“La notizia  che le cosche della ‘ndrangheta di Gioia Tauro avevano progettato un attentato contro l’onorevole Angela Napoli- scrive Andrea Campinoti, presidente di “Avviso Pubblico Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie” –  non ci lascia affatto indifferenti.
Questo spregevole intendimento criminale, unitamente ad altri episodi di intimidazione e violenza che si sono verificati in Calabria a partire dall’inizio dell’anno, impongono a tutti gli italiani un’attenta vigilanza su quanto accade in quella terra e su coloro che operano per il ripristino della legalità democratica.

Sappiamo molto bene- continua Campinoti- grazie anche agli interventi in Parlamento ed in Commissione parlamentare antimafia, quanto oggi la ‘ndrangheta sia l’organizzazione mafiosa più potente, tanto dal punto di vista economico-finanziario quanto dal punto di vista militare. E sappiamo molto bene quanto questa potenza criminale si fondi anche su legami con quella “zona grigia” o “borghesia mafiosa” fatta di persone incensurate, ma profondamente in relazione con i mafiosi. Senza legami con esponenti del mondo politico, economico-finanziario,investigativo giudiziario, le mafie sarebbero delle semplici organizzazioni a delinquere che potremmo affrontare con un’adeguata azione di carattere repressivo. Così non è, perché le mafie esistono da circa due secoli in Italia. La sola repressione non basta. È necessario- conclude Campinoti- che ognuno di noi, a partire da chi ricopre incarichi pubblici, testimoni con parole e comportamenti coerenti, i valori della Costituzione, che sono alla base della nostra democrazia. Questo significa scegliere da che parte stare in modo chiaro e trasparente e denunciare in modo circostanziato situazioni e persone che si pongono in antitesi con le prescrizioni di legge. Una concreta lotta alle mafie, secondo Avviso Pubblico, si fonda sul primato della responsabilità politica rispetto a quella giudiziaria”.