L’intervista all’onorevole Gianni Alemanno, segretario nazionale del Movimento Nazionale per la Sovranità, e, a seguire, il contributo di Aurora-Sito d’Informazione Geopolitica “Lavoro perso, crescita ridotta e colture marcescenti, i risultati della guerra dei dazi di Trump“, pubblicato il 29 novembre 2018 nella traduzione a cura di Alessandro Lattanzio:
Otto mesi dopo le salve d’inizio della guerra commerciale del presidente Donald Trump, l’impatto sulla realtà inizia a farsi sentire in tutto il mondo. Business Insider ha dato un’occhiata ad alcune aziende e industrie che accusano la crisi della politica commerciale del presidente. La più grande compagnia di spedizioni del mondo, gli agricoltori e i piccoli produttori statunitensi accusano esplicitamente i dazi per i problemi nelle loro attività.
Gli Stati Uniti, che hanno lanciato la guerra commerciale apparentemente per proteggersi, ne sembrano i più colpiti, con alcuni osservatori che suggeriscono che fino all’1% potrebbe essere tolto dalla crescita economica nei prossimi anni. Su scala ridotta, aziende e interi settori già iniziano a sentire il peso dei dazi statunitensi, che hanno alzato il prezzo su un’intera gamma di prodotti negli Stati Uniti, aumentando i costi per le stesse società che si dovevano proteggere. Business Insider ha deciso di dare un’occhiata ad alcune delle principali aziende e industrie che hanno accusato la guerra commerciale del presidente di avere un impatto negativo.
Ridurre il commercio globale e allo stesso tempo danneggiare le compagnie di spedizione
Maersk, la più grande azienda di spedizioni del mondo, è stata particolarmente esplicita riguardo alle minacce poste dalla guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina. Nell’annuncio dei risultati del terzo trimestre all’inizio di novembre, il gigante danese affermava che il commercio globale già ne avverte gli effetti. Il commercio globale via container continuava a perdere slancio nel trimestre, subendo “un ritmo di crescita molto più lento” quest’anno, aumentato del 4,2% rispetto al 5,8% nello stesso periodo del 2017, secondo Maersk. I dazi commerciali potrebbero finire per ridurre il trasporto globale via container del 2% nei prossimi due anni. La società stima che tali dazi rappresentino circa il 2,6% del valore globale dei beni scambiati. L’avvertimento di Maersk non era il primo emesso dalla guerra commerciale. L’amministratore delegato Soren Skou dichiarava ad agosto, prima che Trump emettesse una serie di dazi su beni di consumo , che le conseguenze “potrebbero facilmente finire per essere peggiori negli Stati Uniti”.
Gli agricoltori costretti a lasciare le colture marcire
Forse una delle conseguenze più sorprendenti della guerra commerciale è ciò che accade ad alcuni agricoltori negli Stati Uniti. Per molti agricoltori, in particolare di soia, la Cina è il più grande mercato di esportazione. Questo cambia grazie ai dazi di Trump, con gli importatori cinesi che cercano altrove un’offerta più economica. Lo scorso anno la Cina rappresentava il 60% delle esportazioni di soia negli Stati Uniti, ma quest’anno per l’assenza di domanda molti agricoltori sono costretti ad abbandonare i raccolti. Gli agricoltori di alcuni Stati degli Stati Uniti sono costretti ad arare i raccolti seppellendoli nei campi, in quanto non c’è abbastanza spazio per immagazzinarli negli impianti di stoccaggio, e non possono venderli per via dei dazi cinesi, secondo la Reuters. Tutti i depositi e i silos di grano sono pieni, il che significa che gli agricoltori devono trovare soluzioni al stoccaggio o lasciare che le colture marciscano. Le due opzioni non sono particolarmente gradite. In Louisiana, ben il 15% del raccolto di soia di quest’anno è stato arato o è troppo danneggiato per essere venduto, secondo i dati della Louisiana State University citati da Reuters.
L’industria che Trump dice di voler aiutare soffre
Gran parte del ragionamento di Trump alla base della guerra commerciale consiste nel rinvigorire il settore manifatturiero statunitense, che a suo dire è stato ridotto da decenni di produzione economica in Asia, in particolare in Cina. I primi segnali, tuttavia, suggeriscono che i dazi fanno il contrario danneggiando i produttori. L’attività manifatturiera negli Stati Uniti è rallentata almeno per sei mesi ad ottobre, con cifre del settore che citano il protezionismo e l’incertezza diffusa come principali motivi del rallentamento. “Per il consumatore, i dazi sono per la maggior parte ancora un’idea astratta, ma per i produttori sono reali e un grosso problema”, scriveva all’inizio di novembre Ian Shepherdson, capoeconomista di Pantheon Macroeconomics, quando i dati dell’Institute for Supply Management mostravano proprio questo. L’ISM, gruppo di dirigenti commerciali d’acquisto, dichiarava che l’indice di attività nazionale per fabbrica è sceso di 2,1 punti percentuali, a 57,7 ad ottobre rispetto al mese precedente. Il calo è dovuto in gran parte all’incertezza legata ai dazi, secondo gli intervistati. “La pressione montante dovuta ai dazi pendenti”, osservava un intervistato nel sondaggio ISM. “Risolvere i ritardi nel materiale proveniente dalla Cina: un’ondata di ordini che cerca di precedere l’attuazione dei dazi allaga i servizi di spedizione”. Tale opinione è corroborata dalle analisi del gigante bancario svizzero UBS, secondo cui molti produttori nuovi e piccoli potrebbero finire in bancarotta. “Le aziende nuove hanno notoriamente margini molto sottili e una scarsa capacità di trasferire i costi”, secondo Seth Carpenter, il principale economista di UBS. “I piccoli shock sui costi tendono a causare grossi problemi alle nuove imprese. Vediamo che alcune di esse falliscono”. Molte piccole imprese ne hanno accusato la guerra commerciale quest’anno. Ad esempio, Element Electronics, un produttore di TV, dice che prevede di licenziare 127 lavoratori dalla fabbrica della Carolina del Sud come “conseguenza dei nuovi dazi recentemente imposto all’improvviso a molti beni importati dalla Cina”.
Uno dei marchi più noti degli USA taglia 14000 posti di lavoro
La General Motors annunciava di voler chiudere gli impianti negli Stati Uniti e tagliare circa 14000 posti di lavoro, dopo aver avvertito che i dazi di Trump potrebbero costringerla a farlo. La casa automobilistica, che impiega circa 110000 lavoratori, dichiarava di aver pianificato il taglio dei costi chiudendo le fabbriche in Ohio, Michigan e altrove nel Nord America. La società non ha menzionato specificamente i dazi ma citava “le mutevoli condizioni del mercato e le preferenze dei clienti” tra le ragioni, ma all’inizio dell’anno GM ridusse le previsioni di profitto per il 2018 a causa dei prezzi più elevati su acciaio e alluminio causati dai nuovi dazi statunitensi. E a giugno, GM avvertiva che i dazi commerciali potrebbero comportare perdite di posti di lavoro e salari più bassi, dicendo al dipartimento del Commercio che i dazi sull’acciaio ne influenzeranno la competitività.