In Provincia di Catania, solo il 22 per cento delle donne è occupato, il 4 per cento è in cerca di lavoro, il 74 per cento non è occupato e non cerca lavoro.
Dai dati emerge che la Regione Sicilia è il fanalino di coda per la presenza delle donne nelle istituzioni rispetto alle altre regioni d’Italia, con soli 4 rappresentanti donne (un assessore e tre deputate regionali).
Pablo Picasso, Olio su telaNon va meglio negli enti locali. Nelle giunte provinciali le donne sono l’11,7% mentre nei consigli provinciali raggiungono a malapena il 4,29%. Nei 43 comuni dell’Isola con una popolazione superiore ai 25mila abitanti, nelle giunte la percentuale di donne si attesta al 14% e nei consigli comunali arriva all’11,39%.
Cosa fare contro l’emarginazione delle donne dal lavoro e dalla partecipazione politica nelle istituzioni?
CGIL, CISL e PD Sicilia hanno presentato le rispettive proposte nel giorno della festa della donna.
Più servizi a cominciare dagli asili nido, chiedono Luisa Albanella, Giusi Milazzo e Margherita Patti della segreteria confederale CGIL e Erica Sapienza della CGIL regionale.
Istituzione dell’Osservatorio provinciale e costante confronto con le imprese negli organismi bilaterali sono le proposte avanzate dalla segretaria territoriale della CISL di Catania, Rosaria Rotolo.
“Per garantire maggiore partecipazione delle donne alla vita politica siciliana presenterò nei prossimi giorni un disegno di legge all’ARS, che prevede l’introduzione della doppia preferenza di genere per l’elezione dei consigli provinciali e comunali- dichiara il segretario regionale del PD, Giuseppe Lupo- Penso alla possibilità per le elettrici e gli elettori di poter esprimere o una o due preferenze, ma, in questo ultimo caso, a persone di genere diverso. È auspicabile, inoltre, introdurre la parità di genere delle giunte, con la previsione che ogni genere sia rappresentato con almeno un terzo degli assessori”.