Don Ciotti: “i bisogni delle persone sono l’unità di misura della giustizia, a cominciare dal lavoro”
“I bisogni delle persone sono l’unità di misura della giustizia, a cominciare dal lavoro”. Lo dichiara don Luigi Ciotti a Catania, in occasione del venticinquesimo anniversario delle vittime della mafia Beppe Montana, Ninni Cassarà e Roberto Antiochia.
Don CiottiLa ricorrenza è celebrata dall’associazione Libera, che don Luigi Ciotti presiede a livello nazionale, con un dibattito pubblico dal titolo “In memoria… per ricostruire la nostra storia”.
Questa operazione del ricostruire deve essere attività volta a porre riparo alle distruzioni morali e sociali del nostro tempo. Pertanto urge conoscere la verità e difendere i diritti fondamentali delle persone, a cominciare dal diritto al lavoro.
“L’informazione e la cultura danno la sveglia alle coscienze”, dichiara don Ciotti alla platea. Ragion per cui oggi dobbiamo chiedere al Parlamento di contemperare la libertà delle persone con il diritto ad essere informati, rifuggendo gli eccessi del “bavaglio” o del libertinaggio della stampa. Ma c’ è un’altra emergenza, la questione del lavoro.
Esistono diversi approcci alla rappresentazione del lavoro. Secondo la Scienza economica il lavoro è un fattore della produzione, valutato in base al suo contributo al prodotto complessivo. C’è poi l’approccio sociologico e culturale, per cui il lavoro attiene ai diritti e all’uguaglianza delle persone.
Su questo aspetto si sofferma don Ciotti: “senza diritti e uguaglianza anche il benessere economico è a tempo determinato”. Chi pensa di non essere toccato dalla desolazione sociale descritta dallo Svimez? Quale futuro può avere l’Italia se il Mezzogiorno, vale a dire il 50% del suo territorio, da otto anni consecutivi cresce meno del Centro-Nord e nel 2009 registra lo stesso PIL di dieci anni fa? “Il miglior modo di fare memoria è la promessa di ciascuno di impegnarsi di più”, commenta don Luigi Ciotti. Anche Beppe Montana, aggiunge, comprese l’importanza di spiegare ai giovani chi sono e come vivono i mafiosi, “perché da soli non ce la possiamo fare”. Invece il nostro tempo è caratterizzato da un individualismo dilagante e da una angosciante solitudine. Quanti cortei hanno attraversato le strade e le piazze delle nostre città contro la “riforma Gelmini”. Nonostante siano in gioco migliaia di posti di lavoro per insegnanti e personale tecnico-amministrativo delle scuole, quanti di noi siamo scesi in piazza a manifestare e quanti tra professori e ATA hanno preferito le anticamere per aggirare l’ostacolo? E i sindacati, rispetto all’attuale crisi economica, debbono insistere sulle mobilitazioni per settore o dovrebbero battersi per il diritto al lavoro per tutti? “C’è una responsabilità nell’educare, ma anche educare è una responsabilità. La prima dimensione della legalità è la capacità di ciascuno di assumersi la propria quota di responsabilità”, dichiara don Ciotti e con molta lucidità ammette: “non basta la denuncia, adesso è tempo di proposte”. Esprime tre richieste:
in Italia si affronti subito la questione morale;
nel Mezzogiorno si dia priorità alle infrastrutture interne, poi le grandi opere pubbliche: “se prima non si creano le condizioni dello sviluppo, il Ponte sullo Stretto unirà non due coste ma due cosche”;
infine, in sintonia con il Presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello, don Ciotti chiede si stabiliscano, nel Sud Italia, le premesse del lavoro “libero” dalle catene del clientelismo, linfa della non-politica vale a dire della politica che non propone, non ha progetti.
Se allarghiamo il nostro orizzonte sino all’Europa, ci rendiamo conto che è giunto il tempo di scrivere le regole della globalizzazione. Un mercato unico non si limita alla libera circolazione di capitali e merci, è fatto anche di diritti e doveri comuni a tutti i cittadini. È vero che grazie alla globalizzazione è diminuito il prezzo dei prodotti, ma per contro i salari reali (cioè il potere di acquisto) sono scesi, i disoccupati non vengono reintegrati, gli inoccupati aumentano e il loro stato si protrae, i diritti dei lavoratori sono sotto assedio. Nonostante tutto, la Politica, quella autentica, latita.