Ci avevano detto che il fritto fa male, ma adesso una ricerca made in Spagna pare sia in grado di smentire questa sorta di dogma.

Quante volte trovandoci davanti ad alimenti fritti abbiamo spalancato gli occhi e, nonostante l’acquolina, tappato le bocche per non mangiarli?

Specie i salutisti più incalliti infatti, hanno sempre visto questo tipo di cottura come un demone malvagio da evitare assolutamente. Adesso però, dalla Spagna sbarca una teoria in grado di rimettere in discussione il tutto . Il segreto? L’olio giusto.

Secondo alcuni studi condotti dal Dipartimento nutrizionale della facoltà di Farmacia a Granada, pare che nel caso di taluni alimenti, la frittura sia addirittura consigliabile al fine da evitare la depauperazione del valore nutritivo degli stessi. Alcune preziose sostanze naturalmente contenute in determinate verdure ( ad esempio la zucca, i pomodori, le patate, le melanzane) infatti, si conserverebbero meglio e diverrebbero più facilmente assimilabili dal nostro organismo.
Il segreto sta nell’extravergine d’oliva. Qualche caloria in più, molte sostanze cancerogene in meno. L’esito dello studio lascia tutti di stucco: taluni vegetali mantengono le loro proprietà se fritti piuttosto che bolliti. Questo tipo di tecnica culinaria grazie a l’alta temperatura immediata in cui le verdure vengono immerse riesce a creare una sorta di sigillo capace di bloccare la perdita di importanti componenti antiossidanti che aiutano a prevenire, nel lungo periodo, il cancro, il diabete e la perdita della vista. In più grazie a l’acido oleico (acido grasso essenziale,) ed a tutti gli altri acidi grassi che costituiscono la struttura chimica dell’olio extra vergine d’oliva, le stesse sostanze, poiché liposolubili, divengono facilmente assimilabili dal nostro organismo. In pratica, più viene fritto, più la qualità nutrizionale dell’alimento potrebbe migliorare.

Chiaramente i grassi contenuti nell’olio innalzano anche il valore calorico oltre a quello nutrizionale degli alimenti in esso cucinati, ma davanti alle proprietà antiossidanti che ne derivano, qualche caloria in più diviene assolutamente trascurabile.

Oltre all’olio d’oliva extravergine, gli altri grassi indicati per la frittura sono il burro, lo strutto e l’olio di cocco, questo perché, la natura degli acidi grassi che costituiscono la loro molecola conferisce agli stessi una maggiore robustezza e, di conseguenza una più prolungata resistenza alle alte temperature, facendo si che in tal modo venga prodotta una bassa quantità di aldeidi. Tra tutti, l’olio di cocco è in assoluto quello che sviluppa il livello più basso di sostanze chimiche nocive.

La stessa teoria non è valida invece per gli acidi grassi che costituiscono gli oli vegetali, la natura di questi infatti rende la loro molecola particolarmente instabile e poco resistente alle alte temperature, ciò, fa si che nel corso della frittura questa si sfaldi dando origine alla formazione di alcune sostanze (ad esempio l’acroleina) nocive per la salute. Alcuni olii vegetali inoltre, come ad esempio quello di semi di girasoli, sono ricchi di acidi grassi omega 6 e, se di questi ne assorbiamo troppi, rischiamo di inibire l’assorbimento di quelli omega 3 e, la carenza di questi ultimi potrebbe incidere sulle capacità cognitive.
Il fritto dunque, non è poi cosi diabolico come si pensa. specie se si utilizza l’olio d’oliva. Se a piccole dosi, la frittura non nuoce ne alla salute, ne alla bilancia, basta solo usare alcuni piccoli accorgimenti (mantenere la temperatura dell’olio vicino ai 180° C per evitare che questo raggiunga il punto fumo, friggere un poco alla volta ed infine asciugare gli alimenti su carta assorbente).