Dario Montana: “se la politica non cambia non ci sarà futuro”
27 luglio 2010. “Le prese di posizione di Fabio Granata possono aprire uno spiraglio di verità nel nostro Paese”, dichiara Dario Montana, fratello di Beppe, oggi presente a Catania per la presentazione di “In memoria… per ricostruire la nostra storia”, nel venticinquesimo anniversario dell’assassinio del Commissario della Squadra Mobile di Palermo Beppe Montana.
manifestoBeppe Montana fu ucciso dalla mafia il 28 luglio 1985. I successivi dieci giorni la mafia assassinò tre altri investigatori della Squadra Mobile di Palermo, particolarmente esposta proprio perché molto efficiente. Uno di loro è Ninni Cassarà, vice Questore aggiunto in forza presso la Questura di Palermo e stretto collaboratore del giudice Giovanni Falcone, ucciso il 6 agosto 1985 insieme al suo agente di scorta Roberto Antiochia.
Venticinque anni dopo l’”estate di sangue palermitana”, la città di Catania ricorda il sacrificio per l’affermazione della legalità di Montana, Cassarà e Antiochia con l’incontro pubblico “In memoria… per ricostruire la nostra storia”. Si svolgerà il 28 luglio nel Cortile Platamone ed è organizzato dal Comune di Catania, associazione Libera e Teatro Stabile di Catania. In scaletta gli interventi di don Luigi Ciotti (Presidente nazionale di Libera), Marella Ferrera (assessore alla Cultura del Comune di Catania), Lucio Guarino (direttore del Consorzio etneo per la legalità e lo sviluppo), Antonio Ingroia (Sostituto Procuratore del Tribunale di Paleremo), Domenico Pinzello (Questore di Catania) e del giornalista Enzo Russo.
Tra l’anniversario dell’assassinio del commissario Beppe Montana e la strage di Capaci, in cui persero la vita il giudice antimafia Paolo Borsellino e la sua scorta, cadono le dichiarazioni del deputato “finiano” Fabio Granata, che richiamiamo in questo articolo così come riportate da Il Messaggero lo scorso 19 luglio: “ci sono pezzi dello Stato, del Governo e della politica che fanno di tutto per ostacolare le indagini sulla strage di via D’Amelio e creare condizioni di delegittimazione della magistratura. Il 19 luglio del 1992 si volle accelerare, con la strategia stragista, la fine della prima Repubblica”.
Il 24 luglio, attraverso il suo sito web, Fabio Granata aggiunge: “… oggi, nel dilagare di una questione morale che coinvolge pezzi della politica e delle istituzioni e che costringe il Presidente Napolitano ad un rigorosissimo richiamo ai partiti ed ai corpi istituzionali per fare pulizia al proprio interno, e mentre l’azione irriducibile dei magistrati di Palermo, Caltanissetta e Firenze ricostruisce le dinamiche criminali che portarono alle stagione delle stragi e che furono attraversate da inconfessabili trattative tra la mafia e pezzi dello Stato, ecco che il nemico principale  siamo diventati noi: i nuovi professionisti dell’Antimafia… nel PdL, a minare la credibilità del partito agli occhi dell’opinione pubblica e della gente comune, alla prese con una grave crisi economica e sociale, non sono le cricche, le consorterie, le logge che parlano di affari, denaro, potere e dossier: il vero problema siamo noi, i professionisti dell’antimafia”.
“Tutti quei morti non sarebbero stati possibili se non ci fosse stato un patto scellerato- dichiara Dario Montana durante la conferenza stampa di oggi a Catania- Credo che tutti debbano riflettere: non ci può essere libertà e giustizia senza verità. Dobbiamo ricostruire la verità, a prescindere dalla verità processuale. Ricostruire i fatti storici credo abbia la stessa importanza di accertare la verità processuale”.
“Chiediamo alla politica di fare la sua parte- conclude Dario Montana- Ciò che non funziona è la politica: se la politica non cambia, non ci sarà futuro per il nostro Paese. Ci dicano loro se un Governo di Salute Pubblica sia la soluzione tecnica più adeguata per il bene del nostro Paese. Io credo che l’etica della politica sia un elemento fondamentale, altrimenti non è politica”.