TRUFFA ALL’UNIONE EUROPEA. DOPO IL SEQUESTRO PREVENTIVO DI DUE CHARTER NAUTICI E DI SOMME PER UN VALORE COMPLESSIVO DI 600.000 EURO, RINVIATI A GIUDIZIO I RESPONSABILI DELLA TRUFFA AI DANNI DELL’ASSESSORATO REGIONALE ALL’INDUSTRIA DELLA REGIONE SICILIANA.

Giorno 20 aprile 2011 il G.U.P del Tribunale di Patti, D.ssa Maria Pina Scolaro, a seguito di un’indagine a contrasto delle frodi comunitarie ha rinviato a giudizio, fissato per il 13/07/2011, i quattro indagati coinvolti nella truffa consumata ai danni dello Stato e dell’Unione Europea per ottenere un finanziamento dall’Assessorato Regionale all’industria della Regione Siciliana nell’ambito del Por Sicilia 2000 — 2006.
Nel corso della complessa ed articolata attività d’indagine di polizia giudiziaria avviata nell’anno 2009 dalle Fiamme Gialle di Patti, sotto la direzione del Sost. Procuratore della Repubblica di Patti — dott.ssa Rosanna Casabona, erano già state sottoposte a sequestro preventivo, a seguito dell’emissione di un provvedimento cautelare da parte del GIP di Patti, per un valore di circa 600.000 euro, due imbarcazioni da diporto, rispettivamente di 12 e 15 metri, utilizzate durante la stagione estiva dalla ditta individuale Antonino Sciammetta, beneficiaria dei contributo comunitario, per l’attività di charter-nautico alle isole Eolie, nonché diversi conti corrente bancari intestati alle quattro persone che risultano ad oggi imputate, tra cui, oltre il citato Sciammetta di Patti, anche il noto imprenditore di Gioiosa Marea, Salvatore Agnello, azionista del villaggio turistico Capo Calavà, gestito dalla società “Gioiosa S.p.A.”, anch’essa ritenuta responsabile, ai sensi del D. Lgs. nr. 231/2001, della fattispecie delittuosa posta in essere, ed ancora il legale rappresentante pro-tempore di quest’ultima, Natale Merlino di Saponara.
Nonostante i ricorsi presentati dai soggetti ritenuti responsabili di truffa aggravata, tanto il Tribunale del Riesame di Messina quanto la Suprema Corte di Cassazione avevano successivamente confermato il sequestro dei due natanti e delle somme depositate sui conti correnti facenti capo agli indagati.
Nella circostanza, inoltre, era stata applicata la formula del cosiddetto “sequestro per equivalente” in relazione alla confisca dei beni, introdotta nell’ordinamento giuridico allo scopo di rendere ancora più efficace l’azione di tutela a contrasto delle frodi perpetrate in danno della spesa pubblica nazionale e comunitaria.
Gli imputati sono tutti accusati di aver posto in essere un’articolata serie di artifizi e raggiri ai fini dell’ottenimento di un indebito finanziamento finalizzato all’acquisto delle due imbarcazioni da diporto, di fatto utilizzate dalla società “Gioiosa S.p.A.” di Capo Calavà.
I contributi comunitari erogati dall’Assessorato Regionale all’industria, nell’ambito del Por Sicilia 2000-2006, erano finalizzati alla creazione di nuova imprenditoria giovanile e di nuovi posti di lavoro.