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Questo articolo è stato scritto da Rosa Mauro per ilpapaverorossoweb, il giornale online di approfondimento di temi legati all’ambiente, alla salute, al benessere e agli stili di vita, consultabile all’indirizzo web http://www.ilpapaverorossoweb.it/
La rubrica ‘La Salute si impara per tutta la vita … Insieme a …’, nasce dalla collaborazione tra Il Papavero Rosso Web e Messina Web Tv
C’è stato un momento in cui la medicina ha registrato un grosso passo in avanti nel numero di malattie curate e, soprattutto, nel numero dei decessi per cause di alcuni gruppi di malattie: è quello in cui la sanità è diventata pubblica in molti paesi del mondo, permettendo le cure e la prevenzione di numerose malattie, spesso la loro risoluzione.
E’ vero senza ombra di dubbio che la distribuzione di certi farmaci,  l’accesso agli esami clinici e diagnostici, le terapie mirate e costantemente in evoluzione e gli apparecchi diagnostici sempre migliori hanno un ruolo determinante nella salute non solo dell’individuo, ma della società.
Per questo motivo dobbiamo registrare con rammarico la tendenza ormai conclamata dei vari Governi non solo a non investire nella sanità pubblica, ma addirittura nel tagliare proprio sulla stessa, con un effetto domino che investe tutti i settori di questo delicato settore, e in definitiva, argomento questo che sembra loro sfuggire, a condizionare non poco la vita sociale nel suo complesso.
Guardiamo separatamente dunque l’effetto di tagli e mancati investimenti sulla salute partendo dal grande ospedale pubblico per arrivare al cittadino e alle sue possibilità di investire sulla sua salute.
1) OSPEDALI.  Il taglio qui si fa sentire su più fronti, il primo umano, l’altro prettamente scientifico.
Dal punto di vista umano, i tagli significano meno personale e il ricorso sempre più frequente ad una pratica molto sconsigliata e che ha ricadute negative su personale e pazienti: il doppio, e a volte anche il triplo turno. Non c’è bisogno di avere competenza medica per sapere che un medico, ma anche un infermiere, che non dormono adeguatamente, non possono prestare le loro cure con la necessaria lucidità.
Il rischio di errori aumenta esponenzialmente, oltre ad incidere sulla salute del suddetto infermiere o medico.
Medici di pronto soccorso costretti a turni di 24 ore non possono essere attenti ad ogni particolare del paziente che sta loro davanti, con il grave rischio di sottovalutare alcuni sintomi importanti.
Infermieri che non dormono possono a loro volta diventare pazienti accumulando stress e fatica, e gravando ulteriormente sul sistema già sotto organico.
Per non parlare del rischio di standardizzare ciò che non può diventare standard, far saltare precauzioni e osservazione individuale del malato, ricorrendo sempre di più ad una osservazione frettolosa e non adeguata, che mette a rischio proprio quei malati affetti da una patologia cronica o anziani, che richiedono valutazioni individuali accurate.  Per una persona affetta da una malattia rara, anche una semplice operazione richiede, durante la degenza, il rispetto delle controindicazioni farmacologiche ed è evidente che un medico affaticato o un infermiere sotto stress possano in questi casi commettere errori.
Dal punto di vista scientifico ci troviamo di fronte ad uno scenario ancora peggiore.
Rinuncia ai day hospital diagnostici, esami clinici ridotti all’osso, tempi di attesa biblici per le visite specialistiche sono solo alcuni degli inconvenienti. Ben peggiore è il mancato adeguamento di strumenti diagnostici,  la loro mancata sostituzione quando guasti o difettosi,  e il sempre maggiore ricorso al privato, con specialisti di un ospedale che mandano i pazienti in strutture private “che hanno gli strumenti adeguati”.
I pazienti senza mezzi spesso rinunciano alle cure, e il danno ha anche un forte impatto sociale, con cittadini sempre più malati che, prima o poi, ricorreranno al pronto soccorso per patologie che, se fossero state prese in tempo, avrebbero richiesto di sicuro interventi meno radicali.
2) MEDICINA GENERALE. E’ di recente attualità una discussa decisione del governo che mira a far pagare ai medici le cosiddette analisi non essenziali.
Una decisione sbagliata da più di un punto di vista, e che dimostra, qualora ce ne fosse bisogno,  una pericolosa generalizzazione che vede nella prevenzione solo un dispendio di risorse pubbliche.
E’ infatti chiaro che una prescrizione viene redatta da un medico di famiglia o specialista sulla base di un sospetto diagnostico non sempre giustificabile con documentazione inappuntabile, valutando i rischi che un mancato controllo porterebbe con sé.
Il medico agisce per il bene del paziente, e per evitare una futura situazione di malattia o addirittura di invalidità permanente.
Basta pensare al ruolo che assume la scoperta del pre-diabete nella prevenzione della malattia conclamata, e tale condizione si scopre, come è noto, attraverso indagini cliniche eseguite sulla base di alcuni sospetti diagnostici e sintomi sfuggenti cui il medico di esperienza dà valore.
Lo stato dovrebbe favorire e non ostacolare la ricerca dei cosidetti fattori di rischio, di quelle malattie esordienti, che se non curate in futuro peseranno ancora di più sulla vita di quell’individuo e non solo. Il medico di famiglia è uno specialista competente cui è delegato il controllo di base della salute pubblica, come tale dovrebbe essere rispettato e non ostacolato.
Sembra invece che gli interessi economici spiccioli abbiano la meglio sulla preoccupazione per la salute pubblica.
3) CITTADINI. Il cittadino in questa congiuntura, è penalizzato su più fronti, la ricerca di diagnosi e cura verrà ostacolata da strutture impastoiate nei  problemi sopra descritti e, a meno che non abbia  una patologia conclamata, non avrà facilmente accesso a strumenti diagnostici, analisi e visite.
Si dovrà ricorrere sempre più al privato, cosa che favorirà solo le persone che hanno già beni al sole. Se non bastasse questo, sta aumentando il numero dei farmaci in fascia C, quella a carico del cittadino  e il loro prezzo viene rincarato.
Tali farmaci sono spesso quelli usati per prevenire, alleviare, ridurre disturbi come l’esaurimento nervoso, la carenza vitaminica e di aminoacidi, i disturbi minori nelle persone anziane, ad esempio. Ma un anziano sano dovrebbe essere interesse di tutti, visto che la malattia e la inabilità degli anziani hanno un costo sulla comunità…
I farmaci in fascia C son lungi dall’essere farmaci inutili, e un loro eccessivo aumento dovrebbe essere di fatto calmierato e non lasciato in balia di un mercato dove solo i più ricchi potranno curarsi.
Questa tipologia di sanità, di tipo americano, è stata riconosciuta come fallimentare proprio nel suo luogo di origine,  perché i costi a lungo termine sono più alti dei benefici. Non solo materialmente avere una popolazione mediamente più sana crea una società migliore, ma, a lungo termine, diminuisce anche il rischio che la popolazione più svantaggiata economicamente percepisca un minore attaccamento sociale legato alla minor cura che riceve, con conseguente deterioramente dell’attaccamento e del rispetto verso le Istituzioni .
Ma, sopratutto, al di là di tutti i conti che si possono fare, abbiamo una Costituzione con il bellissimo articolo 32 , che spero non modificheranno mai, il quale a questo proposito recita:
“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettivita?, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.