Abbiamo davanti una situazione paradossale, ovvero quella di un Consiglio che prima vota il piano di gestione, poi costituisce la società ma alla fine non ne vota il conferimento degli incarichi. È come se dopo aver comprato i pezzi di un’auto ed averla assemblata, non le si montasse il motore. Sui motivi della bocciatura – continua il segretario – entreremo nel merito successivamente, oggi mi sembra che ci sia solo da prendere atto della situazione, mentre si avvicina a grandi passi la scadenza di fine giugno, in cui il servizio in capo a Messinambiente cesserà. Per questo – prosegue il segretario della Fit Cisl – è necessario che Giunta e Consiglio facciano un passo indietro e mettano da parte le divergenze. Qui si sta giocando sulla pelle dei cittadini e dei lavoratori, e c’è il rischio concreto che da luglio la perdurante emergenza rifiuti si trasformi in catastrofe».

«La Fit Cisl ha salutato con favore la creazione di una nuova società – ammette D’Amico – ma è necessario che le due parti contrapposte arrivino ad una soluzione il più presto possibile. Noi ci saremo – conclude – qualsiasi decisione venga presa siamo disposti a lavorare insieme per garantire un servizio puntuale per i cittadini e la piena occupazione dei lavoratori. Ma il tempo scorre, e il baratro si avvicina sempre di più».

Articolo Uno – Movimento Democratico e Progressista:

Evitare il rischio di una emergenza rifiuti e una crisi occupazionale

La Città di Messina rischia di trovarsi, nel giro di poche settimane e nei caldi mesi estivi, nel pieno di una gravissima emergenza rifiuti oltre che di una grave vertenza occupazionale.
L’esito della votazione da parte del Consiglio Comunale di Messina riguardo l’affidamento dei servizi di igiene pubblica alla neonata “Messina Servizi Bene Comune” crea le condizioni per paralizzare un intero settore senza chiare prospettive per il futuro dei lavoratori oggi impiegati nella Messinambiente.

Il Consiglio Comunale, dopo avere ratificato il Piano Aro, scelto la gestione “in house”, costituito la società pubblica di servizi, ha deciso, nei fatti, di interrompere, con un atteggiamento a dir poco “schizofrenico”, un percorso avviato dallo stesso consiglio del quale non si comprendono sino in fondo le ragioni sia amministrative che politiche.

Ferma restando l’assoluta autonomia del Consiglio Comunale di assumere le proprie decisioni: cosa significa avere approvato la costituzione di una società e poi non affidarle i servizi? cosa è cambiato dall’approvazione della “Messina Servizi Bene Comune”, con la mozione di sfiducia pendente sul Sindaco, ad oggi?

In una situazione delicatissima, con Messinambiente in una condizione di pre-fallimento e la proroga dei servizi in scadenza il 30 giugno prossimo, ci si sarebbe aspettata maggiore saggezza, da parte di tutti i soggetti in campo, evitando di finire in un vicolo cieco.

Si recuperi il senso di responsabilità e si pensi prima di ogni cosa al bene della città e dei suoi cittadini, si superi ogni contrapposizione di parte.

Articolo Uno – Movimento Democratico e Progressista auspica che attraverso il dialogo tra l’Amministrazione e le forze politiche presenti in Consiglio Comunale, il pieno coinvolgimento del sindacato, e dei soggetti istituzionali preposti, su tutti il Prefetto di Messina, si possa individuare una strada che eviti alla città di finire sommersa dai rifiuti e allo stesso tempo la salvaguardia dei livelli occupazionali.

Cambiamo Messina dal Basso:

Un aspetto che forse non è stato abbastanza valutato, forse neanche dagli stessi consiglieri, è che la schizofrenia cui abbiamo assistito in questi concitati giorni di Consiglio in tema di rifiuti, potrebbe avere gravi ripercussioni anche sulle casse dell’erario, oltre a quelle facilmente immaginabili in termini di igiene ambientale e salute pubblica.

Bisogna infatti ricordare che la bocciatura della delibera di affidamento del servizio di nettezza urbana alla Messinaservizi Bene Comune è un atto che non può essere giudicato decontestualizzandolo dal percorso burocratico che lo ha preceduto.

Il Consiglio Comunale aveva infatti approvato a giugno 2016 (delibera 39/C del 29.06.2016) l’affidamendo del sistema dei rifiuti, in regime di “in house providing”, ad una società a totale partecipazione pubblica, in attuazione del Piano di Intervento dell’Assessorato Regionale, della Città Metropolitana e della SSR. Successivamente, a febbraio (delibera 16/c del 13.02.2017), il Consiglio aveva costituito una Società che rispondesse ai requisiti da esso stesso imposti, la Messinaservizi Bene Comune S.p.A. Con lo stesso atto, il Consiglio provvedeva a patrimonializzare la Società con 200mila euro (100mila per il 2017 e 100mila per il 2018) attivando in cascata tutta la serie di spese necessarie alla costituzione e al mantenimento di una Società. La delibera precisava che la Società veniva costituita per ottemperare alle richieste della Corte dei Conti in tema di razionalizzazione delle società partecipate (e quindi dei loro costi) e con lo scopo preciso, tra gli altri, di effettuare la raccolta dei rifiuti in ambito urbano, gestire gli impianti, la differenziata e le disinfestazioni.

L’iter avviato un anno fa, si conclude, ieri, con la bocciatura (senza proposta di emendamenti e alla nona seduta dopo che le precedenti otto sono andate deserte) dell’affidamento del servizio alla società appositamente costituita.

Al di là delle bizzarre richieste (ad esempio quelle di privatizzazione fanno oggi ridere dopo quanto deliberato ormai un anno fa), delle incoerenze (di alcuni consiglieri che hanno votato NO dopo i precedenti SI) e degli spericolati piani B (tentare di rianimare una Messinambiente agonizzante dopo anni di liquidazione e con montagne di debiti), ci si chiede allora perchè la Messinaservizi Bene Comune sia stata costituita. Chi ne pagherà le spese? Come si giustificheranno ai contribuenti e all’erario? Qualcuno dei consiglieri metterà la mano in tasca personalmente? Chi pagherà il maggior costo che graverà su Ato e Messinambiente che non potranno alleggerirsi del costo del personale durante la loro fase di liquidazione?

E se alcuni consiglieri paventano la bancarotta fraudolenta (nonostante i pareri formali degli esperti e dei revisori e l’esempio identico di quanto appena fatto a Taormina), perchè nessuno teme che l’erario possa chiedere conto di quanto inutilmente speso fino ad oggi?