Il diritto di critica si differenzia da quello di cronaca in quanto non si concreta nella narrazione dei fatti ma nell’espressione di un giudizio o di un’opinione che, come tale, non può essere rigorosamente obiettiva.
Ove il giudice pervenga, attraverso l’esame globale del contesto espositivo, a qualificare quest’ultimo come prevalentemente valutativo, anziché informativo, i limiti dell’esimente sono quelli costituiti dalla rilevanza sociale dell’argomento e della correttezza di espressione.

In tal senso è stata affermata la sussistenza dell’esimente dell’esercizio del diritto di critica sindacale quando le affermazioni di censura sono volte a stigmatizzare, seppur con toni aspri ma conferenti all’oggetto della controversia, un fatto vero del datore di lavoro”. [Fonte: Unione delle Camere Penali Italiane]