Il presidente dell’associazione Rosario Duca, nei gioni scorsi, ha inviato una lettera al Sindaco di Messina perché si faccia promotore di inserire quanto segue nel Regolamento Comunale:
È vietato esporre simboli, immagini, rappresentazioni che possano essere riconducibili al regime fascista, ad altri regimi totalitari o che per i contenuti che comunicano propagandino idee volte a sostenere discriminazioni di sesso, razza, lingua, religione, opin ioni politiche, disabilità, orientamento sessuale, identità di genere e di ogni discriminazione dalla legge prevista”.

Avevamo deciso di non dare spazio alla notizia in quanto “non notizia” perché, pur condividendone il contenuto, ci sembrava:
a) superflua: il divieto è sancito dalle Leggi dello Stato;
b) tardiva: i Regolamenti vanno approvati dal Consiglio che il 24 p.v. cesserà l’ordinaria amministrazione.

Poi il movimento CMdB (movimento che fa capo al Sindaco Accorinti) prende rumorsamente posizione a favore dell’iniziativa.

Nel dibattito politico non se ne parla ma in una fascia di Facebook si apre un dibattito di tutto rispetto fra gli entusiasti, i nostalgici ed i realisti.

Ecco noi, antifascisti convinti, siamo fra i “realisti” e riteniamo:
a) la Storia non si cancella, anche la parte negativa non la si “rimuove”, ma la si studia e se ne trae insegnamento;
b) Il fascismo non si combatte nascondendone i vecchi simboli, ma dando nuova linfa alla Democrazia reale, rispettando la legge e la Costituzione, riempemdo di contenuti ed iniziative concrete parole che molte volte, troppe volte, suonano stonate, tanto sono occasionali e di facciata: la stessa cosa vale nei confronti della mafia.

Siamo convinti che Rosario Duca non volesse distruggere l’architettuta del ventennio ne sostituire tutte le chiusure dei tombini Enel, fognatura, ecc… con il fascio stampato al centro (saremmo nei guai ed a proposito di buche supereremmo, anche in quantità assoluta, la stessa Roma !).

Il suo, crediamo, voleva essere un giusto appello a non abbassare la guardia, a sollecitare il comune a cancellare velocemente eventuali fasci e svastiche scarabocchiate sui muri della città (noi aggiungeremmo all’elenco anche i simboli anarchici).

Ma per tornare alla iconografia, se ci sembra comprensibile, dopo una guerra civile, l’abbattimento spontaneo dei “simboli” non lo accettiamo dopo 70 anni, quando tutto è ormai diventato storia, ovvero materia di studio e riflessione, quando le forze politiche devono considerarsi avversarie e non nemiche.

Se invece c’è chi, in nome della Costituzione, vuol fare una bandiera del “cancellare”, vuol dire che tende ad “alzare l’asticella” per non parlare delle cose non fatte, dei diritti negati, degli impegni non mantenuti: ed è questo che ci preoccupa, perché questo, oggi come ieri, è l’alimento vero delle forze populiste o antidemocratiche, oltre che della corruzione e della mafia.