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Questo articolo è stato scritto da Antonio Giulio Percolla per ilpapaverorossoweb, il giornale online di approfondimento di temi legati all’ambiente, alla salute, al benessere e agli stili di vita, consultabile all’indirizzo web http://www.ilpapaverorossoweb.it/
La rubrica ‘La Salute si impara per tutta la vita … Insieme a …’, nasce dalla collaborazione tra Il Papavero Rosso Web e Messina Web Tv.
Non solo rischi ed effetti collaterali per i pazienti, ma anche per medici, infermieri e l’intero personale sanitario. I farmaci antiblastici utilizzati in chemioterapia, se non vengono trattati in piena sicurezza, potrebbero rivelarsi potenzialmente nocivi durante la loro preparazione, manipolazione e smaltimento all’interno delle strutture ospedaliere. Mentre le modalità di somministrazione possono variare (orale, intramuscolare, sottocutanea o iniezione diretta in vena) i possibili effetti negativi  rimangono gli stessi, tanto per i pazienti quanto per gli operatori sanitari: reazioni allergiche, anemia, alopecia, amenorrea, problemi gastrointestinali, azoospermia, nonché malformazioni fetali per le donne in gravidanza.
A ciò occorre aggiungere che alcuni farmaci chemioterapici possono contenere sostanze che la IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) ha classificato come cancerogene o potenzialmente cancerogene sull’uomo. È per questi motivi che le linee guida emanate dall’ISPELS (ex Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro) nell’Agosto del 1999 e il Testo unico sulla sicurezza sul lavoro (D.lgs. 81/2008) prevedono specifiche procedure e misure da adottare all’interno delle strutture ospedaliere.
“Prevenzione, sorveglianza sanitaria e formazione del personale sono gli aspetti più importanti da prendere in considerazione per ridurre i rischi derivanti dall’esposizione a tali farmaci”- chiarisce il dottor Emanuele Farruggia , specialista in Medicina del Lavoro – “L’evidenza scientifica ha dimostrato che la somministrazione di alcuni farmaci per la cura di un tumore può generare nei pazienti il rischio di  contrarre un secondo tumore a causa del farmaco. In letteratura non si trovano invece casi riscontrati nel personale sanitario, ma considerata la loro elevata e prolungata esposizione ai farmaci sono state predisposte misure di prevenzione per tutelare la salute degli operatori”.
L’accorgimento primario, secondo il dottor Farruggia, riguarda la preparazione del farmaco: “I rischi vengono ridotti al minimo quando i chemioterapici sono prodotti nelle Unità Farmaci Antiblastici dotate di cappa a flusso laminare. Operando a sistema chiuso e utilizzando i DPI (dispositivi di prevenzione individuale) è possibile scongiurare i pericoli dovuti all’esposizione”.
D: In cosa consistono i dispositivi di protezione individuale?
R: “I dispositivi di protezione individuale che gli operatori devono indossare nel momento della preparazione del farmaco sotto cappa sono costituiti dal camice in tessuto TNT, la cuffia, i sovrascarpe e i guanti in lattice non talcati che vanno utilizzati una volta sola o comunque sostituiti ogni trenta minuti per garantirne l’impermeabilità”.
D: Nelle principali linee guida per il personale ospedaliero viene anche indicato di non indossare alcun tipo di effetti personali (gioielli, orologi). Esiste il rischio di esposizione anche attraverso gli oggetti?
R: “Sì, occorre non sottovalutare alcun dettaglio per ridurre al minimo ogni pericolo. Non indossare gioielli  è una norma generalmente valida nelle maggior parte delle pratiche ospedaliere, ma lo è ancor di più durante la manipolazione di questo tipo di farmaci. Un’altra accortezza da osservare è di non utilizzare cosmesi all’interno delle unità dove avviene la preparazione”.
D: Quali sono le contromisure da intraprendere nel caso in cui si commetta un errore? Cosa occorre fare per evitare i cosiddetti rischi di spandimento?
R: “Nel caso in cui si rompa una fiala o un flacone, occorre attenersi alle procedure di sicurezza stabilite all’interno delle aziende ospedaliere. In generale, occorre utilizzare tutti i dispositivi di protezione, incluse le mascherine. Il locale dove ciò è avvenuto deve essere opportunamente lavato utilizzando una soluzione di ipoclorito di sodio al 10%”.
D: Nel documento “La Sicurezza In Ospedale” emanato dall’INAIL vengono citati anche i rischi inerenti agli escreti dei pazienti sottoposti a terapia. Perché costituiscono una fonte di rischio?
R: “Gli escreti dei pazienti, soprattutto le urine, contengono i principi attivi dei farmaci, per cui è necessario che questi vengano trattati come rifiuti speciali ospedalieri. E per evitare i rischi di contaminazione ambientale, anche in questo caso le linee guida prevedono l’impiego di una soluzione di ipoclorito di sodio”.
D: La prevenzione non può prescindere tuttavia dall’accuratezza dei controlli, sia sull’ambiente in cui i farmaci vengono prodotti e somministrati, sia sul personale. Quali misure sono previste a tal proposito?
R: “È compito di un medico del lavoro verificare che all’interno delle strutture ospedaliere vengano effettuati periodicamente dei controlli ambientali, per verificare che i valori riscontrati permettano di affermare che non esistano rischi per chi lavora. Nonostante ciò gli operatori devono essere comunque sottoposti a sorveglianza sanitaria per verificare eventuali effetti a breve, medio e lungo termine”.
Ma affinché gli operatori possano lavorare “in sicurezza” e “con sicurezza” è necessario che all’interno dell’azienda ospedaliera sia dedicata attenzione alla formazione e all’informazione.
“Esistono degli obblighi di legge che impongono attività di formazione, informazione e docenza. Ritengo che un personale adeguatamente formato possa lavorare serenamente ed eventuali allarmismi in un ambiente lavorativo a norma sono da ritenere ingiustificati – spiega Farruggia – “La consapevolezza sia dei rischi quanto delle corrette misure di sicurezza servono a prevenire errori e situazioni di disagio e stress degli operatori sanitari”.
Oltre ai pazienti e al personale sanitario, la massima attenzione alle norme di prevenzione per i rischi di contaminazione dei farmaci chemioterapici dovrebbero essere osservati anche dai familiari o dai badanti nel caso in cui la terapia avvenga in ambito domestico. Per scongiurare ogni rischio, la norma migliore resta sempre quella di consultare un medico specialista.